L'intervista

"Il ddl Zan è una ferita ma non rinunciamo al campo largo". Parla Irene Tinagli (Pd)

"La sinistra non si ammali di pensionite"

Carmelo Caruso

"La manovra è una manovra targata Pd. Troppe volte si è creduto di risolvere tutto pensionando. Un errore. Sul ddl Zan il Pd ha avuto coraggio. Non abbiamo sbagliato". Parla la vice di Enrico Letta

“Una sinistra matura, adulta, non può ammalarsi di pensionite”, e ancora “l’affossamento del ddl Zan è una ferita profonda. Non si è spezzato, tanto e solo, il rapporto fra il Pd e Renzi, ma fra politica e cittadini. Si deve lavorare per ricostruire”. Il Foglio intervista la vicesegretaria del Pd, Irene Tinagli. La manovra, le pensioni, il Quirinale, i rapporti tra le forze di centrosinistra, saranno gli argomenti. Cara (vice) segretaria, ieri il governo ha approvato la legge di Bilancio e tutti i partiti ne vogliono già ri-vendere un pezzo (“è mio, è mio”). Qual è il “pezzo” del suo Pd? “Un pezzo? Non abbiamo chiesto un pezzo ma proposto un approccio e il governo lo ha fatto suo. Si può riassumere così: dalle quote ai bisogni. Fondo per parità salariale, stabilizzazione dei congedi di paternità, risorse per il personale degli asili nido e poi la riforma degli ammortizzatori sociali. Non abbiamo fatto l’assalto alla diligenza. Abbiamo fatto un’altra cosa. Abbiamo fatto questo”. Il governo ha rifinanziato il Rdc con l’aggiunta di un miliardo di euro e grazie alla telefonata (dice lui) di Giuseppe Conte. E invece come cambia questo Rdc? “Cambia seguendo l’impostazione che avevamo auspicato: non l’abolizione secca ma una revisione di criteri per prevenire gli abusi e renderlo, si spera, più efficace. Il Rdc cambia con controlli ex ante, miglior utilizzo delle banche dati, paletti più stringenti”.


Passiamo alle pensioni. Mentre Draghi illustrava la legge di Bilancio, la Fiom annunciava lo sciopero che il premier (ha detto) non teme. Se dovesse esserci uno sciopero generale, lei da che parte starà? Con la Cgil di Landini o con i ministri del governo? “Io, come ha dichiarato Draghi, mi auguro che lo sciopero non ci sia. Mi permetto di suggerire ai sindacati di valutare la manovra in maniera complessiva e non a partire da una misura. Draghi ha lasciato la porta aperta. Ha parlato di correttivi. Non è stato categorico. La soluzione del governo rimane una soluzione di buon equilibrio. Opzione donna, Ape, uscita per lavori gravosi. E ripeto. Draghi non ha chiuso”. Ma ha precisato che non si ritornerà mai più al “retributivo”. Dire che questo sistema pensionistico basato sulle quote è insostenibile, secondo lei, è da “nemici del popolo” o al contrario è di sinistra, da sinistra matura? Cosa ne pensa? “Che non si può tornare indietro e non si può in nome della sostenibilità. Chi vuole tornare indietro vuole mandare il paese in bancarotta. Altra cosa è agire con correttivi, tenere in conto i bisogni di lavoratori impiegati in mansioni troppo gravose. Una sinistra matura non può non tenere conto del mondo che è cambiato. In Italia ci si è ammalati, troppe volte, di pensionite”.

 

Che tipo di malattia è? “E’ l’idea che tutti i guasti si possono risolvere pensionando. Non è così. Il problema delle carriere discontinue non si può risolvere solo pre-pensionando anche perché le interruzioni accadono ormai a tutte le età, anche presto, così come il problema della cura dei bambini o degli anziani non può essere risolto pre- pensionando le donne. Va invece rafforzato il sistema di formazione continua, dei servizi per l’infanzia, per gli anziani e la non autosufficienza. Occorre un Welfare mix totalmente nuovo”. Ragioniamo di Quirinale. La entusiasma questo “ippodromo”? Si dice che siano stati già “bruciati” nomi come quello, importante, di Paolo Gentiloni. Sul serio, come teme qualcuno, rischiamo di perdere Draghi a Palazzo Chigi e non riuscire a eleggerlo al Quirinale? “Questo ippodromo, questo gioco, rischia di essere pericolosissimo. Non mi entusiasma. Mi preoccupa. Sono dichiarazioni che agitano, confondono. Confido che i parlamentari si sottraggano”.

 

Lei si fiderebbe di questo Parlamento che si è esercitato sul ddl Zan e dato prova di fellonia? “E’ accaduto qualcosa di più importante. Ritengo che il parlamento con quel voto, il voto sul ddl Zan, abbia dimostrato di non riuscire a percepire i sentimenti di un paese. Si dice la tattica. So pure io che ci sono momenti in cui si negozia ma ci sono anche momenti in cui bisogna avere il coraggio di confrontarsi con trasparenza, sincerità e andare fino in fondo”. E’ sicura che il Pd, il suo segretario, non abbia sbagliato strategia, osato l’inosabile? Il Pd ha sbagliato a volere a tutti i costi questa legge? “Il Pd ha dialogato ma ha anche deciso che sullo Zan servisse coraggio. Il Pd non ha sbagliato. Ha scoperto le sue carte, ha portato avanti una battaglia che è in sintonia con i sentimenti del paese. Lo ha fatto anche quando è stato lasciato solo da altre forze della coalizione. E’ stata questa l’altra amarezza”.

 

Con Matteo Renzi si è dunque rotto il rapporto di fiducia? “Quel voto ha provocato una ferita profonda, non tanto e non solo nei confronti del Pd. Ma nei confronti dell’elettorato, del paese. L’assenza di Renzi al Senato è stata l’emblema”. Si frantuma quindi la possibilità di un’alleanza? “Grazie alla collaborazione fra il Pd e le altre forze di centrosinistra abbiamo ottenuto lo straordinario successo delle amministrative. Quello che è accaduto sul ddl Zan è una frattura profonda. Ma noi andiamo avanti con la speranza di poter ricostruire un campo largo di centrosinistra capace di ridare autenticità alla politica e fiducia ai cittadini”.

 

Di più su questi argomenti:
  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.