Prima i taiwanesi! Giorgia Meloni s'è fissata con Taipei

Giulia Pompili

La leader di Fratelli d'Italia si fa intervistare dai media statali taiwanesi, promette sanzioni contro la Cina in caso d'invasione. Ma lo sa che a censurare Peppa Pig sono quelli dall'altro lato dello Stretto?

Se dovessimo cercare davvero una special relationship tra Giorgia Meloni e qualcun altro, fuori dai confini nazionali, altro che Ungheria: sarebbe quella con Taiwan. Erano anni, decenni, che una candidata alle elezioni italiana – diciamo pure più in generale, una figura politica italiana – non si faceva intervistare dai media taiwanesi. E invece no, eccola qui: la leader di Fratelli d'Italia, nei giorni scorsi, tra un comizio e l'altro ha fatto in tempo a rispondere per iscritto a una serie di domande che le erano arrivate dalla Central News Agency taiwanese, l'agenzia di stampa statale più importante dell'isola. A quanto risulta al Foglio, l'unica tra tutti i candidati alle politiche a rispondere. E il tema dell'intervista è tutt'altro che scontato: le relazioni internazionali, soprattutto quelle dell'Italia con la Repubblica popolare cinese, che rivendica Taiwan come proprio territorio e con cui minaccia costantemente di “riunificarsi”. Qualche settimana fa Meloni aveva pure pubblicato su Twitter una sua foto con il rappresentante di Taiwan in Italia, Andrea Sing Ying Lee: il primo incontro in assoluto tra i due che aveva un significato molto, molto politico. Ma non tanto verso Pechino, quanto verso Washington.

 

Nella spasmodica ricerca di approvazione transatlantica, Meloni e Fratelli d'Italia hanno infatti preso a cuore la questione più delicata per l'America in questo momento: i rapporti con la Cina. Per andare contro la Cina, come da ormai tradizione Trumpian-Bannoniana, il partito italiano si è ritrovato dunque a sostenere Taiwan. Ma se davvero ci fosse un investimento politico nella protezione della vibrante democrazia di fatto indipendente d'Asia, beh, allora sarebbe un tantino contraddittorio. E su quasi tutti i temi della campagna elettorale: mentre Federico Mollicone, deputato di Fratelli d'Italia e responsabile cultura del partito di Giorgia Meloni, dice alla tv di San Marino che "le coppie omosessuali non sono legali", qualunque cosa voglia dire, dall'altra parte del mondo, a Taipei, Tsai Ing-wen, presidente del Partito democratico progressista, ha caratterizzato i suoi due mandati con un'attenzione maniacale per il tema dei diritti e le libertà. Tsai ha costruito l'intera identità taiwanese – da contrapporre a quella cinese – proprio sui diritti, sul progressismo, sulla democrazia dal basso. Insomma, Taiwan sarebbe di diritto un tema del Partito democratico, che se ne tiene incomprensibilmente distante.

 

E invece la protezione dell'isola che chiamavamo Formosa a un certo punto è diventata una bandiera della destra italiana vicina ai trumpiani, evidentemente nostalgica dei tempi di Chiang Kai-shek, il Generalissimo che combatteva i comunisti, un passato fatto pure di autoritarismo, e di una legge marziale durata quasi quarant'anni, che i cittadini taiwanesi hanno esorcizzato e superato. Chissà come sarà la prima visita dei parlamentari di Fratelli d'Italia tra le vie di Taipei, magari alla festa più gay friendly che ci sia, la festa nazionale di Taiwan. Finiranno per auspicare pure loro la riunificazione con la Cina di Xi Jinping, che ha perfino vietato in tv gli uomini troppo effemminati perché mettono strane idee in testa ai ragazzini? Del resto, Peppa pig è già censurata in Cina.

 

 

Meloni però dice ai taiwanesi esattamente quello che vogliono sentirsi dire: se ci fosse un conflitto militare nello Stretto di Taiwan, avrà un impatto diretto sull'Europa, perché l'Ue è anche il principale mercato di esportazione della Cina, e quindi “se decidessero di attaccare Taiwan, ciò potrebbe portare alla chiusura del mercato”. Un auspicio di unità europea, quello di sanzioni contro la Cina come quelle contro la Russia, che si fa fatica perfino a immaginare. Ma i media taiwanesi sono quasi stupiti da tanta preparazione, e spiegano ai loro lettori che “Fratelli d'Italia è molto amichevole con Taiwan: se dovesse vincere le elezioni, bisognerà osservare più da vicino la relazione con l'Italia”. E lei rafforza l'idea: “Non c'è dubbio che Taiwan sarà una preoccupazione importante per l'Italia". Ma allora la Via della Seta con la Cina? Fratelli d'Italia, in un eventuale governo di centrodestra, sarebbe in coalizione con la Lega che quell'accordo con Pechino l'ha firmato. L'intesa scade nel 2024, poi dovrebbe essere rinnovata: “Se dovessi firmare il rinnovo del memorandum domattina, direi che non vedo le condizioni politiche adatte per farlo. Spero che il tempo serva a Pechino per ammorbidire i toni e fare qualcosa di concreto per il rispetto della democrazia, dei diritti umani e della legalità internazionale”. Chissà, magari sollevare la censura su Peppa Pig.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.