Opposizione

Tra Conte e Schlein (non) c'è Speranza. In Basilicata il Pd è pronto a seguire il M5s

Carmelo Caruso

Il leader grillino fa esplodere la Basilicata. Dice "no" a Chiorazzo, che si candida ugualmente. Il Pd per non rompere l'unita è pronto a scaricare il civico e puntare sull'ex ministro della Sanità. Resta la carta Lamorgese

 Vogliono il “bonus opposizione”, un articolo a cattiveria meno trenta. In Basilicata, Pd e M5s stanno facendo cose turche e la colpa sarebbe dei giornali. Eravamo alla Camera e la segretaria del Pd, che per una volta ha fatto Conte, tosta, ci ha spiegato che è troppo “facile bastonare il Pd, ma il Pd non è scemo e in Basilicata vedrete!”. Subito dopo è arrivato il rivale Conte, poi Roberto Speranza, uno che piuttosto che candidarsi a Potenza si fa prete no vax. A quel punto è risultato chiaro che tra Pd e M5s non ci sarà mai Speranza. L’ultima di Conte è chiedere all’ex ministro di correre in Basilicata per superare la candidatura di Chiorazzo, che però dice: “Io vado avanti anche senza il M5s”. Se si candida Speranza, Iv e Azione non ci stanno. Il Pd “lavora per l’unita del centrosinistra”. Al momento il “campo largo” si è fermato a Eboli.


Stando ai “fatti”, parola cara al Pd, il campo largo della Sardegna è un travaglio. E’ vero che c’è l’Abruzzo, si vota domenica, e non si esclude che Elly Schlein possa fare il miracolo come in “Bravo, burro”, il romanzo di John Fante, ovvero che l’asinello Pd possa domare il toro Montaña nera, la destra di Meloni. C’è della generosità in Schlein e magari, un giorno, si dimostrerà che ha ragione lei, che per detronizzare Meloni va bene tutto, compreso far finta di non capire che con Conte capotavola è dove si siede lui e che D’Alema con Bersani sono i suoi chef in seconda. L’unica sfortuna, fino ad allora, è che dopo il voto dell’Abruzzo, e prima delle europee, viene il voto in Basilicata, una regione, questa sì, che sulla carta si può benissimo vincere se non fosse che Conte e il Fatto Quotidiano abbiano deciso che il candidato Chiorazzo non va. Pochi lo sanno ma il primo numero del Fatto, quello da teca, aveva come scoop, in prima pagina, l’avviso di garanzia a Gianni Letta (non si ferma un attimo, sta spingendo il sovrintendente del Santa Cecilia, Dall’Ongaro, alla Scala) che è grande amico del Chiorazzo. Questo Chiorazzo, che raccontano si scambi la buonanotte con Papa Francesco, deve essere uno con lo stesso pelo sullo stomaco di Conte. Ha l’appoggio di Pittella, capobastone lucano, ma soprattutto ha il dente avvelenato con il Fatto, il giornale che Conte legge per primo. Quando gli hanno detto che Conte non lo vuole, lui ha risposto: “Ce ne faremo una ragione”. Il Pd di Schlein, in serata, fa capire che per l’unità è pronto a lasciare Chiorazzo al suo destino. Stando ai fatti, in teoria, in Basilicata, con Chiorazzo, si potrebbe riproporre “l’ammucchiata” Pd, M5s, Azione, Italia viva. Tommaso Cerno, neo direttore del Tempo degli Angelucci, che avrebbe fatto un baffo a D’Annunzio (alla Camera diceva: “Ho un ufficio a Largo Chigi, l’unica che ne ha uno più grande del mio è Meloni, ma mai dire mai”) ha esordito proprio con questo titolo: “La grande ammucchiata”. Cosa succede? Succede che il mirto sardo, il successo, ha ubriacato il centrosinistra. Si è creduto, dalle parti del Pd, che Conte potesse restituire il favore in Basilicata e in Piemonte dove Chiara Gribaudo, la candidata migliore  dem, sta per mandare tutti a quel paese compreso il Pd. Conte ha fatto eleggere Alessandra Todde in Sardegna, ma Schlein non può nulla contro il veto dell’ex sindaca M5s  Appendino, che non vuole il Pd e che dice a Conte: “Ma come possiamo allearci in Piemonte con loro?”. E infatti, a Torino, Pd e M5s, in consiglio comunale, manca poco, se le danno con lo sfollagente. Ma torniamo alla Basilicata. Schlein che vorrebbe tanto chiudere in fretta spedisce a Potenza, questo fine settimana, i suoi due delegati, il Baruffi e il Taruffi, che, non si scherza, è tutto vero, documentato dal Quotidiano del Sud, c’è pure l’audio, sono costretti a scappare inseguiti da alcuni dem presenti in assemblea. Gli urlano: “Coglioni! Andatevene a Bologna!”. Il Taruffi, prima di entrare in auto, risponde: “Vi commissariamo tutti!”. Cosa era accaduto? Speranza che viene utilizzato da Conte come i criceti negli esperimenti, si rivolge all’assemblea dicendo: “Dovete votare la candidatura di Chiorazzo”. E’ una mossa ardita tanto più per un tipo come Speranza che non è Achille e che di fatto non è neppure un deputato del Pd ma di ex Articolo 1. Non solo. Speranza aggiunge: “Dobbiamo approvare il documento all’unanimità. Approvatelo”.  Ora si starebbe provando nuovamente a chiedere a Luciana Lamorgese di fare il sacrificio, a correre per Pd e M5s. Speranza sente che si mette malissimo. Alla Camera è stato eletto sì, ma non in Basilicata, bensì nella Campania di De Luca, collegio blindato. Conte ripete agli amici che “Roberto è stato il mio ministro e che  se ci fosse lui ...”. Schlein per stanarlo è pronta a dire: “Forza Roberto!”.  Speranza   è sull’orlo di un esaurimento, problema che non avrà mai Lorenzo Guerini, il riformista del Pd, l’anti Schlein, il solo a sorridere, il solo a sapere come funziona questo partito. Alla Camera assicura  che lui non perde mai la pazienza, neppure con Conte, del resto, “perché dovrei perderla con gli amici?”.  
 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio