Il caso

Riaperture dal 26 aprile, il "rischio ragionato" di Draghi manda ko i rossogialli

Ecco la road map del governo: dai locali alle palestre. Un'agenda da tenere a mente. Così il governo viene incontro al mondo produttivo

Simone Canettieri

Cabina di regia burroscosa. Il premier azzarda. Lega e Forza Italia esultano, Speranza ottiene la conferma del coprifuoco alle 22. Pd e M5s in contropiede

Il “rischio ragionato” che si assume Mario Draghi è una scelta iper politica.  Che divide il vecchio governo dai nuovi compagni di viaggio, con Italia viva agile ad accodarsi al centrodestra.  Lega e Forza Italia si  intestano, con diverse sfumature, il “successo” delle prime riaperture in zona gialla dal 26 aprile. 
E’ dunque “la nostra liberazione”, dice Matteo Salvini dalla scaletta dell’aereo che lo porterà a Palermo per il processo di oggi sul caso Open Arms.   Nella cabina di regia  – durata due ore e mezza – l’anima rossogialla del rigore soccombe. D’altronde era stato proprio Draghi con una battuta tagliente delle sue, l’altro giorno, a rimproverare la delegazione del M5s di “eccessiva nostalgia”. 

Il ministro della Salute Roberto Speranza, che era per mantenere l’attuale suddivisione dei colori fino a maggio, capitola. E dietro di lui Dario Franceschini e Stefano Patuanelli, che prova a fare da argine al pressing della coppia Gelmini-Giorgetti, intenzionati a spingere sul gas per riaprire i ristoranti fin da lunedì. E invece se ne riparla il 26. All’aperto. E anche cena. Ma fino alle 22. Dunque resta il coprifuoco: i rigoristi pareggiano in zona Cesarini. Pari e patta? Forse no. (segue nello speciale 4)
E’ tutta una mediazione, quella di Draghi. Come ammetterà, finita la riunione, in conferenza stampa (“si è partiti da posizioni differenti ma si è arrivati a una decisione unanime”) . 

In conferenza stampa il premier è  accompagnato dal ministro Roberto Speranza, un modo per blindarlo pubblicamente: la seconda volta in due settimane. Il titolare della Salute in pubblico rimarca: “C’è gradualità, restano le fasce e soprattutto il coprifuoco”. Fino alle 22. Una decisione contrastata da Giorgetti, che voleva spostare le lancette del “tutti a casa” almeno fino alle 24. Anche perché la vera novità è rappresentata dallo spazio: dal 26 aprono i ristoranti ma solo quelli all’aperto. Per tutti gli altri, occorrerà aspettare fino a giugno. 

Il rischio: tutto è contenuto in questa parola. L’ex numero uno della Bce dice che se la mossa non funzionerà tornerà indietro, ma assicura che tale azzardo dovrà essere rassicurato dal comportamento dei cittadini e delle imprese. Affinché si osservino “scrupolosamente” le regole basilari: mascherine e distanziamenti. Che “restano”. Così come dovrà volare la campagna vaccinale. Il premier in versione sviluppista lo ammette senza problemi: ha voluto rispondere alle categorie in difficoltà, a quelle che hanno manifestato in questi giorni. 

Alla fine le novità sono tante. E vanno comunque elencate. In zona gialla e arancione tutte le scuole saranno in presenza. In zona rossa lezioni in presenza fino alla terza media, mentre alle superiori l’attività si svolgerà almeno al 50 per cento in presenza. Il nuovo decreto prevede l’istituzione di un “pass” che attesti la sussistenza di una delle seguenti condizioni: avvenuta vaccinazione, esecuzione di un test Covid negativo, avvenuta guarigione dal Covid. Chi ottiene il pass ha la possibilità di spostarsi liberamente in tutto il territorio nazionale e di accedere a determinati eventi - culturali e sportivi - riservati ai soggetti che ne sono muniti. Dal 26 aprile teatri, cinema e spettacoli tornano ad essere consentiti in zona gialla all’aperto.  

Le attività fieristiche riapriranno il primo luglio. Dal 26 aprile saranno consentiti gli sport all’aperto mentre il primo giugno riapriranno al chiuso anche le palestre.  Le piscine all’aperto riapriranno il 15 maggio e per la stessa data dovrebbe essere prevista per gli stabilimenti balneari. Dal primo luglio ripartono gli stabilimenti termali e parchi tematici. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.