Verso le regionali

E' la Lombardia o il congresso Pd? Majorino candidato contro Fontana (sorride Bonaccini)

Carmelo Caruso

Verso l'ufficializzazione dell'europarlamentare. Il 12 febbraio il voto in regione. Ma Maran lamenta lo scarso aiuto di Base riformista. I pensieri sono tutti rivolti alla corsa per la segreteria dem

Roma. Pensano al Pd come Checco Zalone pensava al posto fisso. “Candidarmi in Lombardia, io? Ma scherzi? Non è sicuro”. Ora che sta per concludersi, ora che c’è (quasi) la data delle elezioni regionali, il 12 febbraio, si può scrivere: il vero segretario del Pd non è Enrico Letta ma il curato Don Abbondio. Il nome del candidato del Pd in Lombardia sarà Pierfrancesco Majorino, “l’Ugo Foscolo di Porta Romana”, l’unico, insieme a Piefrancesco Maran, a rispondere: “Sono a disposizione”. Il nome sarà ufficializzato questa sera (mancano 12 ore; nel Pd sono un’eternità) durante l’assemblea regionale di partito. Si è oramai perso il conto di quante assemblee il Pd lombardo abbia tenuto: la Nato rispetto al Pd  è una bocciofila. Dalla segreteria promettono che sarà l’ultima anche perché, qualora lo strazio dovesse proseguire, il risultato finale sarebbe il genocidio dei sentimenti. Questo è l’elenco aggiornato dei caduti nella “battaglia dei Navigli:” Carlo Cottarelli (il professore “ci ho provato”), Giuliano Pisapia (il Lucio Battisti arancione: “Ancora tu, Pd? Ma non dovevamo vederci più?”), Emilio Del Bono (“candidato a mia insaputa”), Irene Tinagli (la vicesegretaria “preferirei di no”), Antonio Misiani (“Economista, sono!”), Beppe Sala (“sindaco per sempre”), Lorenzo Guerini (“il baluardo dell’atlantisimo a Roma”).

 

Quando gli  emissari del partito, tiepidamente, chiedevano a ciascuno di loro: “Ma tu? Te la sentiresti di correre?”, la risposta era simile a quella che viene data ai giovani che vendono Lotta Comunista: “Abbiamo dato. Grazie comunque”. Vabbé, fisiologico si dice, ora la partita viene chiusa e si può iniziare la campagna elettorale contro Attilio Fontana e contro Letizia Moratti. Eh, no. Le cose si stanno mettendo così: Maran che si è autocandidato per primo chiede ancora le primarie, che non si fanno, e si sente abbandonato da Base riformista (la corrente di Alessandro Alfieri e Guerini). Majorino, che è un movimentista, il romantico a Milano, un tipo da Baustelle, uno da 100 mila preferenze, si maligna abbia stretto un patto con Base riformista per superare Maran. Letizia Moratti teniamola ferma; ci torniamo dopo. Per quale ragione Base riformista avrebbe abbandonato Maran? Indagando all’interno della corrente  la replica è che “nessuno ha abbandonato Maran, ma in assemblea regionale il suo nome non passa, Maran resta il nostro campione”). Nessuno ve lo confermerà, ma in Lombardia il Pd punta a questo grande risultato: “Un onorevole secondo posto. Ciò che conta è non arrivare terzi. La vera sfida è quella del Lazio”. Non è vero che Moratti non è temuta. E’ temuta, eccome se lo è. Una parte del Pd, quella che non ha chiuso, quella che vuole allargare al Terzo polo, le consiglia: “Fai un gesto  tu, aiutaci. Accetta le primarie di coalizione”.

 

E’ ormai chiaro che il Pd di Milano detesti Moratti, ma non è stato altrettanto chiarito che il Pd romano comincia ad averne abbastanza del Pd milanese. Raccontano di uno sfogo di Pietro Bussolati,  consigliere regionale, contro la dirigenza. Ne avrebbe dette così tante che perfino la dirigenza più terremotata di sempre si è guardata in faccia e si è compattata: “Ma questo che vuole?”. Bussolati voleva le primarie che desidera pure Maran e dunque adesso l’ostilità del partito è contro Maran, colpevole di “essere un candidato in cerca di spazio” (lo ha detto il parlamentare del Pd, Antonio Girelli). Si amano, non c’è dubbio. Il gruppo di Maran comincia a credere: “Ce l’hanno con noi!”. Maran però sarà sicuramente protagonista del vero grande evento. Si doveva arrivare alla fine per rivelare quello che sanno tutti e che tutti omettono. Stefano Bonaccini si candiderà alle primarie del Pd. Basta prendere il calendario e studiare. Le elezioni regionali saranno in concomitanza con la corsa per la segreteria. Majorino, l’Ugo Foscolo di Porta Romana, se dovesse scegliere è probabile che scelga come segretaria Elly Schlein ma Majorino è utile anche a Bonaccini.

 

Il presidente della Regione Emilia-Romagna sarà il candidato di Base riformista e di una parte importante del partito che ha il suo bacino di voti proprio in Lombardia. Un cattivo risultato alle regionali danneggerebbe la sua corsa. Dunque Majorino. E  non  si può che fare gli  auguri a Majorino  a cui va riconosciuto il merito di metterci le (sue) basette e di pensare, almeno lui (e Maran) alla Lombardia. Una regione da 24 mila chilometri quadrati, con 10 milioni di abitanti, il 22 per cento di Pil nazionale e solo due democratici che bramano per guidarla. Nel Pd la notte cala fantasticando il congresso e la mattina comincia da gloriosa forza d’opposizione.

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio