Salvini quota 40 (gradi). In piazza è forza Calamandrei

Carmelo Caruso

I magistrati che lo attaccano sui referendum regalano un senso alla manifestazione liberal di Salvini. Mancano i pasdaran, la gente è poca ma forse è meglio così

Che grande regalo gli hanno fatto. Ci voleva l’Anm, i magistrati, il loro attacco radicale contro i referendum promossi dai radicali, e afferrati da Matteo Salvini, per dare un senso alla prima grande “manifestazione di piazza mascherinata”, il “non vedevo l’ora di riabbracciarvi” di questo Matteo Salvini in versione “vecchio zio”. Perché vecchio zio? Perché schiacciava l’occhio al giovane Salvini ma si conteneva, si moderava anche quando ha attaccato la magistratura che “non può usare questi toni” salvo precisare “una parte della magistratura”.

  

A Roma, città a quota 40 gradi, la città delle ambizioni rimpicciolite (“ecco a voi il ticket Michetti-Matone”), il leader della Lega ha chiamato a raccolta non il popolo ma “i mi volete ancora bene”, gli irriducibili (“ecco la Lega Anzio”) che erano pochi, anche se bisognerebbe finirla di schernire e dire “non ha riempito la piazza, erano quattro gatti”. Non bisogna mai avere paura di provarci. E la Lega ci ha provato.

   

È sempre meglio la piazza che l’assalto Twitter e le polemiche da biblioteca contro “gli economisti liberali” come fanno i vicesegretari del Pd. Non c’erano battaglie vere da fare. La Lega è al governo, esprime tre ministri e di questo bagnetto di piazza non aveva necessità se non per ricollegarsi alla base che ormai è qualcosa di indefinibile.

 

Nessuno se ne accorgerà ma la vera svolta è lessicale. L’antico urlo di battaglia “prima gli italiani” è stato ridotto a “prima l’Italia”. E anche questa pretesa di allargare la scaletta delle guest star: Annalisa Minetti (“la mano sul cuore, cantate l’inno”), la speaker Borselli, che dicono sia diventata un’opinionista della televisione, il simpatico Nicola Porro, gli imprenditori, gli chef, insomma, questo allargare era rivedere l’orizzonte.

 

Non si è visto il riferimento culturale di Salvini, Maria Giovanna Maglie, o, se c’era, non l’abbiamo notata e non per disattenzione ma solo perché non era protagonista come in passato. Gli assenti erano giustificati. Mancavano Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia per “motivi di famiglia “ ma nella Lega i motivi di famiglia non sono i motivi della Lega? Zaia era ancora più giustificato perché “sta partecipando al funerale di un ex sindaco”. Nessuna polemica.

 

Salvini ha presentato Massimiliano Fedriga come “questo ragazzo con un unico difetto: è interista e che ha un gradimento che se lo sapesse Enrico Letta...”. E ha lasciato a lui spiegare perché non ci fossero simboli di partiti, spiegare perché loro, la Lega, hanno scelto il governo. E aveva ragione Fedriga  a ringraziare Salvini perché questo Salvini “saggio zio” è un affare per i governatori come Attilio Fontana che meno di un anno fa era ritenuto il Calimero e oggi tornato solo governatore della Lombardia.

 

Pure questo Salvini che viene irriso perche canticchia “notti magiche” in auto e che ha ricanticchiato ieri, sul palco, ha tutti motivi per dire che le sue notti non sono così brutte. Meno di un anno fa era spaesato e farfugliava contro lo stato d’emergenza di Giuseppe Conte che adesso è finito a sorseggiare aperitivi. Oggi nei  banchetti della Lega si vende il libro “Il sistema” di Sallusti - Palamara, la mala giustizia al posto del “basta Europa”. La sua battaglia “forza Pannella”, questa volta, lo alza, lo scrosta. Scriveranno che Salvini non è più quello di una volta. È vero. È meglio. La sera, ultimamente, anzichè leggere i libri di Bagnai sottolinea (forse) Calamandrei. 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio