Il caso

Green pass su bus e metro, l'ansia del Viminale. E nel centro di Roma obbligo di mascherine all'aperto

La corsa del governo per le nuove misure in vigore dal 6 dicembre. Palazzo Chigi e Speranza lavorano a nuovi spot in tv per sensibilizzare i giovani e i bambini sui vaccini

Simone Canettieri

Preoccupa la gestione dei controlli sul trasporto pubblico locale. A Roma e Milano saranno quasi impossibili. Nella Capitale nel fine settimana tornerà l'obbligo di indossare i dispositivi di protezione all'aperto

La rassegnazione del Viminale piomba sul tavolo dei prefetti e poi rimbalza a Porta Pia, dalle parti del ministero dei Trasporti. Come si farà dal 6 dicembre a controllare il green pass (normale) su autobus, metropolitane, tram e treni locali? La risposta l’ha fornita il premier Mario Draghi l’altro giorno in conferenza stampa: “Si procederà a campione”. Ma a chi spetterà l’onere di dire “prego, favorisca il green pass?”. A Roma, capitale dei portoghesi e cioè di coloro che non fanno il biglietto, a molti già vien da ridere. Su 1.500 autobus in circolazione al giorno, l’azienda può contare su 220 controllori, divisi in almeno due turni. Dunque: un controllore ogni 150 autobus. Da nord a sud gli amministratori aprono le braccia. In Lombardia, l’assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi già parla, con ragione, “di complessità” delle verifiche nelle ore di punta.   Tutti aspettano il decreto. Compreso Beppe Sala.  Il sindaco di Milano è consapevole che potrebbe essere “un problema”. 

La ministra Luciana Lamorgese, abituata da quando è scoppiata la pandemia a veder riempire il sacco del Viminale di incombenze, l’altro giorno in Consiglio dei ministri ha provato a sollevare qualche dubbio sulla fattibilità dei controlli. Draghi le ha risposto indirettamente parlando in conferenza stampa di “forze di sicurezza che dovranno essere  mobilitate in maniera completa, piena”. 

L’adozione del super green pass – valido dal 6 dicembre fino al 15 gennaio –  porterà sicuramente uno sforzo in più per le forze dell’ordine.  Perché per concerti, ristoranti, stadi, feste, cerimonie pubbliche servirà essere vaccinati o guariti dal coronavirus. I sindacati di polizia già protestano: dovranno, tra le altre cose, adeguarsi alle nuove direttive che prevedono l’obbligo vaccinale per gli agenti di pubblica sicurezza. Ma il problema rimangono i trasporti locali. Quelli a cui si ricorre tutte le mattine, specie nelle grandi e medie città per andare a scuola o a lavorare.

C’è un piccolo giallo. Nel decreto, anticipato da Palazzo Chigi e poi illustrato dal premier, si fa riferimento al trasporto pubblico locale dove diventerà obbligatorio il green pass normale, quello cioè che attesta la vaccinazione o il tampone negativo. Nel testo però ancora non è specificato. Dal Viminale e dal ministero dei Trasporti assicurano che alla fine questa norma, nonostante di complicata attuazione, diventerà legge e quindi finirà in Gazzetta ufficiale. A ieri era in forse, nelle more di articoli che richiamavano a precedenti provvedimenti. Almeno così risultava, per esempio, ai vertici di Atac, la più grande azienda italiana di trasporto pubblico locale. Ma alla fine Palazzo Chigi in serata ha fugato qualsiasi dubbio: nel decreto entrano anche gli autobus e le metropolitane.

Dunque spetterà alle forze dell’ordine, con controlli a campione, richieder il green pass ai viaggiatori. E i controllori cosa faranno? Anche su questo punto si brancola un po’ nel buio. Perché la divisione dei compiti non è chiara. C’è ancora tempo per cercare di oliare la macchina, questo sì. Ecco perché tutte le prefetture iniziano a fare ricognizioni con tavoli specifici per capire i punti più critici. Draghi sembra intenzionato ad andare più che dritto per “salvare il Natale”.

In questi giorni Palazzo Chigi e il ministero della Salute stanno lavorando a una comunicazione specifica e a doppia gittata. Da una parte il ministro Roberto Speranza farà partire una campagna di sensibilizzazione per incentivare la vaccinazione fra i giovani e i bambini; dall’altra il governo si occuperà di spiegare l’importanza di tutti i provvedimenti che scatteranno dal 6 dicembre. Saranno previsti spot sulle tv nazionali. E si cercano ancora una volta testimonial che possano convincere e creare empatia con chi guarderà gli spot, magari mosso da dubbi.

Manco a dirlo il caso più complicato da gestire e controllare rimane Roma.  Da questo fine settimana nel centro della città ci sarà un filtraggio per evitare assembramenti. E inoltre sempre in centro, nelle vie dello shopping, la mascherina all’aperto tornerà obbligatoria. I controlli per il super green pass, uniti a quelli per metro e bus con gli stadi tornati a ospitare il pubblico chiederanno uno sforzo straordinario. “L’impegno – dice il prefetto Matteo Piantedosi – è raddoppiato rispetto allo scorso anno, ma riusciremo a razionalizzare al meglio le forze”.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.