Virginia forever sarà

Ci siamo intrufolati nella riunione tra Raggi, Dibba, Taverna (e i cinghiali). Che spasso

Salvatore Merlo

Mega assemblea grillina su Zoom. Di Battista attacca Di Maio, Taverna rievoca il complotto. E la sindaca: “Dobbiamo capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare”

Ore 21. Collegamento internet via Zoom. Riunione  a inviti. Cinquecentodiciannove partecipanti. Nel mucchio s’infila pure un giornalista del Foglio. “Ammazza quanti semo”. Attivisti, eletti, presidenti di municipio e qualche parlamentare romano. Ci sono pure Alessandro Di Battista  e Paola Taverna. Ma la prima a parlare è lei. Virginia Raggi. La sindaca che si ricandida. Sono tutti lì per lei. Per sostenerla.  E lei non delude. “Io non direi che siamo spaccati. Facciamo dei ragionamenti. Com’è normale che sia”. Ecco. Segue  frase sonora. Densa. Di quelle immortali. “Dobbiamo capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare”. I cinquecentodiciotto grillini annuiscono simultaneamente. Ciascuno dal suo piccolo oblò sullo schermo del computer.  Pure Dibba. Pure la Taverna. E poi: “Quando siamo arrivati in comune s’erano pure rubati le ruote. Non c’era il volante. Ora però la macchina è in pista. E dobbiamo andare dritti”. Facendo attenzione alle buche.  “Sono davvero certa che sarà una sfida molto interessante. E  che riusciremo a vincerla”.

   

A questo punto prende la parola un signore non meglio identificato. Ma si capisce che nel consesso grillino ha un ruolo  a metà tra il presentatore e  l’amministratore di condominio. Un po’ Pippo Baudo e un po’ Roberto Fico.  Si chiama pure lui Roberto. Ed è sinceramente emozionato mentre annuncia che “ora do la parola a una persona che ha fatto la nostra storia e spero possa fare anche quella futura. Quella che tutti noi auspichiamo. Il suo nome è…”.  Cavour?  Benedetto Croce? Vasco Rossi? No. “Alessandro Di Battistaaaa”. Ed ecco che compare  Dibba. Fresco di doposole. “Ciao Roberto, ciao a tutti”. E’ bello Dibba. E ha pure l’aria modesta di chi ha trovato abbastanza consona la presentazione.


Dibba dice subito che “non è un segreto che sostengo Virginia”. Poi dice di non voler fare polemiche con gli altri del Movimento. Però, mentre lo dice, polemizza con il grande assente  (che è napoletano e qua invece sono tutti romani). Insomma polemizza con Luigi Di Maio. “Ci sono nomi e proposte del Movimento che non sono negoziabili. E Virginia non è negoziabile”. Ecco. Proprio domenica  Di Maio aveva detto “non mi fossilizzo sulla Raggi”. Così Dibba lo ripete. “Ci sono nomi e proposte che non sono negoziabili”.   E poiché deve avere la massima sfiducia sulle capacità cognitive del suo uditorio lo ripete ancora. “Non sono negoziabili”. Due volte lo ripete. “Non sono negoziabili”. A questo punto persino Di Maio avrebbe capito. E forse persino Vito Crimi. Così, recapitato il messaggio, Dibba saluta. E scompare. 

 
Allora ricompare Roberto, il presentatore. E’ ancora in estasi. Non si ripiglia. “Grazie, Alessandro. Grazie. Grazie infinite. Grazie… Ora iniziamo il giro dei municipi.  Diamo la parola a Giuseppina Castagnetta. Giusy puoi parlare”. E qui la cosa comincia a prendere un andamento molto sincero. Infatti in una decina di minuti gli attivisti devono dire la loro alla sindaca, che se ne sta lì ad ascoltare. Per ore. Raggi è pronta a qualsiasi pazienza. Mentre  lentamente si srotola tutto il cahier delle proposte grilline. C’è Biancamaria che si lamenta. “Non coinvolgete gli attivisti”, dice. “Come facciamo noi a contrastare il racconto dei media e dei denigratori se non abbiamo un rapporto con il Comune?”. Vuole un contatto diretto col sindaco, Biancamaria. E Virginia annuisce. Annuisce sempre dal suo piccolo oblò sullo schermo del computer.  Direbbe sì a qualsiasi cosa. Dice di sì pure ad Andrea. Attivista del XIII municipio che per esempio chiarisce alla Raggi quale debba essere il primo punto del suo prossimo programma di governo:  i cinghiali. Sì, accidenti. I cinghiali. “Il protocollo con la regione Lazio prevede metodi cruenti contro i cinghiali che vanno a mangiare la monnezza dai cassonetti”, spiega Andrea. “Il protocollo prevede la cattura e il successivo abbattimento dei cinghiali. E non prende invece in considerazione il metodo della ‘sterilizzazione a distanza’”. Ecco. La sterilizzazione a distanza. Ne vogliamo parlare della sterilizzazione a distanza? E della funivia Casalotti-Battistini? E dell’impianto pubblico per il lavaggio dei pannolini? “Noi chiediamo di inserire queste cose nel futuro programma”. Virginia fa sempre cenno di sì con la testolina. Sempre. E’ pronta a tutto. Disposta a qualsiasi martirio.
  

Ma ecco che dopo circa un’ora Roberto annuncia che “abbiamo qui la nostra portavoce, Paola Taverna”. Eccola. E’ scarmigliata, Paola. Dev’essersi spettinata appositamente per l’occasione (“so’ qui da attivista semplice”). E non indossa nemmeno il tailleur presidenziale che mette di solito in Senato. “Ciao a tutti, non voglio fa comizi. Voglio solo ascoltare. Mi metto in coda”. Poi però racconta cosa le è appena successo. “Me stavo per collega’ ed è saltata la corrente nella mia zona. E ‘nfatti subito ho pensato: ‘No, questo è un complotto’”. E in un baleno si torna alle origini. A cinque anni fa. Al complotto  che secondo la Taverna era stato ordito per far vincere il M5s e la Raggi.  Cinque anni fa nessuno voleva fare il sindaco. Adesso invece, oltre a sette semi-sconosciuti candidati del Pd, contro Raggi sono pronti a candidarsi Vittorio Sgarbi, