Dario Scannapieco (foto Fabio Cimaglia / LaPresse) 

Chi è Dario Scannapieco, il nuovo e ambizioso capo di Cdp

Marco Cecchini

Dalla vicepresidenza della Banca europea degli investimenti di Lussemburgo alla cruciale poltrona di amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti. Da dove viene e come ha conosciuto Mario Draghi

Tra le doti che Mario Draghi più apprezza negli uomini che chiama a ricoprire incarichi di rilievo ce ne sono, oltre alla competenza ovviamente, soprattutto due: la riservatezza più assoluta e l’indipendenza, ovvero il saper mantenere la schiena dritta davanti alle influenze esterne, perseguendo esclusivamente gli interessi dell’istituzione, sia essa un ente pubblico o una società di diritto privato, di cui si ha il comando. Dario Scannapieco, planato ieri dalla vicepresidenza della Bei di Lussemburgo sulla cruciale poltrona di amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, le possiede tutte e due.

 

 

“Se c’è una qualità che all’ex ad di Cassa, Fabrizio Palermo, è un po' mancata in questi anni e che Scannapieco ha – dice una fonte che conosce bene sia il vecchio che il nuovo amministratore – non è la competenza ma la resistenza alle pressioni della politica”. Forse non è un caso che lo scorso febbraio sia circolata la voce secondo la quale il premier incaricato avrebbe offerto al vicepresidente della Bei la guida di un ministero ma lui avrebbe declinato preferendo restare nel perimetro di un ruolo tecnico. Scegliendo Scannapieco Draghi ha pensato insomma anche al futuro e ha voluto blindare per gli anni avvenire quel colosso da 450 miliardi di patrimonio che è la Cdp.

 

Ma c’è una terza dote che il premier apprezza e che l’ex vicepresidente della Bei possiede: l’intraprendenza. Draghi e Scannapieco si conoscono dal 1997. Scannapieco, che all’epoca aveva trent’anni e studiava alla Business School di Harvard, un giorno scrisse a Prodi, Ciampi e Draghi chiedendo di poter lavorare per il paese. I primi due non gli risposero, mentre Draghi, che allora faceva il direttore generale del Tesoro, superando lo scetticismo dei suoi collaboratori lo volle incontrare e dopo un primo colloquio lo assunse nella sua creatura, il Consiglio degli esperti di cui facevano parte personaggi come Vittorio Grilli, futuro direttore generale del Tesoro e poi ministro, e Roberto Ulissi, oggi alto dirigente Eni.

 

 

Scannapieco deve la sua carriera dentro il palazzone di Via XX Settembre dove è rimasto dieci anni ai buoni rapporti intrattenuti con due uomini per molti versi opposti come Draghi e Giulio Tremonti. Draghi ne ha valorizzato le capacità come esperto di privatizzazioni e cartolarizzazioni e in questa veste Scannapieco è stato nel consiglio di Finmeccanica, ha seguito la prima vendita di Alitalia e la privatizzazione dei Monopoli di stato, ha partecipato all’organizzazione di importanti cartolarizzazioni di immobili pubblici. In anni diversi è entrato nell’advisory board di Spencer Stuart, nel consiglio di Consap, nel comitato di gestione dell’Agenzia del Demanio. Ma è stato poi il ministro dell’Economia, Tremonti con Domenico Siniscalco alla testa della direzione generale, a nominarlo nel 2002 capo del delicato servizio per la Finanza e le Privatizzazioni.

 

L’uomo è molto diplomatico e sa relazionarsi con tutti. Per Scannapieco la Cassa depositi e prestiti non ha segreti. Ne conosce la storia, l’architettura e le potenzialità. Ne ha vissuto, seppure non direttamente coinvolto, il complesso processo di trasformazione sul modello della KFW tedesca voluto da Tremonti nel 2002-2003, ne è stato componente del comitato strategico. Negli anni di Via XX Settembre inoltre era molto legato ad Antonino Turicchi, un altro Draghi boy, che è stato il primo direttore generale della “nuova” Cassa. Il “gatto e la volpe” li chiamavano nei corridoi del Tesoro anche se non si è mai capito chi dei due fosse l’uno o l’altro. Nel 2007 è stato poi un altro ministro di alto profilo, come Tommaso Padoa Schioppa, ad apprezzarne le qualità di competenza, discrezione e diplomazia indicandolo come vicepresidente italiano della Banca europea degli investimenti, dove ha esercitato deleghe pesanti e ha portato l’Italia, grazie anche ai rapporti con il presidente tedesco Werner Hoyer, ad essere il primo beneficiario dei progetti della Banca.

 

 

Campano (è originario della costiera amalfitana), dal carattere estroverso ma professionalmente riservato, Scannapieco è chiamato ora in Via Goito, sede della Cassa, a dare applicazione ai progetti fondamentali che il governo del suo mentore Draghi ha affidato e affiderà a Cdp: la mobilitazione di Patrimonio destinato, il vero e proprio “fondo sovrano” da 44 miliardi di euro previsto dal Decreto rilancio, il coordinamento di alcuni progetti del Recovery Plan, la chiusura di dossier cruciali come Autostrade e Open Fiber, la partecipazione allo sforzo finanziario nazionale per la ripresa e la trasformazione del paese. 
 

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