Il racconto

Il nuovo Salvini, slide e cantieri. I manager: meglio ora che al Viminale

Simone Canettieri

Il capo leghista si reinventa in versione ingegnere sblocca opere. L'evento "L'Italia del sì" con il mondo produttivo sancisce la svolta. Montezemolo: "Sembra un'altra persona" 

Luca Cordero di Montezemolo perché anche lei sta qui? “Sono interessato a capire se c’è polpa per i treni o è solo cinema”, dice l’atermico presidente di Italo: Roma brucia, lui sembra non sudare. Anche LCdM sta per partecipare all’evento del nuovo Matteo Salvini, vicepremier, capo della Lega, ma soprattutto ministro delle Infrastrutture. Tutto slide e cantieri, contro “l’Italia del no e i gufi”, atlante geografico delle grandi e piccole opere da sbloccare (tipo la diga di Campolattaro nel Beneventano). Si sale dunque al quarto piano dell’esclusiva Lanterna, nell’ex palazzo della Marina militare, in via Tomacelli, affaccio bestiale sul Corso e dunque su Roma. E’ “l’ingegner Matteo” quello che si esibisce in solitaria a questa iniziativa sull’Italia sì, appunto, con scadenza 2032. Perché, dice, vuole governare cinque anni rinnovabili per altri cinque. “Come gli affitti”.

Sotto a questa cupola di vetro, nessuno lo cerca per i selfie: egli maneggia idrogeno e nucleare come se fossero caramelle. Pure lo staff, una volta spaventosa Bestia, è tirato a lucido: “Stampa estera? Le offriamo un caffettino?”. Ad ascoltare questo Zelig purissimo cinquanta tra ambasciatori e corpi diplomatici, c’è il rappresentante cinese, ma anche quello degli Usa. E poi i vertici delle associazioni di categoria e quelli del settore trasporti e opere pubbliche, serissimi esponenti degli ordini professionali di ingegneri, geologi, architetti, i rettori delle Università Luiss, Genova, Milano, Reggio Calabria, Firenze e Politecnico di Milano. Oddio altro che Pontida. Qui c’è l’Italia che conta. Altro che felpe. Il ministro che si fa immortalare dietro al plastico del Ponte sullo Stretto (“la più grande opera pubblica del mondo”) è tutto in tiro, a partire dalla piccola fantasia a elica tricolore dei calzini blu. E’ una versione inedita. In prima fila il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per il quale il mattatore chiama due volte l’applauso in quanto è colui che finanzia tutto, non sembra per una volta perplesso: miracolo. Parla solo Salvini. Per un’ora. Lo ascoltano, in questo tripudio di ad e super manager, Luigi Ferraris (Ferrovie dello stato), Gianpiero Strisciuglio (Rfi), Flavio Cattaneo (Enel), Igor De Biasio (Terna) e Fabrizio Lazzerini (Ita). E poi autostrade, trasporto marittimo, rappresentanti dell’Abi, della Bei e di Cdp. Costruttori, uomini dell’automotive. Ora silenzio: parte la musica emozionale, il ministro sale sul palco.  


Certo, promette mare e monti e aeroporti e metropolitane per Roma e Milano. Tutto accompagnato da costi e cronoprogrammi.  La propaganda sembra ridotta al minimo (aziendale). Qui si parla, in un diluvio di video e schede. Ha la barba bianca, ormai, ha compiuto cinquant’anni e cammina con un’andatura un po’ curva e leopardiana. E’ diventato addirittura un secchione? Pietro Lunardi, seduto in prima fila e già ministro dei Trasporti dei governi Berlusconi (c’è anche un breve video ricordo per il Cav.): “Gli do una mano sul Ponte, il grande sogno mio e di Silvio. Matteo? Una sorpresa”. Un po’ tutti qui dicono – mentre scorrono le immagini del Tav Torino-Lione, ma anche del tunnel del Brennero – che questa versione salviniana con il caschetto è migliore rispetto a quella travolgente e schizzata del Viminale (tratto dalla sua autobiografia: la sera andavamo al Papeete). Spunta Francesco Storace, ritornato ormai al giornalismo de destra: “Gli ho appena detto: Matte’, hai imparato un mestiere: bravo”. Si parla della nuova Diga foranea di Genova e a Edoardo Rixi, “il co ministro” brillano gli occhi. In sala ci sono anche Galeazzo Bignami, che sarebbe l’altro vice inviato da Meloni a marcare Salvini a Porta Pia, e Tullio Ferrante, sottosegretario al Mit, tendenza Marta Fascina. Qui è tutto, “ciao sono il capo delle relazioni esterne, sto qui per farmi un’idea”. E allora: Giubileo, ma anche Expo 2030. Stime interventi e stime impatto. Slide a pioggia. “Voglio i cantieri del Ponte nel 2024”, annuncia il vicepremier che poi, per la storia del nascere tondo e non morire quadrato, attacca don Ciotti per le critiche al Ponte che collegherà due cosche. “Ma come non si vergogna? E’ anche un prete”. Dice che spenderà tutti i soldi del Pnrr, e sembra un avvertimento ai gufi ma anche al collega Raffaele Fitto. Il ministro Giuseppe Valditara: “Quando Matteo stava al Viminale costruiva muri, che servono, ma adesso si occupa di ponti: meglio”. Qui volano annunci: pronti a usare la rete ferroviaria per cablare l’intero paese. Scusi ministro, ma sta mandando un messaggio alla premier Meloni? “Con Giorgia sono d’accordo su tutto tranne che sul Milan”, ci risponde Salvini. Scatta l’aperitivo (sushi, non paninazzi). Allora Montezemolo, impressioni? “Buone: mi sembra un altro Salvini”.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.