(foto Ansa)

editoriali

Piano Mattei, l'opposto di Meloni

Redazione

Se il progetto si farà, è perché nessuna delle ricette di FdI è stata attuata in questi anni

Dovrebbe forse, ora che ambisce a ottenere credibilità internazionale, ringraziare che negli anni passati nessuno l’abbia presa troppo sul serio. Nel senso che, semmai questo ambizioso Piano Mattei per l’Africa dovrà mai vedere la luce, Giorgia Meloni lo dovrà in grossa parte al fatto che nessuna delle cose che lei invocava, rispetto a politiche energetiche e di cooperazione, è stata attuata. Il piano prevede di sfruttare l’Italia come hub del gas del Mediterraneo. E ciò era tecnicamente infattibile fino  a quando Fratelli d’Italia, col governatore abruzzese Marsilio, si opponeva alla realizzazione della centrale di spinta a Sulmona, cosicché il gas proveniente dall’Africa si sarebbe bloccato lì, a metà del paese: un “collo di bottiglia” che è stato rimosso solo perché il governo Draghi ha adottato i poteri sostitutivi. C’è poi la questione delle estrazioni nell’Adriatico. Anche quelle riserve andranno utilizzate: e contro le trivelle Meloni si è sempre schierata (“Perché sono un regalo alle grandi lobby”), fino a battersi per il Sì nel referendum del 2016.

 

Per il Gnl il cortocircuito è ancora più surreale: perché nel Piano Mattei rientra, come infrastruttura necessaria, quel rigassificatore di Piombino sulla cui realizzazione proprio FdI rischia di essere il principale sabotatore, visto che il ricorso al Tar contro la realizzazione dell’opera è firmato dal sindaco meloniano della città toscana. Va meglio sul Tap, pure quello incluso nel piano, perché lì il ravvedimento di Meloni è più datato: era contraria nel 2016, quando il governo Renzi era a favore, ma era a favore nel 2018, quando il M5s al governo voleva bloccarlo. Quanto all’Africa, per fortuna qui è stata la Meloni a non fare quello che la Meloni riteneva prioritario fare. “Voglio andare in Europa a parlare del fatto che la principale causa dell’arretratezza africana è il Franco Cfa di Macron”, nel gennaio 2019. Poi “in Europa” è andata, Meloni, da premier, e ha parlato di tutt’altro. E forse sarà anche per questo che, chissà, in futuro, il Piano Mattei ha ora qualche speranza di essere realizzato. 

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