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Monastero Salvini, riunisce i leghisti e insiste sul Viminale. Per la base è "abusivo"

Carmelo Caruso

Al nord pensano alla via giudiziaria per cacciarlo, a Roma resta ancora segretario e convoca i suoi. Telefoni imbustati per evitare fughe di notizie. I precetti del capo

Non "ce l’hanno più duro”. Matteo Salvini glielo ha ammosciato. Quasi cento parlamentari leghisti si sono dovuti umiliare. Erano stati convocati alle ore 15, in  via della Mercede, a Roma, sala Umberto, per ricevere il saluto del “capo”. Era il loro primo giorno di scuola. Prima di entrare sono stati costretti a spogliarsi dei loro telefoni, a imbustarli. Doveva essere una festa e l’ha ridotta a un concorso pubblico di potenziali imbroglioni: “Via i telefoni!”. Come può un partito fidarsi di Salvini se Salvini non si fida del suo partito? Se fosse davvero ministro dell’Interno Salvini sarebbe costretto a cacciare Salvini. Per lo statuto della Lega è un segretario “abusivo”.

 

Anche il potere ha un colore. Salvini ha perso questa ultima battaglia. Giorgia Meloni sceglie da tempo l’azzurro e il giallo. Salvini è tornato al nero. Quando è arrivato a teatro, per impartire lezioni di “educazione salviniana”, era vestito di nero che è ormai il colore del suo cielo. Ha pensieri neri. Andrea Paganella, suo capo di gabinetto, che adesso sarà parlamentare, ha scelto il blu che ha spiegato l’antropologo Pastoureau è il colore del dopoguerra, dell’indipendenza, “successivo al  declino del nero”. Almeno lui si è affrancato da Salvini. Si veste infatti di blu come Jacopo Morrone ed Edoardo Rixi che è per tutti, anche per i siciliani, il prossimo ministro delle Infrastrutture: “Sei l’unico che ci puoi fare il ponte”. E Rixi: “Io saprei farlo”. E’ l’armadio che oggi racconta i leghisti. Giulio Centemero, il tesoriere della Lega, da quando ha saputo di essere stato ripescato dorme meglio ed è tornato in bicicletta. Si è presentato con la tuta e il casco da ciclista. Alla fine dell’incontro, uscendo, sempre Centemero, racconta che Salvini abbia consigliato a tutti di fare yoga. E’ chiaramente uno scherzo ma non guasterebbe qualche seduta a tutto lo staff della Lega.

 

Il Foglio è stato scacciato in malo modo da una giornalista, una professionista intelligente, ma che non sa reggere la tensione, il giornalismo polemico. Ha pronunciato a voce alta il cognome del pericolo, achtung! Banditi. Dove sono finiti i leghisti strafottenti, duri, capaci di litigare con i giornalisti e poi andarci a bere? Di duri ci sono solo i due bodyguard di Antonio Angelucci, editore di Libero, ultimo acquisto della Lega. Aveva una maglia salmone che è il tono dei liberi, e non solo come il quotidiano che edita. Lorenzo Fontana, il vicesegretario della Lega, è arrivato da Verona con lo zainetto e non trovava albergo. Potrebbe essere lui il prossimo capogruppo della Camera al posto di Riccardo Molinari. Laura Ravetto si è palesata a riunione iniziata.

 

Giancarlo Giorgetti ha invece fatto Giorgetti, “io fuori dal governo? Uno magari si riposa, si cura…”. A Manolo Lanaro, lo spericolato giornalista del Fatto quotidiano, ha detto che “Salvini, certo che entra al governo, eccome se entra. Tutto il resto è noia”. Salvini dopo la riunione si è fermato a parlare con lui. Si consigliava. Chiederà il Viminale anche a costo di ottenere un rifiuto. E’ probabile che finisca ministro dell’Agricoltura e sarà pur sempre meglio vederlo in tuta da contadino che in divisa da secondino. Salvini è oggi fragile. Deve essere così fragile al punto da far diffondere una foto insieme a Giorgetti, il cosacco. Andrà a finire con loro due insieme al governo a recitare uno la solita parte dell’intelligente e l’altro il solito ruolo del vitellone. Ma il partito, la segreteria?

 

A cosa serve dire, e Salvini lo ha detto, a questa comunità: “Con Giorgia governeremo benissimo. Stiamo compatti, uniti. Saremo protagonisti per cinque anni”? A che serve, quando a Milano, Venezia, Trieste i militanti spacciano lo statuto della Lega come un samizdat, quei fogli clandestini dell’Unione sovietica? Confidano ormai sugli avvocati. Racconta un parlamentare dissidente, uno che si deve nascondere altrimenti rischia la Kolyma: “Secondo lo statuto della Lega pubblicato in gazzetta ufficiale, Salvini è scaduto. Il mandato del segretario dura tre anni. I suoi sono scaduti a novembre dell’anno scorso. Se ci rivolgiamo a un tribunale possiamo vincere”. A Roma, lontano chilometri, e regioni, Salvini, in un teatro, illustrava il suo catechismo. In aula: “Evitate i giornalisti”. Per strada: “Se vi prendono sotto braccio, scappate. Sono lobbisti”. Rimborsi: “Donazione volontaria, ma preferibile tremila euro”. A cena: “Non fatevi pagare il conto”. A casa: “Fate  gruppo. Affittate, se possibile, case comuni”.

 

La Lega di oggi è il Fronte della gioventù di ieri. Si è pure pensato di affittare una foresteria per stipare tutti i leghisti in un unico edificio. “Potrebbe servire a fare squadra” diceva un senatore leghista che non credeva neppure di essere eletto. Era stata una trovata di Giorgetti confida  un “legologo”: “Anni fa, aveva trovato un monastero e stipulato una convenzione”. La Lega di oggi somiglia molto   all’abbazia de “Il nome della Rosa”.  Salvini come il vecchio monaco Jorge. Non vuole cedere la segreteria come il frate non voleva cedere il libro sul riso di Aristotele. Per non darla vinta divorava le pagine che lui stesso aveva avvelenato.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.