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A PALAZZO CHIGI

L'agenda Meloni dopo il G20: manovra, migranti e stop del Colle sul cash

Simone Canettieri

Oggi i capigruppo di maggioranza si riuniscono in vista del Consiglio dei ministri di lunedì. Pace fiscale e super bonus i nodi da sciogliere per sbloccare la legge di Bilancio

Giorgia Meloni è tornata dal G20 di Bali con la valigia piena di scadenze. La manovra, in primis. Oggi pomeriggio riunirà i capigruppo di maggioranza in vista del Consiglio dei ministri di lunedì. Pace fiscale e super bonus, i nodi da sciogliere. E poi la questione migranti, certo. Dopo lo scontro con la Francia la vertenza  è sbarcata a Bruxelles: il 25 novembre è in programma la riunione dei ministri dell’Interno  per un piano sui ricollocamenti, ma anche sui salvataggi. Dunque croce e delizia  del governo. Meloni è sbarcata a Roma dopo 18 ore di viaggio. Ad attenderla c’è stato anche lo stop del Quirinale al tetto fino a 5 mila euro del contante: norma contenuta nell’ultimo decreto Aiuti e poi respinta dagli uffici del Colle perché non rientrava fra i motivi d’urgenza del decreto. Spunterà nella manovra. Un piccolo segnale che non deve passare  inosservato sui rapporti fra il governo e il capo dello stato. 


Se infatti il Colle aveva chiuso un occhio sul decreto rave – sia sulla reale urgenza del provvedimento sia su come era scritto – questa volta ha prevalso la linea del rispetto della Carta. Nel primo caso infatti la bocciatura, visto che segnava il debutto legislativo dell’esecutivo, avrebbe provocato una crisi dai contorni ben più ampi. Adesso lo stop al tetto del contante non viene drammatizzato nei corridoi del Quirinale: normale interlocuzione. Dalle parti del capo dello stato hanno chiaro, ma non se lo augurano, che motivi di frizioni ben più ampi potrebbero accadere in futuro su argomenti più complessi. A partire dal rapporto con l’Europa per esempio sui migranti. Anche se la linea di Meloni, al contrario di quella che fu di Matteo Salvini, non vuole precipitare sul muro contro muro quando ci sarà da arrivare a un piano condiviso con tutti i paesi della Ue. 


Per il momento la premier ha negli occhi l’esperienza di Bali al G20. “Sono soddisfatta: c’è stato molto rispetto per l’Italia e sono stata ascoltata con molto interesse”. Compreso l’ultimo bilaterale con  Xi Jinping. Sul quale pende un dilemma non da poco: la Via della seta. Il memorandum con la Cina, firmato nel 2019 dal governo Conte 1, scade nel 2024. “E sarà autonomamente prorogato di cinque anni in cinque anni, salvo che una parte vi ponga termine dandone un preavviso scritto di almeno tre mesi all’altra parte”. E’ intenzione del governo, come ragionano anche al ministero di Adolfo Urso, non dare seguito a quell’iniziativa. Sì agli accordi commerciali con la Cina (come i 200 aerei di Leonardo), ma senza partenariato. Il fatto è che per l’Italia sganciarsi non è semplice: Pechino potrebbe viverla come un fatto ostile e magari rifarsi sulle nostre aziende. Non è certo una priorità, ma è un argomento che Meloni si è portata in valigia dopo il G20. Prima di tutti c’è la manovra, però. Forza Italia e Lega l’attendono al varco. E poi certo le questioni legati ai migranti e al gas che si giocano su tavoli lontani da Roma. La tensione con Emmanuel Macron non aiuta. E anche il G20 non ha segnato punti di svolta fra Palazzo Chigi e Eliseo. Anzi. Poi infine c’è la Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Fra le tante cose che dovrà decidere nei prossimi giorni ci sono le regionali del Lazio. Il candidato spetta al suo partito. Fra i papabili circolano i nomi dei patrioti Fabio Rampelli, Paolo Trancassini, ma anche quello di Francesco Rocca, mister Croce Rossa. “La capa non ha ancora deciso”, dicono da Via della Scrofa da dove sembra emergere un identikit più politico che tecnico per l’aspirante governatore. Dentro FdI sono giorni comunque di euforia, al punto che per dicembre è in programma un fine settimana di eventi in Piazza del Popolo per festeggiare i dieci anni del partito, nato da una scissione con il Pdl e  poi approdato, dopo una lunga traversata nel deserto dell’opposizione, fino a Palazzo Chigi. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.