Il retroscena

Michetti chiede un incontro segreto a Raggi per chiederle l'appoggio al ballottaggio

A Roma il tribuno non convince. Preoccupa soprattutto la seconda fase delle elezioni. Il suo entourage cerca una sponda con la pentastellata

Simone Canettieri

I pontieri del candidato di centrodestra al lavoro per ottenere dalla sindaca del M5s i voti al secondo turno

Enrico Michetti ha chiesto un incontro riservato a Virginia Raggi. Vuole proporle un patto. Attenzione: non punta a un complicato apparentamento. No. Al tribuno radiofonico basterebbe anche solo un “segnale”, tra il primo e il secondo turno, della grillina. Un messaggio di non ostilità. Un mezzo endorsement. Anche un post su Facebook. Per fare in modo, insomma, che l’elettorato M5s non vada tra le braccia di Roberto Gualtieri al rush finale. 

Michetti da settimane ha dismesso i panni dell’ottimismo. All’inizio, nelle riunione ristrette, si diceva convinto di vincere al primo colpo. Senza ballottaggio. Sì. Chi lo ascoltava metteva su sorrisi di circostanza, poi abbassava lo sguardo. Ora il prof. si è fatto realista. O qualcuno forse gli ha messo una mano sulla spalla: “No, Enri’, non è così”. 

 

Elezioni Roma, la strategia di Michetti per attirare i voti del M5s

 

I più preoccupati vivono a casa Meloni: di tutta la coalizione Fratelli d’Italia è l’unico partito ad aver il polso della città. Fino a quando i sondaggi erano pubblicabili davano tutti il medesimo esito: in un ipotetico ballottaggio contro l’ex ministro dell’Economia, il candidato del centrodestra perderebbe.  

Ecco perché nei giorni scorsi chi sta vicino a Michetti ha chiesto a “mondi amici” di Raggi di aprire un dialogo. Una trattativa. “Enrico vuole parlare con Virginia: dovrà essere un incontro segretissimo”, è stata la raccomandazione in una città che è provincia prima ancora che Capitale. 

Il Foglio però ha intercettato l’invito, prima che arrivasse la risposta finale della sindaca di Roma. Il cerchio magico del tribuno crede che “tra gli elettori del M5s ci sia ancora uno zoccolo duro che viene da An”. L’operazione così spericolata e dilettantesca è partita, ma non è arrivata a buon fine. Addirittura gli uomini e le donne che stanno intorno al candidato di centrodestra hanno speso il nome di Giorgia Meloni per assicurare che “anche lei è favorevole a questa operazione: facciamoli incontrare”.  

 

Michetti non se la passa benissimo. E’ infilzato dal voto disgiunto che si fa largo dalle parti di Forza Italia e anche dalle parole nette di Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega, che gli preferisce Carlo Calenda. Nel comitato elettorale del “tribuno meravijoso” c’è un muro di preoccupazione e sfiducia che si taglia con il coltello. Uno stato d’animo che accomuna Lega, FdI e Forza Italia. Anche oggi Giorgia Meloni alle 18 se lo caricherà sulle spalle per l’ennesimo comizio congiunto. Cioè funziona così: il comizio lo fa lei, Giorgia, prende un sacco di applausi e ovazioni. Pausa. Poi lo chiama (“Vieni qua, Enri’”) per fargli fare un intervento. Quasi sempre disconnesso, che dura tra i due e i quattro minuti. Oggi la presidente di Fratelli d’Italia spunterà in periferia alla fine della Casilina, a due passi dal Gra. Sarà l’ultimo sforzo. Michetti chiuderà da solo la campagna elettorale nel primo municipio, cuore del partito della ztl.  

Tutti sperano che vada – salvo cataclismi – al ballottaggio superando il 30 per cento. Comunque sempre troppo poco per vincere al secondo turno.  Da queste premesse è nato il tentativo di agganciare Raggi in ottica ballottaggio. Tana.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.