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tempismo perfetto

Il sovranismo alla prova del governo: questo è il momento migliore

Claudio Cerasa

Addio populismo a costo zero, è ora di mettere da parte tutto il peggio della sua agenda. Contratti e vincoli: che prezzo ha l’irresponsabilità in politica? 

Lo diciamo in modo cinico, e forse anche irresponsabile, ma se proprio ci doveva essere un momento giusto in cui sperimentare al potere la destra sovranista possiamo dire, che un momento migliore di questo semplicemente non ci poteva essere.

Certo, tutto potrebbe finire a rotoli, tutto potrebbe andare per il verso sbagliato, tutto potrebbe andare nella direzione sbagliata ma il contesto entro il quale dovranno muoversi i nuovi padroni d’Italia è insieme spaventoso e rassicurante, per quanto questo possa apparire paradossale. Spaventoso per le sfide che vi sono in ballo oggi, nel nostro paese, che sono sfide da far tremare i polsi, se si pensa alla guerra in Ucraina, se si pensa alla recessione in vista, se si pensa al caro bollette, se si pensa all’inflazione, se si pensa alla transizione energetica, se si pensa agli impegni che ha l’Italia con l’Europa. Ma rassicurante, invece, se si pensa a una questione importante che riguarda una serie di circostanze che costringeranno i vecchi partiti populisti a vivere in una stagione all’interno della quale portare avanti politiche populiste avrà un costo e corrisponderà a un prezzo.

 

Avrà un costo, nel menù del perfetto populista, non rispettare i formidabili vincoli imposti dal Pnrr, dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (200 miliardi di euro, niente male). Avrà un costo l’anti europeismo, ovviamente, ma avrà un costo anche fare altre scelte cruciali. Qualche esempio. Cosa farà l’Italia quando dovrà decidere se continuare  a inviare armi in Ucraina? Cosa farà l’Italia quando dovrà scegliere se assecondare o meno l’euroscetticismo polacco e ungherese al Consiglio europeo? Cosa farà l’Italia quando dovrà scegliere se ratificare o meno l’accordo di libero scambio con il Canada? Cosa farà l’Italia quando dovrà scegliere se considerare la Francia di Macron un alleato con cui provare a costruire un percorso in Europa o un nemico da offrire in pasto al proprio elettorato? Cosa farà l’Italia quando dovrà scegliere di fronte a una possibile recessione se considerare o no l’Europa come un nemico contro cui scagliarsi o un alleato con cui costruire la ripresa? E cosa farà l’Italia quando periodicamente dovrà offrire risposte rassicuranti, affidabili, non populiste, a tutti coloro, in giro per il mondo, che hanno in mano i 2.770 miliardi del nostro debito pubblico (debito che, scopriranno presto i populisti, si trova per il 25,8 per cento nelle mani di Bankitalia, per il 25,7 nelle mani del settore bancario, per il 12,5  nel settore assicurativo, per l’8,5 tra i privati, per il 27,6 per cento tra i non residenti esteri)?

 

La stagione di governo che vivranno i sovranisti italiani sarà una stagione all’interno della quale non esisterà più un populismo a costo zero e sarà una stagione all’interno della quale i nuovi padroni d’Italia, grazie ai vincoli europei, grazie all’agenda dei doveri, grazie agli impegni inderogabili, potrebbero ritrovarsi non a dare il peggio di sé ma a dare il meglio di sé. Prendete Giorgia Meloni, per esempio, che potrebbe cogliere l’occasione della stagione dei doveri per costringere il suo partito ad abbandonare alcune vecchie cattive abitudini anti europeiste e a lasciare in un angolo della strada alcuni vecchi impresentabili alleati europei. Prendete Matteo Salvini, per esempio, che per forza di cose potrebbe essere costretto a dare, nel governo, maggiore spazio a una Lega più simile a quella dei governatori, più simile alla vecchia Lega produttivista, e meno simile alla nuova Lega nazionalista, che il peggio di se lo ha dato già tra il 2018 e il 2019 e c’è da augurarsi che quella stagione politica possa essere anche per la Lega non un sogno da replicare ma un incubo da allontanare, anche dal Viminale (Giorgetti al Mef, che sogno).

 

Prendete, infine, Silvio Berlusconi, con il suo partito fit to save Italy, con tanti saluti a Bill Emmott, che potrebbe diventare non la ruota di scorta del salvinismo ma, come era un tempo in fondo Forza Italia, un pungolo utile (liberale si può dire?) per spostare la coalizione lontana dall’inquietante Pantheon a cui il sovranismo si abbevera da tempo (Le Pen, Vox, Orbán, Trump, Bannon, AfD). Lo diciamo in modo cinico, e forse in modo anche un po’ irresponsabile, ma se proprio ci doveva essere un momento giusto in cui sperimentare al potere la destra sovranista possiamo dire che un momento migliore di questo non ci poteva essere. Dita incrociate e molti popcorn.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.