Foto LaPresse

È ora di scommettere sull'Italia

Claudio Cerasa

E se fosse l’Italia la sorpresa d’Europa? Draghi riapre e punta su un Def con stime di crescita superiori a quelle del Fmi. Esagera? Forse no. Le coordinate di una possibile e grande stagione di ottimismo 

Riaperture a parte, ci sono ragioni per essere ottimisti sul futuro dell’Italia? Mario Draghi, nel corso dell’ormai tradizionale conferenza stampa del venerdì, ha offerto diverse ragioni per provare a osservare il futuro con qualche sorriso in più rispetto ai giorni precedenti. Il primo sorriso deriva dalla scelta di offrire agli italiani un percorso chiaro sul tema delle riaperture e potrebbe non essere solo un caso il fatto che la data scelta dal presidente del Consiglio per restituire al paese un po’ di libertà sia il 26 aprile, il giorno successivo alla festa della Liberazione. Sorriso che si aggiunge all’ottimismo mostrato da Draghi sulla possibilità di vaccinare entro l’estate tutti coloro che lo vorranno ed entro l’autunno almeno l’80 per cento degli italiani. Sorriso che si va poi ad aggiungere a un altro sorriso che non può non scappare se si legge con attenzione la premessa al Def, firmata dal ministro dell’Economia Daniele Franco. Franco, quando parla di prossimo andamento del pil, ricorda che l’Italia sperimenterà una stagione in cui la crescita avverrà con “tassi di incremento mai sperimentati nell’ultimo decennio” e sottolinea che le previsioni fatte dal governo sono di natura “prudenziale”. Le previsioni di crescita saranno pure prudenziali ma sono comunque superiori (slurp) a quelle fatte il 6 aprile dal Fondo monetario internazionale nel suo ultimo World Economic Outlook. In quell’occasione, l’Fmi ha stimato a quota 4,2 per cento la crescita dell’Italia nel 2021 (la precedente previsione fatta a gennaio era +3 per cento) e ha stimato una crescita del 3,6 nel 2022. Oggi, il governo Draghi sostiene di poter “prudenzialmente” stimare una crescita del pil per il 2021 pari a un più 4,5 per cento e intravede una potenzialità di crescita per il 2022 addirittura del 4,8. Eccesso di ottimismo? Rimbalzo naturale? Forse no. Forse c’è qualcosa di più. Qualcosa che ha a che fare con la resistenza del tessuto industriale italiano e qualcosa che ha a che fare anche con una fortunata congiuntura che potrebbe trasformare l’Italia dei prossimi anni in un paese sul quale scommettere. L’intervista rilasciata due giorni fa a Cnbc dal ceo di BlackRock Larry Fink (“Mario Draghi può riaccendere l’orgoglio italiano”) e un report dedicato due giorni fa da Bank of America proprio al caso Italia (che invita a investire sul nostro paese nonostante tre recessioni in 15 anni e un debito pubblico alto) sono due indizi che illuminano una circostanza interessante: la trasformazione dell’Italia in un paese attraente per gli investitori nonostante il ritardo sui vaccini. E l’effetto Draghi è un effetto che potrebbe far leva su una serie di punti di forza emersi nelle ultime settimane che ci portano, speriamo in modo non troppo ottimistico, a porci una domanda: e se nel 2021 fosse l’Italia la grande sorpresa d’Europa?

 

Abbiamo raccolto qualche dato per provare a dare forma a quest’idea e per provare a capire se dietro all’ottimismo di Draghi ci sia qualcosa di più di una semplice volontà di iniettare fiducia. Primo dato: l’altro Recovery plan che si nasconde tra i risparmi italiani. A febbraio, come ha segnalato l’Abi, i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati di circa 181 miliardi di euro rispetto a un anno fa e significa che a disposizione degli italiani c’è una quota di risparmi pronta a essere mobilitata che vale grosso modo quanto il Recovery plan. A dicembre, nonostante l’incertezza, la crisi, la stanchezza, i prestiti alle imprese hanno fatto registrare numeri da capogiro, facendo segnare un aumento dell’8,5 per cento su base annua, con un +2,3 per cento in più per i prestiti alle famiglie. E se tutto questo non fosse sufficiente a mostrare con chiarezza la presenza di una potenzialità enorme per l’Italia c’è un altro dato che arriva dalla Banca d’Italia e che vale la pena appuntarsi.

