Il retroscena

Quirinale, con i partiti impazziti c'è l'ipotesi Amato. Anche solo per due anni

Per iniziare la partita del Colle Letta e il Pd puntano sul risveglio brusco di Berlusconi: "Meloni e Salvini lo stanno prendendo in giro". Ma rimangono i veti

Simone Canettieri

Il ritorno del Dottor Sottile. A sette anni dalla delusione rimediata con Mattarella, il vicepresidente della Corte Costituzionale si offre come pacificatore del Parlamento balcanizzato

E’ la soluzione ponte. A spiegarla sembra impossibile.   Sarebbe un unicum. E però queste voci di dentro (al Palazzo) iniziano a essere tante.  Vanno  registrate. Nel rompicapo Quirinale  prende quota l’ipotesi Giuliano Amato. Niente di inedito. Un film già visto sette anni fa. Con esiti noti. Ma questa volta c’è  una gustosa particolarità: il vicepresidente della Consulta sarebbe pronto a entrare in scena se dovesse impazzire il budino anche solo  per due anni. Il tempo di nuove elezioni e dunque di un nuovo Parlamento. Si parla di Amato con due precondizioni. Se Mario Draghi si sfilasse dalla corsa per il Colle. E se Sergio Mattarella dovesse confermare  la sua indisponibilità per un bis. Scenario ideale per prove di forza. E per una soluzione “sottile”.  
 

Come il famoso dottore Amato, il laico che piace alla Chiesa e il tecnico che piace ai politici, ha 83 anni. E dal palazzo trapezoidale della Corte, con vista Quirinale, continua da giurista ad appassionarsi alla politica. Sette anni fa Mattarella fu la sorpresa e lui l’ovvio. Ha attraversato la Prima repubblica (tutte le sfumature di socialismo) e vissuto di sponda la Seconda (nel centrosinistra con ottimi rapporti di vicinato con Forza Italia). Fino al ritiro del 2008. Che tale alla fine non è mai stato E’ stato vicino alla partitocrazia (a partire dal Psi) e poi ha cercato di riformarla. Ha un curriculum da riserva della Repubblica (giurista e accademico, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001). E i maligni aggiungono: da catalogo di Divani & Divani. E’ di sicuro un busto in questa galleria di “perenni quasi quasi”.

Il fatto è che in giorni di nebbia fitta, come gli attuali, il suo nome è rispuntato fuori. Con forza. E’ rimbalzato dalle parti del M5s fino a quelle del Nazareno. “Ah”. Con diverse sfumature e interpretazioni. 

Amato sarebbe pronto a sacrificarsi se tutto il banco dovesse saltare. Se il Parlamento più incontrollabile del mondo dovesse iniziare a girare a vuoto. Un impiego per due anni. Come punto di caduta di partiti litigiosi e incapaci. Un escamotage, chiaro, anche dai dubbi profili costituzionali. Da fugare in premessa magari nel giorno dell’insediamento.  
La faccenda è complicata. E bisogna sempre partire da Mario Draghi. Siamo sicuri che il premier si fiderebbe di un sì dei partiti alla sua candidatura sapendo quello che può accadere nel segreto dell’urna ai parlamentari impauriti dal voto anticipato? E ancora: posto il “no” di Mattarella a un secondo mandato a termine (come fu per Giorgio Napolitano) cosa potrebbe accadere nel centrodestra? 

La speranza che il Cav. si svegli di botto, e di pessimo umore, dal sogno quirinalizio è la carta su cui puntano rossogialli e centristi. Per iniziare la vera partita per il Colle. Enrico Letta lo ha detto in chiaro ieri durante la direzione del Pd: “La mia analisi è che fino al Quirinale il centrodestra non si muoverà da nessuna parte, Berlusconi ha scelto di farsi prendere in giro da Salvini e Meloni e di chiudersi in questa grande finzione fra di loro, che bloccherà tutto”.

Un ragionamento sciorinato dal segretario dem e che forse trova d’accordo anche Letta, Gianni, che del modello Ursula è gran seguace. 

D’altronde il più grande generatore automatico di candidati alla presidenza della Repubblica è pronto a mettersi in moto. Si tratta del Pd e zone limitrofe. Ce n’è per tutti. Come sempre. Ma questa volta la situazione appare complicata. “Si rischia la crisi politica a forza di bruciare i nomi migliori per il Quirinale”, avverte per esempio Luigi Di Maio, ormai specialista del passo doble.  L’ipotesi del caos è lontana, come non è vicina quella della certezza. 

In questa fase si fanno avanti mediatori e uomini di buon volontà. Convinti di poter  mettere insieme tutti.  E di poter sbloccare un’eventuale stallo. A a fronte, certo, di un patto politico largo e di ampio respiro. In questo scenario, ancora avvolto da troppi condizionali, spunta l’ipotesi Amato. Un ponte sottile ma solido verso la fine della legislatura. Se tutti gli dicessero: vai, ci siamo. Un’operazione così arzigogolata – due anni e  poi un altro voto – che ci credono in pochi. Eccetto forse il sottoscritto. E chi lo sta incontrando in queste ultime settimane.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.