La giornata a palazzo chigi

La severità di Draghi. Tramortisce Salvini e smaschera Conte

“L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire"

Carmelo Caruso

Il premier presenta il Green pass e annuncia la fiducia sulla giustizia. Severissimo contro il leader del Carroccio che fa campagna antivaccinale. La Lega ottiene ristori sulle discoteche ma perde su tutta la linea

A che serve nasconderlo? È stata una giornata difficile. Si scrive a ridosso della chiusura del giornale. Mario Draghi si è presentato in sala stampa alle 19,40 dopo un Cdm importante. Il più importante. Ha presentato il decreto che estende il Green pass. Ha detto questo. È stato severo: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire. Il Green pass non è un arbitrio ma la condizione per tenere aperto il paese. La variante Delta è minacciosa”. Ha anticipato che il governo chiederà la fiducia sulla  giustizia.  Ha fatto quello che aveva in testa di fare.


Perché è stata una giornata difficile? Perché un partito ha intossicato il dibattito sul Green pass. Quel partito è la Lega. Solo per raccontare il metodo del suo leader. Era finita la cabina di regia, stava per iniziare il Cdm e Matteo Salvini cercava già di storpiare la verità. Voleva fare passare per successo quello che lui, fin dalla mattina, indicava come una catastrofe. Non voleva il Green pass. Il Green pass ci sarà. Chiedeva le discoteche aperte. Al momento restano chiuse. Ha detto: “Grazie a noi si circola liberi sui tram”. Nessuno al governo pensava di imporlo sui mezzi di trasporto. Si ripete tutto questo solo per ricordare (ancora) che governare è qualcosa di complesso e non il suo “cari amici, grazie a noi...”. E’ stato maltrattato da Draghi. E’ giusto che adesso rifletta. I telegiornali avevano predisposto il grande collegamento, i cronisti avevano invece messo in conto che la conferenza stampa, convocata dopo la fine del Cdm, dipendeva da troppe circostanze.

 

Si è atteso infatti che Lega finisse la sua “battaglia liberale” in Cdm: “Non volete aprire le discoteche e allora servono risorse vere”. Ha ottenuto i ristori. Quello che ieri si è provato a fare era politica: si è trattato. Perché non dirlo? Ci si avvicinava alle richieste delle regioni e si smussava il rigore di Roberto Speranza sul cambio di colore. Prima la cabina di regia che si allungava, poi il Cdm che bisognava chiudere in fretta. Per un’intera giornata l’unica notizia che filtrava era: “Si discute”. Giancarlo Giorgetti, che è un uomo di maniere, le sue, dicono abbia spiegato in consiglio che bisogna fare le cose per bene. E’ ormai un esperto di transizione. Di passaggi. Ha introdotto il tema dei tamponi a prezzi sociali. Ed è un tema vero. Ma non è un tema anche l’angoscia di Draghi? Quale altre parole poteva utilizzare per motivare gli italiani a vaccinarsi? Ha spazzato via con una frase tutto quella campagna di minchionerie sulla vaccinazione “che sotto i quaranta anni non serve”.

 

Da domani chi pronuncia queste frasi si iscrive al partito dei nichilisti, dei commercianti di bare. Vale la pena ripetere: “Chi invita a non vaccinarsi invita a morire. Non ti vaccini, contagi, muori, o fai contagiare e fai morire. Senza vaccinazione si deve chiudere tutto, di nuovo”. Quando gli hanno chiesto della scuola e dell’obbligo vaccinale per i professori ha confermato che si lavorerà, perché “l’obiettivo è quello di far tornare tutti in presenza”. Si girava intorno alla libertà, quella conquistata e che qualcuno vuole incoraggiare a perdere. Ecco perché la frase “il Green pass serve per continuare a divertirsi ma con la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose. E’ una misura che restituisce serenità e che non la toglie”. Affiancato dalla ministra Marta Cartabia e da Roberto Speranza ha precisato che anche la richiesta di fiducia sulla giustizia non significa che il governo non sia aperto a miglioramenti. Ma è una prerogativa del governo chiederla. Cosa c’è di strano? Ed è stata una liberazione sentirgli dire che questa idea miserabile che in Italia ci sia un governo che vuole gli impuniti, rimane appunto un’idea miserabile. Era come se Draghi avesse bisogno di liberarsi di quelle “differenze incolmabili” sulla giustizia, della campagna elettorale irresponsabile di qualcuno. Era ancora un altro Draghi. Un Draghi severo.
 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.