
L'intervista
Delrio (Pd): “Sulla natalità pronti a collaborare, ma basta sparate estive”
Il senatore dem contro la super detrazione per i figli ri-lanciata da Giorgetti: "E' come lo ius scholae di Forza Italia, un giochino estivo". E nel merito: "Per aiutare le famiglie la via maestra è il rafforzamento dell'assegno unico"
“Quella di Giorgetti è una sparata estiva. Sulla natalità dovremmo incalzare di più il governo. La strada è tracciata: bisogna rafforzare l’assegno unico”. Il senatore del Pd Graziano Delrio non è di certo uno che si sottrae al confronto nel merito con la maggioranza quando c’è la possibilità di migliorare le cose. Soprattutto se si tratta di argomenti che gli stanno a cuore. E la famiglia, per lui che è padre di nove figli, di certo rientra tra questi. “Sono pronto – dice – a vedere la proposta di super detrazione per ogni figlio quando sarà qualcosa in più di un retroscena uscito su un giornale. Delle detrazioni così importanti avrebbero dei costi molto rilevanti, quindi temo sia solo un cicilico annuncio estivo del ministro, come lo ius scholae per Forza Italia”.
A prescindere comunque, la proposta non convince Delrio fino in fondo. “Il tema delle detrazioni – dice – pone degli interrogativi perché uno strumento del genere non aiuta le lavoratrici povere, le quali, per via dei redditi bassi, non riceverebbero un vero vantaggio”. Ma la misura, pensano al Mef, favorirebbe in questo modo anche l’occupazione femminile. “Certo – ammette Delrio – questo è senz’altro vero. E infatti prima di dare un’opinione definitiva voglio vedere se questo ennesimo annuncio si tradurrà in una proposta di legge”. In attesa che questo accada, il senatore del Pd resta convinto che la strada maestra per aiutare la natalità e sostenere le famiglie italiane resti “rafforzare una misura che abbiamo votato all’unanimità in Parlamento, l’assegno unico. E’ universale, quindi va anche agli incapienti, è equo, offrendo per ogni figlio lo stesso importo, e semplice, e infatti ha permesso di assorbire diversi bonus che rendevano il quadro normativo troppo complicato, mentre per aiutare le famiglie servono una misure chiare e strutturali nel tempo, accompagnate da servizi agevolati per i figli delle giovani coppie”.
Delrio ha anche dei suggerimenti molto pratici che, con risorse meno consistenti di quelle necessarie per la super detrazione di Giorgetti, potrebbero migliorare l’assegno unico. “Intanto – sostiene – occorrerebbe escludere del tutto il reddito che deriva dall’assegno dal calcolo dell’Isee che, quando sale, fa aumentare il costo delle prestazioni sociali per le famiglie. Penso ad esempio agli asili nido. In questo modo altrimenti con una mano lo stato dà e con l’altra toglie quello che ha dato”. Un altro suggerimento di Delrio riguarda la densità delle maglie con le quali viene erogato oggi l’assegno unico. “Stanziando più fondi – spiega – si potrebbe renderlo meno selettivo. Oggi la metà delle famiglie che lo riceve lo prende intero, l’altra in misura sempre più ridotta in proporzione alla crescita della ricchezza. Renderlo meno sensibile alle variazioni del reddito disponibile aiuterebbe”. Un’altra proposta riguarda ancora il calcolo dell’Isee. “Andrebbe ridotto il peso che ha oggi nel calcolo dell’indicatore la prima casa. Anche questo consentirebbe a famiglie con redditi bassi, ma una casa di proprietà magari regalata dai genitori, di usufruire di prestazioni agevolate”.
L’altro lato della demografia, ormai lo sappiamo, è l’immigrazione. Non è dunque forse un caso che Delrio sia anche il primo firmatario e ideatore della proposta del Pd per superare la legge Bossi-Fini e garantire canali di ingresso legali per migranti che vogliono venire in Italia per la ricerca del lavoro attraverso il meccanismo dello sponsor. “I modelli che ho studiato – dice – sono quelli canadese e australiano. A differenza di ciò che dice la propaganda del centrodestra, anche noi siamo contro i trafficanti di uomini. Ma se non vogliamo ingressi irregolari, ma gli immigrati servono al nostro sistema produttivo, allora dobbiamo fare in modo di rendere più semplici gli ingressi regolari per lavoro”. Con decreti flussi molto consistenti – l’ultimo da mezzo milione di persone per il prossimo triennio – anche il governo sembra cambiato approccio verso l’argomento immigrazione. Qual è dunque oggi la differenza tra voi e il Meloni? “Il governo ha fatto bene ad aumentare ancora il numero del decreto flussi. Ma il problema – risponde il senatore Pd – è che questi decreti non funzionano, perché dei 150 mila visti potenziali previsti per l’ultimo anno solo il 10 per cento si è trasformato in permessi di soggiorno, con il risultato che poi sono arrivati solo 15 mila lavoratori. Il meccanismo non funziona: il fabbisogno esiste, lo mettiamo in un decreto ma poi il 90 per cento resta fuori. Questo perché la cornice normativa, quella della Bossi-Fini, mirava a reprimere l’immigrazione illegale, non a garantire gli ingressi regolari. Questa in fondo resta la differenza tra noi e loro, che continuano a usare l’immigrazione come uno strumento di propaganda securitaria e non come un motore dello sviluppo economico del nostro Paese”.