Ansa 

Prove di tregua?

Autonomia ma non solo. Tutte le tensioni nella maggioranza

Francesco Bercic

Cattaneo (FI): "Non derogheremo alla nostra identità". Per Salvini la riforma dell'autonomia "sarà realtà entro il 2023". Tajani: "Non serve una corsa contro il tempo". E Meloni avvisa gli alleati: "Staremo cinque anni al governo, malgrado i bastoni fra le ruote dell'opposizione e non solo"

“Sono sicuro che dopo 30 anni di battaglie, grazie a un centrodestra serio e compatto al governo e alla presenza importante della Lega, l'autonomia sarà realtà entro il 2023”, ha detto Matteo Salvini ieri, durante la presentazione a Milano dei candidati leghisti alle Regionali: parole che ribadiscono ancora una volta l'intransigenza del leader del Carroccio sull'ostico tema della riforma per l'autonomia differenziata. Gli risponde, a distanza di un giorno, il ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, in un'intervista al Corriere: “Non è una corsa contro il tempo quella che dobbiamo fare, bensì una riforma fatta bene”. E ancora: “Bisogna lavorare, come Costituzione prevede, perché tutti abbiano le stesse possibilità di sviluppo, assistenza, protezione, benessere. Il nord ma anche il sud, che non può essere lasciato indietro”.

 

Sono delle incongruenze temporali e di programma che testimoniano le divergenze presenti all'interno della maggioranza. Il copione si ripete pressoché immutato da alcune settimane: alle dichiarazioni di Salvini sull'autonomia delle Regioni corrisponde la volontà di Fdi di dare la priorità all'altra grande riforma sul tavolo, quella del presidenzialismo; magari, integrando la prima nella seconda. 

 

Forza Italia gioca un ruolo ancora diverso. Ad esempio sulla ratifica del Mes, dove i ministri di Berlusconi sono apparsi più favorevoli all'approvazione, rispetto ai distinguo di Meloni e della stessa Lega. Proprio Tajani ribadisce la linea di FI, a una domanda che gli chiedeva senza fronzoli la sua posizione: “Una cosa è certa: se si chiede flessibilità all’Europa anche sul Pnrr, come stiamo facendo, bisogna anche essere disponibili noi alla stessa flessibilità”. Suggerendo così di accantonare le perplessità per favorire la procedura di ratifica.

 

Colpiscono poi le dichiarazioni di Alessandro Cattaneo, capogruppo azzurro alla Camera, rilasciate durante un'intervista alla Stampa di oggi. Anche in questo caso, Cattaneo sembra accentuare le diversità del suo partito: “Non derogheremo in alcun modo alla nostra identità, a partire dal garantismo con cui questa settimana la maggioranza si misurerà sulla relazione del ministro Nordio”. Il prossimo passo sarà infatti l'elezione dei dieci consiglieri laici del Csm: il Parlamento si riunirà domani in seduta comune. Cattaneo ribadisce in ogni caso la centralità di Berlusconi nell'azione di governo: “È il premier con maggiore esperienza nel ruolo, una figura che ancora oggi è riconosciuta e in contatto con tanti leader internazionali. È sempre a disposizione del Paese e di questa coalizione”.

 

Ciononostante, la postura di facciata assunta da tutti i tre partiti racconta comunque di un ottimismo generale, e di una comune volontà di raggiungere una tregua. A fare da raccordo sono state le parole di ieri di Giorgia Meloni: “Staremo cinque anni al governo malgrado i bastoni fra le ruote dell’opposizione e non solo”, ha detto nel giorno del suo compleanno. Ammonendo i suoi alleati e sollecitandoli a stemperare gli animi. Una richiesta accolta, ma fino a un certo punto.