L'analisi

La commozione per Zelensky e l'imprudenza sull'energia: scossa di Draghi al Parlamento

Carmelo Caruso

Il discorso del premier scuote la Camera fra l'invasione in Ucraina e gli errori italiani nella gestione delle fonti energetiche  

C’era lo stesso silenzio di un camposanto. Alle 10.41 Mario Draghi si è presentato alla Camera. Nessun deputato voleva parlare. I commessi tacevano. I giornalisti non scherzavano. Uno solamente ha avuto il coraggio di dirlo: “È vero. stiamo lasciando da sola l’Ucraina”. Gli aggettivi che Draghi ha usato: “Capillare, diffuso, mirato”. Lo dichiarava: “L’esercito russo sta avanzando. 137 soldati uccisi”. Era straziante ascoltarlo. Poi le vittime civili. “Le immagini ci riportano alle immagini più buie della storia europea”. Erano le 10,49.

I russi avrebbero chiesto agli ucraini di trattare e Draghi non ce la faceva a smettere di tossire. Due volte. Ha chiesto l’applauso per l’ambasciatore italiano a Kiev “per la dedizione, Il coraggio”. E ha ringraziato Luigi  Di Maio, il ministro che i russi hanno maltrattato da prepotenti. Esprimeva solidarietà all’Ucraina ,ma sapeva pure lui che non è con le parole che si fermano i fucili. Accanto a Draghi c’era Roberto Garofoli. “Ho la sensazione di essere allo stadio iniziale di un profondo cambiamento dello scenario internazionale”. Voleva dire che la storia lo chiama ad accompagnarci in una nuova epoca. Terribile. Ignota.

Raccontava come aveva passato la notte: un consiglio straordinario a Bruxelles. E confidava che è stato drammatico il collegamento con Zelensky. “È adesso nascosto in Ucraina. Ha detto che non ha più tempo. Che è lui l’obiettivo. Avevamo un appuntamento telefonico alle 9,30. Ma lui non era poi disponibile”.

Venivano le lacrime agli occhi. Diceva che di pomeriggio participerà a un nuovo incontro Nato. 110 milioni verranno destinati all’Ucraina perché “hanno distrutto le fondamenta dell’economia”. Riconosceva che ci ha sperato. “Abbiamo pensato che si potesse risolvere con la diplomazia. Ma Il dialogo è impossibile”. Era disarmato: “La Nato ha preparato 5 piani graduali. La postura è  di difesa”. Trincea. Le forze italiani aumentano. 1400 uomini saranno dislocati. E altre 2000 militari. Al confine. Diceva grazie pure a loro. Alla difesa. Al ministro Guerini. Elencava le sanzioni. Economiche. E poi contro i membri della Duma. Includono blocco depositi bancari. La tecnologia del gas. Della raffinazione. La sospensione dei visti, dei passaporti. Ne arriveranno altre. L’impatto sarà importante per la nostra economia. Il 45 per cento del gas viene dalla Russia. Siamo stati “imprudenti”. Draghi lo ha ricordato. “Dobbiamo procedere spediti per superare la nostra vulnerabilità”. Come noi la Germania. Dobbiamo confidare in pratica nell’estate. A questo si riduce un paese “che non ha saputo diversificare”. Arriverà gas americano. Abbiamo pochi rigassificatori. Si dovrà riflettere anche su questo. Scalcagnati. Quello che siamo sul lato energetico. Questa la verità. Si riapriranno le centrali al carbone. Roba da Verga. Da Novecento. Non siamo neppure capaci di installare pannelli per “ostacoli burocratici” ha detto il premier. Era così che sia avviava alla conclusione.
Lo faceva lodando quel Parlamento che poche settimane fa lo ha trattenuto a Palazzo Chigi. Chiedeva unità: “Dobbiamo rimanere uniti tra noi”. Aveva le guance rosse. Gli bruciavano.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.