(Lapresse)

Il caso Soumahoro e il gran silenzio dei puri

Luciano Capone

Saviano, Bonelli, Fratoianni e gli altri. Peggio della difesa dell'ex eroe immacolato della sinistra c'è solo l'ipocrisia muta dei suoi compagni di viaggio

È stato sottoposto a una specie di “trattamento Valditara”: l’umiliazione pubblica per ottenere il riscatto, anche se con esiti grotteschi. A un certo punto Antonio Padellaro, nel confronto a PiazzaPulita in cui si parlava dei braccianti nelle baraccopoli, gli ha chiesto: “Perché nel 2022 vivono in queste condizioni indegne? È possibile che in un paese civile ci siano persone che vivono come bestie? Lei non ha cambiato le cose!”. Con Soumahoro, quasi accusato di essere responsabile dell’esistenza del caporalato, in difficoltà a rispondere. Una scena che ricordava quella di Massimo Troisi che si difende dall’intemerata post-terremoto di Pertini su dove fossero finiti i fondi per il Belice: “Papà, ma ce l’ha con noi il presidente? Ma li abbiamo presi noi i soldi del Belice?”.

 

La parabola di Aboubakar Soumahoro, alla fine, non è nient’altro che il prodotto dell’ipocrisia e della macchina politico-mediatica della sinistra. Quella che prima l’ha innalzato a eroe immacolato degli ultimi, l’anti Salvini (“Uomini e no”) e l’anti Meloni (“Mi dia del lei”), lo spartachista dei migranti, il sindacalista degli invisibili con l’eloquio forbito, metà Giuseppe Di Vittorio e metà Nichi Vendola. E poi l’ha scaraventato dal piedistallo facendo finta di conoscerlo a stento appena sono emerse le denunce sulle coop di famiglia, sui lavoratori non pagati, sulla gestione incerta dei conti del sindacato personale, sul giro d’affari della suocera e sugli acquisti della compagna. Certo, Soumahoro ci ha messo molto del suo nella linea difensiva incoerente e patetica, prima le lacrime e la denuncia di un complotto, poi le risposte sulla casa acquistata con i diritti di un libro e infine la difesa dello stile di vita della compagna con l’invocazione al “diritto umano all’eleganza”. Una specie di situazionista “diritto al lusso”. Più Bifo Berardi che Giuseppe Di Vittorio, insomma.
 

Foto da Fb, Roberto Saviano

 

Ma più dell’ipocrisia dell’on. Soumahoro, che gonfia i suoi pasticci di retorica, a colpire è quella muta dei suoi compagni. Roberto Saviano, che a lungo lo ha appoggiato e sponsorizzato, che è stato testimone del colpo di fulmine a Latina tra l’amico Aboubakar e la compagna, non parla. Soumahoro dice di aver ricevuto da lui messaggi di solidarietà in privato, che non pare un gesto di grande coraggio da parte di chi ha sfidato a viso aperto la camorra e, ora, il presidente del Consiglio. E soprattutto è ipocrita il comportamento di Sinistra italiana e Verdi, che hanno candidato Ilaria Cucchi e Soumahoro come simboli di diritti e lavoro, perché evidentemente li incarnavano meglio di Fratoianni e Bonelli. E ora sono disperati perché il caso Soumahoro avrebbe leso la credibilità del progetto politico. 

 

Fratoianni e Bonelli avevano ricevuto delle segnalazioni su Soumahoro, erano stati informati che qualcosa non andava con le cooperative di famiglia del sindacalista, ma hanno preferito non approfondire. Perché per superare lo sbarramento serviva portare l’idolo in processione e non conoscere di che pasta fosse fatto l’uomo. Ora mandano messaggi attraverso i retroscena sui giornali, prontamente smentiti in pubblico. Prima fanno sapere di di essere pronti a sospenderlo, per poi negare davanti alle telecamere, al fine di indurlo all’autosospensione. Così possono anche andare in giro a dire di essere “garantisti”. Fratoianni si lamenta perché non arriva il “chiarimento” che non ha cercato prima. Bonelli fa sapere che è “pentito” per aver candidato Soumahoro e che “non ci dorme” la notte. La realtà è che non avrebbero dormito se il caso Soumahoro fosse esploso in campagna elettorale. Ora che la soglia di sbarramento è stata superata fanno sogni d’oro. In attesa del prossimo eroe mediatico da cavalcare in quanto inattaccabile e, all’occorrenza, da scaricare perché indifendibile.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali