L'intervista

Jacobs: "Macché simbolo dello ius soli: io corro. Roma 2024? Che grande peccato"

Viaggio a Roma Nord a casa del campione tra complotti, veleni e la fidanzata Nicole: "Piaccio su Instagram perché sono spontanea. E mercoledì vado in tv"

Simone Canettieri

Il campione italiano al Foglio: "Non sono preparato sul dibattito politico, e non mi interessa. Voglio essere giudicato in pista, non seguo la politica". E sul no di Raggi ai Giochi? "Che dispiacere, dopo Tokyo siamo davvero carichi, ci rifaremo a Parigi"

“Lo ius soli? Mah, non lo so, non voglio essere un simbolo, io corro. Non mi interessa la politica”. Tra le mani non stringe il testimone. E nemmeno la bandiera dell’Italia. Ha due bustoni stracolmi della spesa. Casse di bibite in vetro, verdura, frutta, pane. L’uomo più veloce del mondo è appena tornato dalla cosa più scontata della terra: andare al supermercato con la fidanzata. Insomma, te la do io Tokyo. O meglio: bello mio te tocca pure a te, come dicono quassù, a collina Fleming, Roma nord in purezza, tana di Irriducibili laziali. Marcell Jacobs ormai sente puzza di giornalista lontano un miglio. Anzi, cento metri. E appena gli vengono fornite le generalità – è pur sempre un poliziotto – sembra ritrarsi.

Si sta qui sotto lo scoppio del sole, tra le palazzine ocra con le tapparelle abbassate, per parlare con l’eroe tornato in patria.

Ecco, mister Jacobs, che ne pensa dello ius soli?

“Non mi interessa, non sono preparato. Non voglio essere usato”.

Ma come: tutti la rincorrono.

“Sono ignorante in materia, e francamente questa roba mi interessa il giusto”. Non si sente dunque un simbolo, un vessillo da far sventolare di qua e di là? “Sono arrivato lunedì sera. Non ho letto nulla su questo argomento. Direi cose per accontentare o scontentare qualcuno. Faccio l’atleta. Voglio essere un simbolo per quello che faccio in pista”. 

 

Intanto però le accuse di doping che piovono dagli Usa rimbalzano su Corso Francia. E diventano chiacchiere da ballatoio per chi non è scappato ancora a Fregene. Complotti e rivelazioni. I vicini raccontano che fino a qualche mese Jacobs non fosse così massiccio. C’è addirittura una signora che confida di aver visto arrivare, prima dei Giochi, “pacchi e pacchi di scarpe da corsa magiche”. Con un chip di 5G?. “Pacchi e pacchi, ma non voglio essere citata”, premette la signora che ha avuto conferme “anche da quanto letto su Facebook”. Andiamo alla fonte.

Jacobs, i media americani hanno gettato ombre su di lei: chissenefrega, giusto?

“Io sono contento e sono tranquillo e sereno. La pressione non mi spaventa”.

E il no di Raggi alle Olimpiadi del 2024?

“Un vero peccato. Dopo un’Olimpiade così sarebbe stato il top disputare la prossima a Roma. Mi è dispiaciuto. Tuttavia siamo carichissimi per Parigi. Ma so, e ho visto, che dietro a questo evento c’è una grande organizzazione”.

Vorrà mica dire che Raggi non ce l’avrebbe fatta? Meglio non indagare. Il sole non dà tregua. Il campione si ripara all’ombra di un balcone. Ha una maglietta di spugna e i pantaloncini neri (“sto schiumando”). Al collo – del diametro di uno pneumatico da jeep – niente medaglie d’oro. Ma una collana di diamanti che luccica.

La fidanzata Nicole Daza sorride. E’ lanciatissima. E’ la Kim Kardashian di Novi Ligure.   
“Prima dell’oro di Marcell avevo seimila follower – racconta fiera la futura signora Jacobs – adesso sono salita a 29mila. Piaccio come persona, metto le foto e le stories dei nostri figli. E poi noi siamo una bella coppia”. Pronta per la tv? “Sììì. Mercoledì vado a Rai1. Poi abbiamo già avuto altri inviti”. Si sposeranno il 27 settembre 2022 a Desenzano del Garda, altro che America. Condividono tutto. A partire dal tatuatore. Sembrano una coppia della Nba o del Jersey Shore. Nicole indossa un vestitino bianco, leggero. Pelle bruna, sorriso durbans, prima sottolineava come il suo profilo Instagram, “così spontaneo”, le dia tante soddisfazioni. “Ho tutti commenti positivi, zero odiatori: non è scontato”. 

 

Ci sarebbe il racconto della Roma del figlio adottato dal ponentino, di cui già si conoscono un po’ di cose:  allenamenti all’Acqua Acetosa, mare a Ostia, cene da Zuma, shopping in centro, evasioni di carbonara (mangiata subito appena sbarcato in un locale a Ponte Milvio). Scatto di Marcell: “Amo Roma, mi ha dato tanto. Guardi il tatuaggio con il Colosseo e il gladiatore”. Jacobs sembra scolpito da un ebanista, anche se conserva gli occhi del bimbo che correva dietro le moto in cortile. Si va di provocazione. “La città è sporca? Un po’ in alcuni tratti sì, ma l’adoro”. E’ tutto così glocal qui: Tokyo, Roma, Desenzano, Suburra, i complotti, le ombre, la monnezza, le Nike. Sbuca dall’inizio del viale la mamma, Viviana, con tribù bresciana al seguito. “Marcell andiamo a pranzo”. Meglio non rincorrerlo. Bisognerebbe dirlo anche alla politica. 
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.