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Colpo di scena?

Solo Salvini può far perdere Meloni

Claudio Cerasa

Che dirà sulla Russia? Cosa combinerà sui migranti? Si tratterrà sull’euro? Eviterà di far ricordare cosa ha fatto con i gialloverdi? Perché la trappola del Papeete è per la leader di Fratelli d'Italia un nemico più insidioso del campo aperto di Letta. Un esempio alla Aldo, Giovanni e Giacomo

E se il principale problema di Giorgia Meloni fosse Salvini più che il Pd? Un amico di vecchia data di Meloni sintetizza la campagna elettorale che ha in mente il leader di Fratelli d’Italia con un’efficace immagine tratta da una vecchia pellicola di successo. Il film in questione si chiama “Tre uomini e una gamba”. I protagonisti sono Aldo, Giovanni e Giacomo. E in una scena del film succede quello che in molti ricorderanno. Partita di calcio sulla sabbia. Giovanni fa un cross al centro dell’area di rigore e all’improvviso Aldo sbuca da sotto la sabbia, dove si era nascosto per non farsi notare, per colpire la palla e accompagnarla in rete. La campagna elettorale di Giorgia Meloni, dice il suo amico di vecchia data chiacchierando con chi scrive, promette di essere simile. Nascondersi no, ovviamente, ma farsi notare il meno possibile sì. Tema: non combinare  guai. Stile: prudenza assoluta. Obiettivo: più che conquistare altri voti evitare di perdere quelli che ci sono. E così Meloni, da giorni, più che preoccuparsi di come essere ogni giorno sulle prime pagine dei giornali sembra essere interessata a fare l’opposto.

 

Si cercano messaggi il più possibili rassicuranti (l’agenda Draghi sarà il nostro faro nella politica estera, ha detto Meloni trollando i suoi avversarsi desiderosi di sbatterle in faccia l’agenda Draghi). Si cercano strategie per ricordare il proprio posizionamento (ieri addirittura un tweet con con il rappresentante di Taiwan in Italia). Si cercano nomi utili da gettare nella mischia per dimostrare la propria trasversalità (grandi corteggiamenti in queste ore per Matteo Zoppas, imprenditore, già presidente di Confindustria Veneto). Tranquillizzare, non spaventare, non terrorizzare. Al massimo un po’ di vittimismo, per motivare la base, ma niente di più. Nella traiettoria di Meloni però c’è un avversario potenzialmente letale che potrebbe riuscire nell’impresa di arrivare laddove gli avversari di Meloni non riescono ad arrivare. E nelle conversazioni della leader di Fratelli d’Italia, in cima alle sue preoccupazioni, non ci sono gli attacchi dei poteri forti (che come si è visto in Italia contano come il due di picche: volevano il governo Draghi e il governo Draghi non c’è più), non ci sono le accuse di fascismo (semmai ci si dovrebbe occupare del complottismo), ma ci sono  alcune paure inconfessabili legate a una domanda chiave: che farà domani Salvini?

 

E attorno a questa domanda si apre uno spettro di questioni decisamente più grande. Primo punto: riuscirà Salvini a nascondere la sua predisposizione naturale a mostrarsi più vicino alle ragioni di Putin che a quelle dell’Ucraina? Secondo punto: riuscirà Salvini a nascondere la sua predisposizione naturale a cacciarsi nei guai ogni volta che si occupa di migranti? Terzo punto: riuscirà Salvini per due mesi a non dire tutto quello che pensa sull’Europa e sull’euro? Quarto punto: riuscirà Salvini a proporre idee in (Quota 100, mon amour) tali da non far ricordare agli elettori chi c’era alla guida di uno dei governi più pericolosi mai avuti dall’Italia dal dopo guerra a oggi? Quinto punto: riuscirà Salvini a evitare, come ha fatto ieri parlando della necessità di avere una flat tax “che si auto paghi, perché porta più soldi nelle casse dello stato” di presentare ogni giorno una promessa elettorale più priva di coperture rispetto alle già mirabolanti promesse del partito di Meloni, che tra Irpef a tre aliquote, pensione minima a mille euro, bonus e sconti fiscali ha già offerto in pochi mesi un programma di governo che come ha calcolato ieri sul Foglio Luciano Capone corrisponde a 80 miliardi di buco di bilancio? Sbucare all’improvviso da sotto la sabbia per colpire la palla e accompagnarla in rete non è per Meloni un obiettivo impossibile, e la storia recente dell’Italia ci dice che spesso i partiti in testa ai sondaggi vengono più sottostimati che sovrastimati (Renzi nel 2014, il M5s nel 2018, Salvini nel 2019). Ma la verità è che il pericolo Salvini, per Meloni, potrebbe essere infinitamente più grande del pericolo Letta. Giorgia, ci si vede al Papeete, offre Matteo.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.