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L'editoriale del direttore

Il complotto contro Elly Schlein

Claudio Cerasa

C’è un disegno che prende forma per evitare che possa essere lei, in futuro, il candidato alla presidenza del Consiglio del centrosinistra. Si cercano possibili federatori. Un nome su tutti: Gaetano Manfredi

Oggi le regionali. E domani? Il titolo che abbiamo scelto per questo articolo è forte, lo sappiamo, ma la sostanza è esattamente quella: c’è un complotto contro Elly Schlein, per evitare che possa essere davvero lei, in futuro, il candidato alla presidenza del Consiglio del centrosinistra. Il complotto, o se volete essere meno drastici potremmo dire anche il disegno, è composto da molti tasselli, alcuni dei quali decisamente precari, alcuni dei quali oggi durante le trattative finali per le regionali sembrano essere distanti nel tempo, ma più ci si avvicina verso il termine della legislatura e più, per forza di cose, il tema prenderà forma. La questione è semplice da spiegare e nasce da una domanda necessaria da porsi prima di continuare a svolgere il ragionamento, e prima di offrire qualche notizia utile.

La domanda da cui cominciare è questa: se è vero che il centrosinistra si sta attrezzando per avere un campo largo il più largo possibile, un campo che non va da Che Guevara a Madre Teresa ma va da Roberto Fico a Matteo Renzi, passando per Fratoianni, Bonelli e chissà quale altro soggetto di centro che nascerà, il centrosinistra prima o poi dovrà chiedersi chi sarà a guidare quell’allegra brigata. Elly Schlein, come segretario del partito più importante della coalizione, pensa che quel ruolo spetti a lei. Nella coalizione, a parte Matteo Renzi, in molti hanno idee diverse, e anche nel Pd. Il nome più pesante, nel centrosinistra, che non vede nella figura di Elly Schlein un’incarnazione di Romano Prodi, per così dire, è proprio quello di Romano Prodi, che da mesi, con discrezione, ha cominciato una sua personale e informale campagna privata per spiegare ai suoi amici la ragione per cui il centrosinistra ha il dovere di trovare un’alternativa a Schlein per federare il centrosinistra del futuro.

Prodi, che due giorni fa a Repubblica ha detto che “l’opposizione non esiste”, contesta a Schlein una scarsa conoscenza sui grandi dossier internazionali, una scarsa capacità di affrontare di petto i temi che riguardano l’Italia, una scarsa comprensione delle problematiche che riguardano le imprese, una scarsa comprensione delle sfide di politica estera, una scarsa comprensione delle grandi sfide economiche globali e senza fare nomi alternativi, a chiunque glielo chieda, il professore dice che non può essere Elly Schlein a guidare il centrosinistra del futuro. Non è un complotto, naturalmente, è un disegno, almeno questo, e a questo disegno va aggiunta una storia che riguarda un’alleanza implicita, non ancora esplicitata, che riguarda due componenti del centrosinistra che si detestano, ma che su questo punto si trovano d’accordo. Da una parte vi è il mondo di Giuseppe Conte e dall’altra vi sono i cosiddetti riformisti del Pd.

Conte e i riformisti del Pd sono separati da tutto, o quasi, ma sono legati da un sogno, che sia il numero uno del M5s sia i riformisti del Pd non fanno fatica a riconoscere: fare tutto il necessario affinché nel centrosinistra del futuro non sia necessariamente Elly Schlein a guidare la coalizione. Conte, naturalmente, sogna di essere egli stesso, con pochette, il vero e unico e ideale candidato premier del centrosinistra, lui sa come si fa, e i riformisti del Pd, ovviamente, sognano che possa essere un altro ex premier magari a guidare il centrosinistra del futuro, uno come Paolo Gentiloni. Ma entrambe le componenti sanno che i due scenari sono difficili se non impossibili, perché il M5s è molto lontano dal Pd nei sondaggi e perché Paolo Gentiloni non verrebbe digerito né dal Pd di Schlein né dal M5s di Conte. E dunque, sogni a parte, un obiettivo condiviso resta, ed è quello che hanno in mente i riformisti del Pd, quando sarà: non ostacolare Giuseppe Conte a esercitare il suo eventuale diritto di veto contro Elly Schlein come capo della coalizione e utilizzare il presidente del M5s come testa d’ariete per cercare un federatore alternativo. Lo scenario è complicato, non scontato, e Giuseppe Conte potrebbe utilizzare il suo teorico diritto di veto per garantirsi, in caso di vittoria del centrosinistra, un ruolo importante nel futuro. Ma al disegno contro Elly, nel centrosinistra, credono in molti, anche se in pochi ci scommetterebbero, e ci credono così tanto da aver già drizzato le antenne per individuare possibili federatori futuri.

Il federatore in pectore, ovviamente, come ha scritto giorni fa Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, è uno e soltanto uno ed è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: fuori dai partiti, amato dal M5s, amato dal Pd, rispettato dagli alleati di sinistra del Pd, apprezzato da Matteo Renzi, apprezzato da quasi tutti gli ex premier di centrosinistra, amato dai sindaci d’Italia, tra i quali non sono pochi i volti che sul segretario del Pd hanno valutazioni simili a quelle che ha Romano Prodi, e che una sua partita per tentare di essere il nuovo Prodi, chissà se con il permesso del professore, la giocherà (così come la giocherebbe anche un altro sindaco per così dire virale, come Roberto Gualtieri, sindaco di Roma). Non è un complotto, anche questo, è una possibilità, una prospettiva compatibile con il congresso anticipato che la segretaria del Pd potrebbe convocare nei prossimi mesi, dopo le regionali, che verosimilmente potrebbero dare alla segretaria del Pd ancora più forza, se andranno in buca le palle nei biliardi della Campania, della Puglia, della Toscana, e magari anche delle Marche, ed è una prospettiva che però potrebbe essere parzialmente disinnescata qualora il centrodestra dovesse scegliere di cambiare la legge elettorale e farne una che nel centrosinistra potrebbe piacere a quasi nessuno tranne che a Elly Schlein. Il centrodestra, lo sapete, per paura di perdere le prossime elezioni, sogna di cambiare l’attuale legge elettorale, composta prevalentemente da uninominali,  con un proporzionale con premio di coalizione tra il 40 e il 42 per cento, senza uninominali, e il timore del centrodestra è che con questa legge elettorale il centrosinistra, che alle ultime elezioni si è presentato diviso, andando unito potrebbe essere vincente.

La legge elettorale interessa però a Schlein non per queste ragioni ma perché il premio di maggioranza per la coalizione coincide anche con l’indicazione del candidato premier prima delle elezioni e costringere gli alleati a mostrare le proprie carte prima delle elezioni, magari convocando delle primarie, potrebbe dare a Schlein qualche possibilità in più di  giocare la propria partita come candidato premier del futuro. Nel disegno contro Schlein, naturalmente, un piccolo peso potrebbe averlo anche l’eventuale centro che potrebbe nascere a destra del Pd, una piccola Margherita, con Silvia Salis, o un piccolo Asinello, come vorrebbe Prodi, ed evidentemente allargando l’azionariato del centrosinistra le opzioni per quella casella aumenterebbero. Il disegno è complicato, complesso, difficile da immaginare oggi, a un anno e mezzo dalle elezioni, ma le mosse sono lì di fronte a noi, gli equilibri si intrecciano in vista di quello scenario, e se avete l’impressione che nel centrosinistra sia in corso un X Factor sul futuro candidato premier la vostra non è solo un’impressione: è realtà. Citofonare Prodi per capire perché. 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.