Andrea Illy, presidente di Illycaffè (foto LaPresse)

L'intervista

Draghi da Quirinale, ma da ascoltare come uomo di governo. Parla Illy

Annalisa Chirico

“L'ex presidente Bce va preservato per ruoli più importanti, i premier li rosoliamo sulla graticola", ci dice l'imprenditore del caffè. E "l'Italia punti al debito buono, guai a sprecare risorse in spesa corrente"

"Mario Draghi va preservato per ruoli più importanti, in Italia i premier li rosoliamo sulla graticola nel giro di diciotto mesi”, Andrea Illy è particolarmente loquace in questa conversazione con il Foglio. Se abbiamo capito bene, Giuseppe Conte sarebbe perfetto per impanatura e rosolatura mentre l’ex presidente della Bce potrebbe ambire al Colle più alto. “Draghi non è a disposizione per ricoprire qualunque incarico, semmai lo sarà in futuro per ruoli più in linea con il suo profilo super partes, con le sue competenze e con il suo standing internazionale. Parliamoci chiaro: nel nostro paese abbiamo avuto sessantasei governi in settantaquattro anni di storia repubblicana. Un premier lo teniamo sulla griglia per una manciata di mesi e poi passiamo al successivo, pensi alla parabola di Mario Monti. La stabilità invece è assicurata dalla carica più importante, la presidenza della Repubblica: puntiamo su questo e lasciamo che il governo faccia quel che può. A Draghi ci rivolgeremo in futuro”. L’auspicio del presidente di Illycaffè cade nel bel mezzo di una crisi di governo mentre il paese è chiamato ad affrontare la più grave recessione economica dal secondo dopoguerra.

 

“Nel nostro paese – prosegue Illy – tutto si muove perché nulla si muova. Confesso di non aver compreso le vere motivazioni della rottura voluta da Matteo Renzi, mi sembrava che buona parte delle sue richieste volte a migliorare il Piano nazionale di ripresa e resilienza fossero state accolte. Lo ha riconosciuto lo stesso senatore di Italia viva ma ciò non è bastato a farlo desistere, così subiamo tutti quanti le maldestrezze di Renzi, foriere soltanto di instabilità politica”. La stabilità è un valore in sé anche quando diventa immobilismo? “Guardi, io vedo i limiti del governo in carica ma vedo anche quelli del sistema. Come ha detto il presidente Draghi nel suo intervento pubblico a Rimini, dobbiamo saper distinguere tra debito buono e debito cattivo, e in questa fase l’Italia continua a produrre debito cattivo”. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, criticando un esecutivo ripiegato su se stesso, ha fatto notare che 65 miliardi del Recovery fund vengono destinati a copertura di provvedimenti già adottati. “Nel Piano nazionale manca ancora una visione, poi bisognerà passare all’esecuzione. Già prima della pandemia, la nostra economia era in stagnazione, con una elevata disoccupazione e il tasso di crescita più basso a livello europeo. La pandemia ha peggiorato un quadro già critico. L’unico modo per invertire la rotta è investire tenendo a mente che due terzi della ricchezza nazionale derivano dai privati e che il debito pubblico supererà presto la soglia del 160 percento in rapporto al pil. Dobbiamo puntare al debito buono con investimenti di lungo periodo, guai a sprecare risorse in spesa corrente”.

 

Come si fa a migliorare l’esecuzione, come dice lei? “Serve spirito di squadra, per prima cosa dobbiamo mettere fine alle polemiche che generano chiusure e veti incrociati. Dobbiamo tornare a parlarci, essere costruttivi e realisti: l’attuale classe politica, buona o cattiva che sia, è quella scelta dagli italiani. Aiutiamo le istituzioni, lavoriamo insieme, altrimenti saremo semplici grilli parlanti incapaci di raggiungere alcun risultato”. Lei ha voglia di scendere in campo? “Io dico sempre che, prima di sollecitare la leadership altrui, bisogna schierare la propria, e questo vale per tutti. Da uomo d’azienda, credo nella interazione tra pubblico e privato, chi può deve rimboccarsi le maniche e darsi da fare, ciascuno nel proprio ambito. Il miglior contributo che io posso dare è fare al meglio il mio mestiere, cercando di essere un ‘role model’ anche per gli altri”. Lei parlava di “visione”, e Next Generation Eu ne offre una incentrata su transizione ambientale e digitale. La convince? “Io penso che possiamo risollevarci volgendo lo sguardo a un mondo nuovo improntato alla sostenibilità. Viviamo in un’epoca geologica denominata ‘antropocene’ perché centrali sono l’azione umana e i suoi effetti sull’ambiente terrestre. Dai tempi della Rivoluzione industriale, i manufatti hanno un impatto maggiore rispetto a ciò che proviene dalla natura. Si avverte allora l’esigenza di porre rimedio a tali squilibri, esattamente ciò che l’Europa vuole fare con il Green Deal. Il prerequisito di questo cambiamento risiede nella transizione energetica: la riduzione delle emissioni di CO2, il superamento dei combustibili fossili, la necessità di proteggere il capitale naturale esistente e di ricostituire ecosistemi verdi come boschi e bacini acquiferi. L’Italia, con il suo ingegno e la sua straordinaria biodiversità, può essere leader mondiale di un processo in grado di generare un enorme boom economico, purché tale visione sia condivisa da tutto il paese. Non basta un’unica testa, non c’è spazio per l’individualismo. Servono leadership, empatia, condivisione. E poi è richiesta l’esecuzione perché, come dicono gli inglesi, ‘vision without execution is just hallucination’”.

 

In cambio di risorse ingenti, l’Europa chiede all’Italia la riforma della giustizia e della pubblica amministrazione. “Sono prioritarie, bisogna farle subito e bene. Le racconto un fatto: l’altro giorno per aprire un conto corrente ho dovuto apporre quaranta firme. Le sembra una cosa da paese normale? Siamo arrivati a un livello di burocrazia inimmaginabile che determina un continuo scaricabarile e rallenta i processi decisionali. Negli scorsi mesi ne abbiamo parlato a lungo con Carlo Cottarelli (direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, ndr), con lui abbiamo contribuito ai lavori della commissione guidata da Vittorio Colao che è pure menzionato nel Piano nazionale approvato dal governo”. Colao però è sparito dai radar, pare che adombrasse il premier… “Essendo espressamente menzionato, diamo per scontato che le indicazioni contenute nel rapporto finale della commissione siano state recepite. Quanto a Colao, lui è ‘sparito’ una volta esaurita la funzione della task force che era puramente consultiva. Non esistevano i presupposi politici per un coinvolgimento più diretto. Ad ogni modo, il Piano Colao dava risalto alla necessità di snellire i percorsi autorizzativi. Mai come oggi è necessario limitare i presupposti del danno erariale per assicurare certezza del diritto e consentire ai pubblici funzionari di assumere su di sé un livello accettabile di rischio. L’alternativa è la paralisi dell’amministrazione”.

 

Intanto ristoratori e albergatori sono al collasso con il turismo fermo al palo. “Le ingenti risorse del Recovery fund vanno impiegate da subito per aprire cantieri e avviare la realizzazione di nuove infrastrutture per l’ospitalità in modo che, quando il turismo riprenderà e torneremo a muoverci liberamente, saremo in grado di offrire servizi di qualità ancora superiore. Mettendo mano a un piano nazionale di opere grandi e piccole, anche contro il dissesto idrogeologico, il Recovery potrà essere il bellissimo innesco di un volano che creerà milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni”. Dal 1933 Illycaffé, con il suo quartier generale a Trieste e la distribuzione in 145 paesi, è divenuto un marchio dell’italianità nel mondo.

 

Che cosa fate in concreto sul fronte della sostenibilità? “I nostri punti cardine sono: l’efficienza energetica, l’impegno a non sprecare risorse e a non inquinare aria, acqua e terra. Nei nostri stabilimenti promuoviamo l’impiego di materiali totalmente riciclabili e investiamo nella rigenerazione delle materie di origine vegetale”. Lei, che di formazione è chimico, ha lanciato il programma “Virtuous Agriculture”: di che cosa si tratta? “Spesso dimentichiamo che l’origine della vita risiede nella fotosintesi. L’agricoltura virtuosa, a differenza di quella convenzionale basata sull’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti, punta ad arricchire i suoli di carbonio organico per renderli più sani e resilienti agli agenti patogeni. Il terreno ha una capacità di assorbimento del carbonio tre volte superiore all’atmosfera, e in questo senso l’agricoltura, responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra a livello globale, può giocare un ruolo decisivo per ridurre l’impronta carbonica. E poi un’agricoltura che, oltre ad adattarsi ai cambiamenti climatici, punta a mitigarli, è virtuosa anche per la salute umana: da essa derivano infatti cibi più salutari con una quantità maggiore di sostanze antinfiammatorie e antiossidanti. L’Italia è uno dei paesi più sani al mondo anche grazie alla dieta italiana che è la versione eccelsa di quella mediterranea: il caffè, come l’olio di oliva, fa vivere meglio e più a lungo”. Negli scorsi mesi come sono andate le vendite di caffè? “Con la chiusura dei pubblici esercizi, i consumi sono crollati. Essendo tradizionalmente focalizzati sui consumi fuori casa, abbiamo recuperato le perdite soltanto in parte cercando di rafforzare il consumo domestico attraverso l’offerta di un nuovo sistema di capsule compatibili, la digitalizzazione e l’e-commerce, la rivitalizzazione del canale di vendita al supermercato”. Lei è proprio sicuro che vuole continuare a fare l’imprenditore? “Il caffè è la storia mia e della mia famiglia, un impegno che vale una vita”.

 

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