Foto di Giovanni Isolino, via LaPresse 

l'intervista

"L'Europa fornisca strumenti funzionali per salvare i migranti in mare". Parla Occhiuto

Antonia Ferri

Ue e ong ignorano la rotta dalla Turchia alla Calabria, dice il governatore, che apprezza invece la risposta del ministro Piantedosi dopo il naufragio di Steccato di Cutro. Ma la soluzione resta comunque fermare le partenze

"Ho le notizie che ci ha dato il governo: Frontex ha avvistato l’imbarcazione. Sono partiti dei mezzi della Guardia di finanza (Gdf) che però, vista la situazione del mare, sono dovuti tornare indietro". Le informazioni che al Foglio dà il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto (FI), sono quelle che lui stesso ha avuto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, arrivato in Calabria ieri dopo il naufragio davanti alle coste di Steccato di Cutro, a pochi chilometri da Crotone, in cui sono morti almeno 62 migranti. Secondo le dichiarazioni ufficiali e i comunicati di Guardia di finanza e Guardia costiera, un velivolo dell'agenzia europea Frontex vede l'imbarcazione in distress a 40 miglia dalle coste crotonesi alle 22.30 del 25 febbraio e, immediatamente, una vedetta e un pattugliatore veloce della Gdf partono per prestare soccorso. A quel punto, però, c'è il mare forza 7, le acque sono troppo agitate e i soccorsi sono costretti a tornare indietro. E la Guardia costiera? Non risulta che si sia attivata. "Altre informazioni non ne abbiamo", dice Occhiuto, ma "quel che è certo è che quanti stanno occupandosi delle ricerche si sono occupati del salvataggio in mare, soprattutto nelle prime ore. I carabinieri alle 4 e mezza si sono subito buttati in mare e hanno tratto in salvo le persone", prosegue il presidente della Calabria.

Infatti, dopo la notte in mare, all'alba di domenica 26, il caicco che trasportava circa 170 migranti, probabilmente andato incontro a una secca, si è spezzato in due. "Le autorità preposte si sono mossi prontamente per prestare soccorso", sottolinea Occhiuto. Poco dopo il naufragio, il presidente di regione ha detto che per salvare i migranti in mare bisogna rafforzare le azioni di frontiera. "Intendo dire che se Frontex riesce ad avvistare un'imbarcazione, allora ci potrebbero essere nella disponibilità dell'Europa altri strumenti più funzionali per raggiungere quell'imbarcazione in qualsiasi situazione metereologica". E se, stando alle parole del presidente Occhiuto, il sostegno da parte del governo e del ministro Piantedosi non manca affatto, "l'Europa" invece "sta dimostrando di non fare compiutamente il suo lavoro nel sostegno all'Italia e alla Calabria". È l'Unione europea, quindi, a dover implementare gli sforzi per i salvataggi. "Al ministro Piantedosi sono riconoscente", dice Occhiuto: "È venuto qui e si è assunto l'impegno di rafforzare la presenza del governo in Calabria. Il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto è allo stremo e lui ha promesso che alcuni richiedenti asilo saranno trasferiti altrove. A Roccella Jonica è solo il comune a occuparsi dell'identificazione delle persone e ho chiesto al ministro che se ne prendano in carico anche le strutture di governo". 

Ma la Calabria è lasciata sola dalle istituzioni europee, ripete il presidente della regione. La rotta dalla Turchia, quella da cui proveniva l'imbarcazione "non è battuta nemmeno dalle ong, è ignorata anche da loro". Se le navi delle ong pattugliassero di più quella rotta, oltre a quella del Mediterraneo centrale, sarebbe un bene? "Il fenomeno delle ong va regolamentato", chiarisce Occhiuto, plaudendo al decreto ong che istituisce un "codice di condotta" per le navi umanitarie, diventato legge giovedì scorso dopo l'approvazione in Senato. Ma il presidente conclude: "In merito a questa rotta che riguarda la Turchia e la Calabria, secondo me sarebbe utile che l'Europa facesse quello che ha fatto con i Balcani e fermasse le partenze".