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Amco e Cdp, cosa c'è di vero nell'allarme di Crosetto sul debito

Luciano Capone

“Possibili decisioni di Bankitalia preoccupanti, come la classificazione in debito pubblico dei soldi in Aspi e Amco", dice l'esponente di FdI. Amco è già nella Pa e sull'acquisto di Autostrade è in corso un'istruttoria, ma decide Eurostat e non Banca d'Italia. Nessun complotto contro il prossimo governo

Giovedì Guido Crosetto, co-fondatore di Fratelli d’Italia e consigliere fidato di Giorgia Meloni, ha proposto un “patto con gli avversari per il bene dell’Italia” dopo le elezioni. Nell’intervista al Corriere, dal tono inquieto sul futuro prossimo dell’economia, Crosetto ha lanciato anche un allarme: “Vedo possibili decisioni di Bankitalia preoccupanti, come la classificazione in debito pubblico di ciò che prima non lo era (i soldi messi dallo stato in Autostrade o il meccanismo dell’Amco, per i crediti finanziari): aumentando il debito di decine di miliardi e togliendo a un governo strumenti per intervenire in crisi industriali o bancarie”. Cosa c’è di vero?

 

Quella dell’esponente di FdI potrebbe apparire come una denuncia di possibili manovre finanziarie per limitare l’autonomia del prossimo governo (di destra): da un lato le agenzie di rating che a settembre “gireranno il loro outlook verso l’Italia in negativo”, dall’altro la Banca d’Italia che attraverso le proprie decisioni potrebbero far aumentare il debito pubblico, riducendo così il raggio d’azione del nuovo esecutivo. Ma le preoccupazioni di Crosetto sembrano fortemente esagerate.

 

Partiamo da Amco. Si tratta della Asset management company, erede della bad bank del Banco di Napoli (Sga), che opera nella gestione dei crediti deteriorati. Non si corre il rischio che la società, al 100% partecipata dal Mef, entri nel perimetro statale per il semplice fatto che già è dentro. Basta consultare l’elenco delle Amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico, prodotto dall’Istat, per trovare tra Amco tra gli “Enti produttori di servizi economici”. Pertanto, eventuali “decine di miliardi” di debito sarebbero già in capo allo stato. Su questo punto, però, Crosetto solleva un tema reale. Ovvero che i non performing loan (Npl) acquistati dalla società controllata dal Tesoro, anche per effetto di un peggioramento dell’economia, potrebbero trasformarsi in perdite notevoli. Dietro questo timore, da parte di molti osservatori spesso c’è il sospetto che Amco abbia acquistato sofferenze bancarie a prezzi superiori a quelli di mercato. In tale eventualità, si entrerebbe non nella ridefinizione del perimetro della Pa ma della disciplina degli aiuti di stato. In ogni caso, questo è stato il ruolo che, in ottica “sovranista” o “patriottica”, è stato a lungo invocato per l’agenzia del Mef: mitigare la “speculazione internazionale”, difendere le banche italiane dai “fondi avvoltoio” pronti a depredarle acquistando Npl a prezzi stracciati.

 

Diverso è il tema dell’acquisto di Autostrade per l’Italia da parte di Cdp. In questo caso la dichiarazione di Crosetto contiene una notizia. In effetti, a quanto risulta al Foglio, Eurostat ha aperto un’istruttoria sull’investimento di Cdp fortemente spinto e invocato dal governo Conte (anche a Bruxelles e in Lussemburgo leggono la stampa italiana). Come spesso accade, se alcuni istituti parapubblici fanno operazioni per conto dello stato (non a caso Crosetto dice “i soldi messi dallo stato in Aspi”), quelle singole operazioni possono rientrare nel perimetro della Pa e quindi nel computo del debito. È esattamente ciò che è accaduto in questo caso, con la richiesta di chiarimento da parte di Eurostat pervenuta a Roma lo scorso autunno. Visti i tempi, non si può certo presumere un qualche collegamento con le elezioni anticipate e il probabile arrivo di un governo a guida FdI. E anche il ruolo di Bankitalia, evocato da Crosetto, è del tutto marginale. Palazzo Koch, insieme all’Istat e al Mef, dovrà infatti mandare una relazione all’istituto europeo di statistica per illustrare le caratteristiche dell’operazione, ma la decisione finale spetta all’Eurostat insieme all’Istat. E non si tratta di decisioni arbitrarie, ma di una verifica tecnica fatta sulla base del Sistema europeo dei conti (Sec 2010) che ha regole e criteri stringenti e codificati.

 

Il ruolo della Banca d’Italia, in quanto istituzione che ha il compito di registrare l’ammontare del debito pubblico, è quello di fare una revisione delle stime del debito dopo che Eurostat e Istat decidono l’ampliamento del perimetro della Pa. Ad esempio, una importante riclassificazione è avvenuta nel 2019, quando entrarono nel settore pubblico (S.13) una decina di società tra cui Rfi e Invitalia, comportando una revisione all'insù del debito pubblico di 6 miliardi. Nel caso l’operazione Cdp/Aspi dovesse rientrare nel settore della Pa, si tratterebbe di un rialzo di 4 miliardi per un debito che è superiore a 2 mila e 750 miliardi di euro. Un incremento marginale, che non può in alcun modo pregiudicare l’autonomia finanziaria e la libertà di azione politica del possibile governo Meloni.

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali