Perché Twitter è il posto più allegro e bello del mondo

Nel social delle élite (si fa per dire) c’è tutto quello che mi piace: un simulacro di politica, le notizie, anche le peggiori ma brevi; le polemiche alfabetizzate e quelle semianalfabetiche
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20 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 06:44 PM
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C’è tutto quello che mi piace: un simulacro di politica (suggerisco a Funiciello di dare a Draghi un falso account, se non lo ha già fatto, perché osservi compulsivamente la propria popolarità e i propri pregi, come farebbe lui senza ridondanza); molti animali di tutti i generi, in tutte le pose; le aurore boreali di cui una fissata è la mia donna; le riviste, le mejo; le notizie, anche le peggiori ma brevi; le polemiche alfabetizzate e quelle semianalfabetiche o analfabetiche proprio, che spasso; ci sono gli straussiani e i foglianti in ghingheri, si parla di Arcuri e di Aristotele; puoi far vedere dove sei e che fai o nasconderti; accetto perfino l’anonimato, se mi dà battute e calembour colossali o comunque sopra la media, e in quantità. Uno ha scritto qualche giorno fa, all’approssimarsi dell’Apoteosi: Mi licenzio subito prima che mi licenzi Draghi. Un altro che si definisce Antonio”la7free”, ma che bel nome, ritwittato dal mio amato De Filippi: Il Movimento 5 Espelle. Certo, nella vita si può sempre fare meglio, e Port Royal di Sainte Beuve nutre l’anima la più affamata, e ci puoi passeggiare una vita, come diceva il Gran Contini, ma io su Twitter mi diverto come un bambino. E mi edifico con Lauretta e Christian Rocca, generosi e smaglianti twittaroli, politicamente dementi.
Bruno Vespa ha avuto 4 miliardi “almeno” di spettatori mortidesonno, comparabili ai 6 miliardi di Mentana, che ha lasciato sdegnato Twitter, a me bastano centocinquanta segui e trecentomila che mi seguono più o meno affettuosamente per toccare il cielo delle masse con tutte e cinque le dita. Sono un nano dei social, ma Jack Dorsey imita la mia barba, con un tocco orientaleggiante mentre la mia è russa o sovietica. Al mattino mi sveglio contento per i soldi che ha accumulato Jack, anche veicolando l’Ayatollah Khamenei, per non dire di Salvatore Merlo e David Allegranti. Quando lo strenuo e grandioso fighter Meotti si lamenta della cancel culture che gli limita la twittaggine, mi allarmo, e prego che gli restituiscano la linea in toto, visto che la sa usare come pochi. Eppoi la fortuna di definizioni come il Truce, da Gadda, e l’Infiltrato, recente modo di bollare l’ex Truce ora ministeriale, bè, il Foglio è stato l’aratro che ha tracciato il solco ma Twitter è la spada che lo difende. Ci fosse stato Twitter all’epoca del Cav., del teatrino, della Casa delle libertà e altre bellurie oratorie, e ci fosse stato il copyright, sarei ricco come Dorsey. Invece nisba, e sebbene sia gratis, no Twitter no money.