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il carroccio contro il nord

In Cdm un nuovo decreto flussi. Il costo politico per la Lega di votare no

Claudio Cerasa

L’immigrazione è il terreno su cui si misura la simmetria tra i populismi di destra e l’incapacità dei sovranisti di fare l’interesse del partito della crescita. Storia di un disastro politico e di un gran provvedimento in arrivo

L’opacità dei rapporti coltivati con la Russia da Matteo Salvini – che ieri mattina si è dovuto difendere dall’accusa di aver trafficato nei giorni precedenti alla crisi di governo con un importante funzionario dell’ambasciata russa interessato alla possibilità che i ministri della Lega potessero dare un contributo per far tramontare l’esperienza Draghi – non potrà non essere uno degli elementi centrali della campagna elettorale del centrosinistra. E non c’è dubbio che alcuni scheletri presenti nell’armadio di Salvini, per esempio il patto speciale con il partito di Putin sottoscritto dalla Lega cinque anni fa e confermato a febbraio di quest’anno, potrebbero essere un elemento in grado di far inciampare il centrodestra in qualche curva.

 

Conquistare voti sull’anti putinismo è una scommessa coraggiosa che meriterebbe però di essere affiancata a una battaglia politicamente ancora più incisiva che potrebbe portare agli avversari del centrodestra una qualche soddisfazione elettorale. Il terreno in questione ha a che fare con un dossier interessante che se maneggiato con intelligenza potrebbe mettere la Lega di fronte a una contraddizione persino più incisiva rispetto a quelle registrate sul terreno delle ambiguità con la Russia. Di cosa parliamo? Dell’immigrazione.

 

E’ l’immigrazione il terreno sul quale Salvini e Meloni perdono i loro freni inibitori e tornano dolcemente ad abbracciarsi dimenticando le divergenze su altri dossier. E’ l’immigrazione il terreno sul quale Salvini e Meloni tendono regolarmente a dimostrare quanto il sovranismo sia incompatibile con l’interesse nazionale e non ci vorrebbe molto a ricordare quanto sia nocivo scommettere sul nazionalismo per un paese che ha bisogno di maggiore solidarietà in Europa. E’ l’immigrazione il terreno sul quale Salvini e Meloni potrebbero riversare le proprie istanze anti europeiste seguendo lo stesso modello adottato da Le Pen nella campagna elettorale in Francia: proporre una serie di misure per governare l’immigrazione destinate a colpire i trattati europei. Ed è l’immigrazione, infine, il terreno sul quale risulta più evidente l’incapacità strutturale che ha la destra populista di rappresentare gli interessi del ceto produttivo del nord, e non solo di quello.

 

Un piccolo esempio, con una notizia, può aiutare a capire di cosa stiamo parlando. L’esempio è relativo a ciò che è successo due giorni fa alla Camera quando la Lega, pur di non farsi sottrarre da Fratelli d’Italia la bandiera delle battaglie anti immigrazione, è arrivata a compiere un capolavoro di comicità politica, andando a votare contro un decreto (il Semplificazioni) che conteneva una norma richiesta da un ministro della Lega (quello al Turismo, Massimo Garavaglia) per rispondere a una forte esigenza emersa in una buona parte del paese (e in particolare nel nord Italia).

 

Tema: i tantissimi lavoratori che mancano in alcuni settori del paese. Soluzioni: puntare sul decreto flussi (quote di ingresso per immigrati) semplificandone i procedimenti burocratici (norma del decreto votato giovedì). La Lega di governo, per la felicità degli imprenditori, ha dato il suo benestare al primo decreto flussi (giugno). Una volta uscita dal governo la Lega, mercoledì scorso, con un goffo tentativo del ministro Garavaglia di giustificare l’inversione di marcia, ha tentato di sabotare la norma inserita nel decreto Semplificazioni, poi approvata dalla Camera, per accelerare alcuni iter procedurali che rendono spesso difficile l’attuazione dei decreti flussi.

 

Ma la notizia più interessante (notizia) è che entro il mese di agosto il governo, con un dpcm, rispondendo a una richiesta della vecchia Lega di governo e alle istanze presentate dalle associazioni datoriali che chiedono da mesi ulteriori quote di ingresso non inferiori alle 500 mila unità, porterà in Consiglio dei ministri un nuovo decreto flussi per accogliere un numero di migranti stimato intorno alle 120 mila unità. Lo hanno chiesto gli imprenditori del nord al governo. E il costo politico di dire di no, per la Lega, potrebbe essere superiore al numero di follower guadagnati facendo le barricate in nome del no alle sanatorie, con i gemelli diversi di Fratelli d’Italia. Il populismo non è solo contro il popolo ma è anche contro il nord. C’è una prateria da quelle parti. Chissà se il Pd, una volta finiti i tweet su Putin e Salvini, avrà o no la forza di infilarsi, iniziando a mostrare agli elettori qualcosa di più efficace degli occhi di tigre: la cazzimma, bellezza.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.