   

“L’importo dei depositi di clientela residente in Italia (diversa dalle banche) che a febbraio del 2021 era pari a 1.782 miliardi di euro, a fronte di 1.527 nel corrispondente mese del 2019”. Basta? Non basta. Altro elemento importante: il famoso indice Purchasing managers index (Pmi) composito dell’Eurozona. Indice che è cresciuto a marzo superando le attese, arrivando a 53,2 punti rispetto ai 48,8 di febbraio: tra i grandi paesi d’Europa solo la Germania ha registrato un punteggio superiore a quello italiano (57,3 contro 51,9). Anche il Pmi manifatturiero relativo al mese di marzo ha fatto segnare un valore molto alto, 59,8 punti, in miglioramento rispetto ai 56,9 punti del mese di febbraio. E anche i dati che arrivano dall’Acea, l’Associazione europea dei costruttori automobilistici, offrono elementi per essere ottimisti: tra i paesi europei l’Italia è quella che ha fatto segnare la crescita più alta di immatricolazioni, pari a un +497,2 per cento, che se paragonato però al numero di immatricolazioni fatte nello stesso mese del 2019 diventa -12,7 per cento. Un altro elemento lo offre il cosiddetto indice Imcei elaborato da Terna, che prendendo in esame i consumi industriali di circa 530 clienti cosiddetti energivori connessi alla rete di trasmissione elettrica nazionale ha già certificato il ritorno sostanziale dei consumi industriali ai livelli pre Covid (l’indice risulta in crescita del 37,7 per cento rispetto a marzo 2020 e dello 0,1 rispetto a marzo 2019) e lo offre anche la crescita dei volumi così detti B2B, ovvero i pacchi, la cui crescita in termini di diffusione è stata nel primo trimestre del 2021, secondo i dati di Poste italiane, del 30 per cento rispetto al 2020 e del 15 per cento rispetto al 2019. A tutto questo vanno poi aggiunti anche dei dettagli ulteriori che permettono di fotografare bene il sorprendente dinamismo avuto dall’Italia in questi mesi nonostante la crisi e il colossale crollo del pil registrato nel 2020 (l’Italia, tra le grandi economie europee, è quella che alla fine del 2020 ha sofferto di più la crisi provocata dal Covid: alla fine dell’anno, il pil è crollato dell’8,9 per cento). Dinamismo testimoniato dal fatto che nonostante la pandemia le domande di brevetti giunte all’European Patent Office da parte dell’Italia nel 2020 sono cresciute di quasi il 3 per cento, mentre quelle giunte da tutti i paesi del mondo sono leggermente diminuite (-0,7 per cento); dal fatto che nonostante la crisi, nel 2020 è cresciuto in Italia del 15 per cento il mercato della intelligenza artificiale; dal fatto che l’Italia è prima in Europa per il terzo anno consecutivo nel campo del riciclo e dell’economia circolare (con Enel che è il primo operatore privato al mondo nel campo delle energie rinnovabili); dal fatto che l’Italia vanta il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari ed è leader nella biodiversità; dal fatto che l’Italia è, secondo l’Ocse, tra i primi cinque  paesi per produzione scientifica sul Covid-19 (insieme con Cina, Stati Uniti, India e Regno Unito). “Si può guardare al futuro con un prudente ottimismo”, ha detto ieri Draghi. E se si ha la pazienza di mettere in fila questi dati forse dire che nel 2021 l’Italia, virus permettendo, ha le carte in regola per essere una bella sorpresa potrebbe essere qualcosa in più di un semplice auspicio.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.