L'intervista

Di Maio: "La guerra sarà lunga: chiudere i rubinetti a Putin, la Ue abbia coraggio"

Il titolare della Farnesina: "A Bucha nessuna fiction, sono crimini di guerra. Non ci saranno veti in Italia al blocco dell'import del gas russo"

Simone Canettieri

Il ministro degli Esteri: "L’esercito russo potrebbe contrattaccare il sud-est dell’Ucraina, in maniera ancora più aggressiva e violenta". E sulle sanzioni: "Serviranno a piegare Mosca e a fermare l'esercito"

“Questa guerra rischia di essere lunga e logorante”.

 

Perché?

“L’esercito russo potrebbe contrattaccare il sud-est dell’Ucraina, in maniera ancora più aggressiva e violenta. Putin ha la necessità di mostrare al suo popolo di essere vincitore: dobbiamo aspettarci che la sua guerra andrà ancora avanti”.

 

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio promuove in questo colloquio una Conferenza di pace (“anche con altri attori internazionali”), agita la diplomazia come unica arma per lo stop al conflitto, annuncia che l’ambasciata italiana potrebbe  tornare a Kyiv. Tuttavia ribadisce che vanno chiusi i rubinetti russi, smonta le fake news sui massacri di Bucha “indecenti e vigliacchi”. Di Maio  è reduce dalla due giorni Nato a Bruxelles.  


Ministro, può ribadire che la Nato non vuole la guerra?

“Certo, che non la vuole: è anche il motivo del no alla no fly zone.  Non è creando una guerra più grande che si mette fine a quella in Ucraina”.

 

In certe piazze il rischio Terza guerra mondiale viene usato come alibi per voltarsi dall’altra parte?

“Sarebbe una catastrofe per l’umanità e non è, nella maniera più assoluta, nelle intenzioni degli alleati”.

 

Ma il conflitto sembra non avere una data di scadenza.

“Putin vuole mostrarsi in patria come vincitore: questa guerra sta uccidendo civili ucraini, allo stesso tempo sta distruggendo anche l’economia russa e gli effetti rischiano di far del male a tutta l’Europa. Per questo ogni sforzo deve andare verso la direzione della pace”.

 

E’ un’indicazione nobile, ma anche impalpabile. Come  si muoverà in concreto l’Italia?

“Operiamo su tre fronti”.

 

Ci dica i titoli.

“Fermare il finanziamento all’esercito russo, raggiungere la pace, tutelare la sicurezza in Italia”.

 

Ecco, lei è appena tornato in Italia mentre stanno lasciando il paese trenta “diplomatici” russi sospettati di spionaggio. Matteo Salvini e la Lega l’hanno attaccata: si è chiesto dov’è finito il sovranismo patriottico del Carroccio?

“Eviterei di sventolare una bandierina elettorale, eviterei qualunque tipo di strumentalizzazione”.  

 

La vicenda è inquietante o normale? I servizi russi erano sotto copertura diplomatica in tutta Europa. Ce ne accorgiamo ora?

“Uno dei nostri focus più importanti è la sicurezza nazionale: tutelare il paese e gli italiani non significa compromettere gli sforzi verso la pace o rompere irrimediabilmente le relazioni diplomatiche con altri paesi. Ma qui, tra le varie priorità, in ballo c’è la sicurezza del paese, non possiamo assolutamente trascurare questo aspetto. Per questo abbiamo espulso 30 funzionari dell’ambasciata con passaporto diplomatico o di servizio”.  

 

Lei dice che vanno chiusi i rubinetti alla Russia con nuove sanzioni ed embarghi per piegare il pil di Putin e dunque l’esercito russo, ma ammetterà che all’atto pratico la questione è complicata: è sicuro che l’Europa marci compatta per non parlare dei partiti italiani?

“Serve un’azione coraggiosa dell’Ue, su questo l’Italia darà il massimo. Non lasceremo sole famiglie e imprese italiane. Su questo l’Italia deve portare avanti una battaglia decisa, senza divisioni interne”.

 

Ma i distinguo, i se, i ma e i come iniziano a spuntare nella Lega e nel suo M5s.

“Non ci sono veti italiani a un blocco dell’import di gas russo. Il nostro ragionamento si proietta sul sostegno a cittadini e imprese: adesso, da parte dell’Ue, è essenziale introdurre il tetto massimo al prezzo del gas, oltre che un fondo compensativo, un vero e proprio fondo di emergenza Ue, per andare incontro alle esigenze degli stati membri”. 

 


Nelle ultime settimane ha girato l’Africa a caccia di accordi energetici: cosa ha ottenuto?

“Dopo Algeria, Qatar, Congo, Angola e Mozambico, anche con l’Azerbaigian abbiamo rafforzato la cooperazione in campo energetico. La nostra urgenza è tutelare imprese e cittadini italiani dalla crisi del gas ed evitare ogni ricatto o speculazione”.

 

Cosa si sente di dire a chi  ha posto dubbi sul massacro di Bucha?

“Da Bucha continuiamo a vedere immagini terribili, dall’Italia c’è assoluto sostegno all’accertamento dei crimini di guerra. A Bucha non ci sono finzioni o effetti speciali, ci sono cadaveri di civili ucraini massacrati e trucidati per strada, è una vergogna mondiale.   E’ stata superata la linea rossa”.

 

Sono crimini di guerra.

“Sì, l’Italia garantirà ogni necessario supporto alla Corte penale internazionale anche tramite l’Ue per l’accertamento di questi crimini e dei loro responsabili”.

 

Teme altri raid analoghi a quelli di Bucha?

“Già,  le sconfitte dell’esercito russo potrebbero trasformarsi in una reazione incontrollata, proprio per questo bisogna accelerare con i negoziati, arrivare a una tregua umanitaria e quindi alla pace”.

 

Intanto la Russia è  stata sospesa dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

“E’ un segnale molto importante,  come vede, non si tratta di uno scontro tra occidente e Russia: la condanna arriva dalla comunità internazionale”.

 

Le hanno rafforzato il dispositivo di sicurezza personale dopo le minacce che ha ricevuto via Telegram: è il segno di un clima avvelenato?

“Non saranno le intimidazioni o le minacce a fermare la nostra azione, che ripeto ci deve condurre alla pace”.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.