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Fratelli d'Italia sotto le guglie del Duomo

Meloni fa il pieno a Milano. È il rave della Maduninna. Ha già sorpassato Salvini

Carmelo Caruso

Strappa la piazza alla Lega e trasforma l’evento a sostegno del candidato Bernardo in un comizio contro il governo: “La riforma del catasto è macelleria sociale. Follia. Io faccio solo domande. No vax io?”

Milano. Non vinceranno. Hanno vinto. Potete pensare tutto quello che volete di Fratelli d'Italia. Potete dire che non hanno classe dirigente. Potete dire che non hanno una politica economica. Che sui vaccini non hanno capito nulla. Potete dire che Giorgia Meloni è una irresponsabile. Potete pensarlo. A loro tanto non importa. A Milano, a piazza Duomo, alla presenza di Giorgia Meloni, il popolo di Fdi, i “meloncini” ballano e cantano, si scatenano. È questo il “rave della Madunnina”. Vittorio Feltri, candidato capogruppo Fdi, che tutti vogliono toccare, conferma di essere il direttore incorreggibile che cerca ancora lettori e non elettori. Il suo “menefotto” è ormai la marcetta dell’uomo libero ma è ancora uno stratagemma giornalistico. È lui la massima espressione di questa piazza. È questa la piazza del me ne infischio. Se ne infischiano dei risultati delle amministrative. Se ne infischiano perfino di salire sul palco. “Coordinatore Maullu ma dove sei? Devi salire! Vieni!”. Se ne infischiano della responsabilità. Se ne infischiano della candidatura di Luca Bernardo. La militante ne parla come un parente che va aiutato fino al 4 ottobre. Non lo prendono neppure sul serio ma dicono solo “e vabbè si sa che perde. Allegria. Sta per finire”. Ignazio La Russa urla a squarciagola “non sarà un’avventura” di Lucio Battisti, il deputato milanese Marco Osnato “Sono le venti” degli Audio2 e poi “Viva la mamma”. La studentessa Alessandra, alza la bandiera di partito che conserva ancora la fiamma. Sono rimasti quelli che sono sempre stati. Si, di destra. Lo dicono. Non se ne vergognano. Mentre Milano si copriva di nuvole, 1.500 “meloncini”(posti a sedere) hanno intonato tutta la discografia di Battisti, di Pupo. Il colonnello di Fdi, De Corato, un simbolo qui in Lombardia, batteva i tacchetti perché dal palco il deejay passava la “fanfara dei bersaglieri”.

Giorgia Meloni ha riempito la piazza che ha strappato a Salvini, di rapina. L’ha riempita grazie ai fratelli più fratelli d’Italia, i La Russa, che hanno chiesto aiuto a casa: sono venuti militanti anche dalla Sicilia. E hanno fatto bene. È stato uno spasso vedere la Meloni chiamare il tontolone Bernardo e spiegargli: “Vieni Luca, vieni dai”. Sembrava la mamma che diceva al figlio: “Dai, non arrossire. Ce la puoi fare”. Lo ha fatto parlare tre minuti. Poi ha capito che l’impasto non era venuto bene e lo ha lasciato tornare al banco.

 

Perché in questo momento la Meloni funziona più di Salvini? Perché attacca con il mirino e perché quando parla degli “80mila immigrati” è feroce, più feroce di Salvini. Quando tocca l’apice capovolge tutto e cerca la risata. Il Pd e i suoi uomini diventano “majorettes dei poteri forti”. Sul green pass chiede “ma non è che stiamo facendo qualcosa di curioso? Sono forse no vax?”. Ma è abile. Dice che il problema sono “i pochi mezzi di trasporto che mancano e che alla fine il green pass è un modo per non parlare di questo”. E sempre ripete: “Ma si potranno dire queste cose? La normale sono io, siete voi”. Il Covid diventa “una mangiatoia”. Domanda: “La magistratura dove è?”. La lotteria degli scontrini ? “Solo Mugabe”. I banchi a rotelle ? “A che servono?”. Bersaglia il reddito di cittadinanza “Confermo. Metadone di stato”. Attacca il governo sul catasto: “È macelleria sociale. Follia. Ci opporremo!”. E di nuovo il metodo delle domande: “Sala ha lavorato bene? Che ne dite”. E parte il coro: “Nooo”. E poi “poteri forti, centri sociali occupati. Salotti. Noi non è possiamo più”. Chi è Sala? E lei: “Quello che va a braccetto con Carola Rackete. Sala????”.

 

Anche il cielo l’ha premiata. La pioggia non cadeva. Alla fine, Feltri, sul palco, le ha offerto un mazzo di rose “perché hai portato un partito condominiale a essere il primo partito”. A quel punto lei ha ordinato: “Sventolate le bandiere, che devo fare il mio solito selfie”. Feltri ha anche detto: “Cara Giorgia, sono indegno di essere tuo capolista”. E lei: “Non dirlo, abbiamo sempre Di Maio agli Esteri”.

È finita con  la piazza che è stata recintata dalla polizia, caschi, furgoni e blindo.  Quando la Meloni ha finito di parlare, a piazza Duomo, è confluito un corteo di Cobas, no vax, no tutto. Come se bastassero i fischi, gli scontri a fermare il “metodo Meloni”. Si è ormai impadronita non della piazza che fu di Salvini, ma, si ripete, di una tecnica. Tutte quelle cose che diceva le diceva sorridendo. Erano parole dure, ma chi se ne accorgeva ?

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.