Dopo lo schiaffo

Salvini irritato corre a vaccinarsi. Draghi: "Basta propaganda no vax"

Il premier non ce l'aveva con lui ma con le parole che ripete

Carmelo Caruso

Sorpreso, infastidito. Il leader della Lega dopo lo schiaffo del premier si vaccina e si sfoga: "Non me lo merito. Non lo dimentico". Draghi è stanco della propaganda no vax e sull'influenza che ha sulle vaccinazioni

Roma. Continua a non capire. Mario Draghi gli ha dato dell’irresponsabile, gli ha detto che “chi fa appelli a non vaccinarsi fa appelli a morire”. E lui? Posta sui suoi social un qr code per far intendere che si è vaccinato (lo ha fatto). Lo posta di sbieco. Fa l’ambiguo. Anziché dire “Ma scherzate? Io non sono un no vax. Basta! Vaccinatevi tutti. Adesso voltiamo pagina. Parliamo di Pnrr” scrive: “A volte nei palazzi della politica combattiamo da soli”. Su una cosa ha però ragione Matteo Salvini. Draghi non ce l’aveva con lui ma con le parole che ripete.

 

Quella che per il leader della Lega non è altro che una posizione politica, a suo modo legittima perché “anche in altri paesi europei si discute se vaccinare i minorenni”, per Draghi corrisponde a sabotare una campagna vaccinale, ad alimentare una propaganda guasta. Adesso è chiaro perché Draghi ha utilizzato quelle parole energiche in conferenza stampa? Innanzitutto, un avviso al Pd, che sorride divertito e nota adesso: “Avete visto che figura ha fatto?”. E’ giusto ricordare che su un argomento sicuramente incomparabile, ma ritenuto dal premier una fesseria, la tassa sull’eredità lanciata da Enrico Letta, l’effetto era stato simile. Poco meno di uno schiaffo, molto più che un rimprovero. Come si è arrivati alla severitas del premier?

 

Prima di sedere in conferenza stampa, i due hanno avuto una conversazione telefonica. Bisogna infatti distinguere il Salvini di scena dal Salvini al telefono. Avevano parlato di Green Pass, di tamponi a prezzi calmierati. Salvini si è mostrato  il leader di una forza leale. Il suo partito è  decisivo per quanto riguarda i dossier del Pnrr senza quelle ambiguità finora manifestate da Pd e M5s. C’è un rapporto solido. Quando Draghi lo redarguiva, dicono che fosse in viaggio. Dopo aver ascoltato quelle parole si racconta, ancora, che abbia risposto: “Non me lo merito. Non lo dimentico”.

 

E voleva suggerire, e non aveva neppure torto, che le insidie di governo sono finora arrivate da altri: “Sulla giustizia viene posta la questione di fiducia per superare l’ostilità del M5s. La maggioranza la sta spaccando il Pd di Letta con la sua battaglia sul ddl Zan. Lo trovo sorprendente, ingeneroso”. Qualcuno deve provare quindi a spiegargli cosa ha fatto esplodere Draghi. Si tratta dei numeri dei vaccinati. Dalla Presidenza del Consiglio si pensa che non siano ancora sufficienti. Lo sa Salvini che la variante delta è contagiosissima e in particolar modo fra i giovani? C’è poi la campagna di persuasione che da mesi viene portata avanti. Se fosse più astuto, si sentirebbe lusingato dal rimprovero di Draghi. Gli riconosce in quanto leader di un partito un ruolo e gli consegna un compito: “Chi meglio di te, può spingere gli scettici a vaccinarsi?”.

 

Dicono infatti che non ci fosse “tattica”, che “l’attacco non voleva esser personale” e che “questa non è politica ma solo una grande questione di salute pubblica”. Ma questo non lo dice Draghi. Lo dice chi ci parla. Cosa dicevano invece i leghisti di come è stato mal-trattato il loro leader? “Che quel colpo è arrivato a freddo”. Altri: “Forse gli servirà da lezione”. I leghisti di governo: “Ma lo volete capire che siamo tutti vaccinati?”. C’è poi un’altra schiuma di Lega. E’ quella di Claudio Borghi e di Alberto Bagnai. Hanno annunciato la partecipazione alla fiaccolata contro il Green Pass che si terrà il 28 luglio a Roma. Ha ragione (quante volte in quest’articolo la si è data) Salvini. Non basta vaccinarsi contro il Covid. Deve vaccinarsi da questi.


  

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.