editoriali

Dopo Draghi si riparlerà di concorrenza

Redazione

La  legge è depotenziata, ma il prossimo governo dovrà rendere conto all’Ue

Oggi la Camera dei deputati approverà il disegno di legge per la Concorrenza, presentato lo scorso novembre e rimasto per lunghi mesi impantanato alla commissione Industria del Senato. A questo punto, dopo un ultimo e rapido passaggio a Palazzo Madama il provvedimento sarà legge. Per paradosso, la crisi e la caduta di Mario Draghi ne hanno accelerato e oliato il percorso, a dispetto dei tanti mal di pancia dentro e fuori la maggioranza. Il definitivo via libera non è stato senza costi: il premier ha dovuto subire lo stralcio della riforma del trasporto pubblico non di linea, a conferma della ferrea legge della politica italiana che vede nei taxi un presidio inscalfibile da ogni riforma. A Bruxelles tireranno un sospiro di sollievo, visto che il ddl Concorrenza rappresenta una delle condizioni imprescindibili per l’erogazione della tranche di dicembre dei fondi del Pnrr. Anche gli italiani dovrebbero esserne lieti, visto che ci sono diversi interventi migliorativi sulle gare per il gas, sull’idroelettrico, sul trasporto pubblico locale, sui rifiuti, sull’organizzazione della sanità.

 

Però, le misure più incisive e più importanti (il riordino dei servizi pubblici locali, la riforma delle concessioni balneari, la revisione delle concessioni portuali, un corposo pacchetto di semplificazioni) non sono immediatamente applicative. Si tratta di deleghe al governo, che difficilmente potrà esercitarle vista la situazione e vista la sensibilità politico-elettorale di tutti questi temi, su cui si incontrano non solo le resistenze dell’unico partito di opposizione (FdI) ma anche di gran parte della ex maggioranza (dalla Lega al Pd). Per la Commissione europea non conta l’approvazione formale della legge per la concorrenza, ma la sua attuazione sostanziale. Il cerino passa dunque al nuovo governo, che prenderà vita dopo il 25 settembre: il primo test che dovrà affrontare riguarderà proprio la concorrenza. Coglierà l’opportunità delle deleghe per iniziare a cambiare il paese nel profondo oppure lascerà cadere tutto?

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