lo scenario

Fincantieri e Servizi segreti: ecco le nomine dopo il Colle fra proroghe e partite aperte

Economia e apparati di sicurezza: Draghi ha cercato nelle ultime settimane di chiudere più pratiche possibili per il suo successore

Simone Canettieri

Il futuro governo dovrà decidere i vertici della spa pubblica: l'ad Giuseppe Bono è in uscita. I direttori delle agenzie di intelligence verso la riconferma

Il buio oltre la siepe? No, le nomine dopo il Colle. Il governo che sopravviverà, o nascerà, appresso all’elezione del capo dello stato da lì a poco dovrà mettere le mani su una serie di dossier fondamentali per l’economia, ma anche per l’intelligence del paese. Potere e influenze. Caselle da riempire o prorogare. Un motivo in più che spinge tutti i partiti dell’attuale maggioranza  a rimanere, comunque vada, dentro all’esecutivo che verrà. Per incidere. Il nuovo governo, per esempio, dovrà decidere sul futuro di Fincantieri, la spa pubblica leader della cantieristica navale in Europa. L’ad Giuseppe Bono, 77 anni di cui 20 sulla cresta dell’onda, potrebbe chiudere la sua carriera di ad per diventare presidente (posizione ora occupata da Giampiero Massolo). E al suo posto?


Per decidere sui vertici di Fincantieri, per capire come gestire il derby fra Trieste e Genova, “occorrerà che il quadro politico si sia stabilizzato”, riflettono adesso dal ministero dell’Economia. Il dossier è sulla scrivania di Daniele Franco. Ma è un argomento su cui si possono fare ragionamenti che rimangono, per ora, sospesi in aria. Per il dopo Bono si fa il nome di Fabio Gallia, attuale direttore generale della società. Una mossa che farebbe scalare posizioni a Giuseppe Giorgio e Luigi Matarazzo, due manager del gruppo. Nei partiti, con la testa rivolta a ben altri incastri, nessuno osa addentrarsi in questi scenari. Che però sono lì, fra le cose da fare, quando il grande gioco del Quirinale, e a cascata quello del governo, potrà dirsi chiuso. Eppure le decisioni strategiche da prendere non mancano. Una su tutte: il caso Oto Melara, il braccio di Leonardo che produce cannoni navali. Un asset che interessa a Fincantieri, pronta a offrire 450 milioni di euro, ma anche al gruppo francotedesco Knds che sul tavolo è pronto a mettere 200 milioni di euro in più. L’affaire è scoppiata lo scorso novembre e alla fine ha contrapposto la Lega (a favore di Bono) e il Pd (strenuo difensore di Alessandro Profumo). Chi siederà a Palazzo Chigi (e al Colle) dovrà gestire anche questo groviglio, con ripercussioni geopolitiche da non sottovalutare. 

E quindi? Altro che Papeete bis di Matteo Salvini o mosse azzardate del Nazareno a seconda della piega che prenderà il Quirinale. Per governare questi processi tutti vorranno essere abili, arruolati e convocati. Nell’agenda del governo la prossima primavera ci sono Snam e Italgas, i cui rispettivi ad, Marco Alverà e Paolo Gallo, puntano a una riconferma quasi scontata.

Le decisioni fatali dopo il Colle riguarderanno non solo le aziende partecipate, ma anche gli apparati di sicurezza dello stato. Lo scorso dicembre con una norma nel decreto Milleproroghe è stata allungata la vita professionale di Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza, e Mario Parente, direttore dell’Aisi (Agenzia per l’informazione e la sicurezza interna). Quest’anno sarebbe scaduto l’incarico di entrambi. Ma non sarà così grazie appunto all’intervento del governo Draghi. Un intervento che ha evitato caos politici in primavera, per molti un lascito “nel solco della continuità e delle certezze istituzionali” dell’ex banchiere a chi potrebbe succedergli. Sempre in primavera sarà in scadenza il generale Giovanni Caravelli e anche in questo caso sembra non esserci dubbi: il generale è apprezzato da tutti i partiti, in modo trasversale, oltre che dall’attuale premier. Tanto che è quasi certa la sua riconferma alla guida all’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna). Infine l’esercito: il generale Francesco Paolo Figliuolo ha ricevuto la quarta stella e il comando di vertice interforze (trampolino di lancio, quando l’emergenza Covid sarà terminata, per guidare lo Stato maggiore dell’Esercito e poi quello della Difesa).


 In un certo senso, dunque, i gangli del paese sono al riparo da qualsiasi intemperia. Anche la nomina di Elisabetta Belloni, a capo del Dis e cioè i nostri 007, ha durata di quattro anni. Tutto è apparecchiato dunque affinché l’ipotetico successore di Draghi non si trovi davanti a scelte divisive che potrebbero stressare le istituzioni. Allo stesso tempo, e qui si ritorna a Fincantieri, c’è abbastanza materiale per spingere (ingolosire?) tutti i partiti a non fare colpi di testa. Niente buio, oltre il Colle.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.