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Da Petrocelli a Raggi, gli scettici del M5s sulle armi in Ucraina

Dopo il caso del presidente della commissione Esteri del Senato, interviene anche l’ex sindaca. “Inviare le armi è la soluzione giusta?”

Non c’è solo il caso Petrocelli. Il senatore M5s, che pure ricopre un importante ruolo istituzionale, in quanto presidente della commissione Esteri di palazzo Madama, è stato l’unico grillino, tra Camera e Senato, a votare contro la risoluzione per il sostegno, anche attraverso il rifornimento di armi, dell’Italia all’Ucraina. Ma fuori dal Parlamento non è l’unico nella galassia grillina a essere scettico su questa fornitura. Ieri pomeriggio l’ormai silenziosissima Virginia Raggi è intervenuta con un lungo post su Facebook in merito al conflitto in Ucraina corredato da foto di una bandiera della pace. Sin dalla prima breve frase si capisce subito dove l’ex sindaca voglia andare a parare: “Tacciano le armi”, scrive. Poi, dopo una lunga premessa per sottolineare che “l'invasione dell'Ucraina va condannata fermamente” e ringraziamenti a Governo, giornalisti e parlamentari, Raggi spiega la sua posizione sotto forma di domanda retorica: “L’Italia ha deciso di inviare armi per sostenere la resistenza dell'Ucraina. Non ho certezze ma siamo sicuri che questa sia l'unica soluzione possibile? E che sia davvero quella giusta?”. La risposta alla domanda l’ex sindaca della Capitale la lascia alle parole di papa Francesco con cui si chiude il post. “Le ragioni della pace sono più forti di ogni calcolo d’interessi particolari e di ogni fiducia posta nell’uso delle armi”.

 

Più che la linea Petrocelli – accusato anche internamente di essere praticamente un filo russo – l’ex sindaca di Roma sembra sposare le posizioni dei tanti ormai ex grillini “di sinistra” che hanno votato contro la risoluzione al Senato e contro i punti dedicati all’invio di armi e al rafforzamento Nato del più articolato testo della Camera. Dei tre astenuti e 13 contrari del Senato, in 14 sono stati eletti nel 2018 tra le fila del M5s. Fanno eccezione il voto contrario dell’ex leghista William De Vecchis (oggi in Italexit di Gianluigi Paragone) e l’astensione del senatore del Carroccio Carlo Doria. Discorso analogo a palazzo Montecitorio. Dei 25 contrari e 12 astenuti, 33 sono ex grillini divisi tra Misto, il gruppo “L’Alternativa c’è” e due ora in Forza Italia (Veronica Giannone e Matteo Dall’Osso). I quattro resanti sono il segretario di sinistra italiana Nicola Fratoianni e i leghisti Matteo Micheli, Elena Murelli e Vito Comencini.

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