Meloni, Salvini e la sconfitta. La leader di FdI la analizza, il leghista la nega
La leader di FdI fa autocritica mentre il segretario della Lega sostiene che quello del centrosinistra è un risultato mutilato, perché i "sindaci sono stati eletti da minoranze di minoranze"
“Certo, avremmo preferito vincere a Roma invece che perdere, ma i cittadini hanno sempre ragione. Il dato su cui ragionare però è il non voto, che in certi quartieri ha superato il 70 per cento". Salvini fa come la volpe della famosa favola di Esopo che, non riuscendo a raggiungere i grappoli d'uva che pendevano da una vite, si allontana dicendo "Tanto erano acerbi". E così, invece di ammettere la sconfitta, il segretario della Lega in conferenza stampa a Catanzaro sostiene che comunque quello del centrosinistra è un risultato mutilato, perché i "sindaci sono stati eletti da minoranze di minoranze". Nessuna autocritica nelle parole di Salvini. Anzi. “Se la matematica non è un’opinione", dice, "nelle tre grandi città capoluogo ognuno ha riconfermato il suo sindaco mentre nei comuni più piccoli il centrodestra aumenta a ora di due sindaci rispetto a quelli che aveva prima”.
Molto più franca è l'analisi di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d'Italia ammette che "il centrodestra esce sconfitto alle amministrative: non riusciamo a strappare al centrosinistra le grandi città. Ma è una sconfitta, non una débâcle". Débâcle semmai è quella del M5s, dice Meloni, con il Pd che "sta festeggiando sulle spoglie degli alleati grillini".
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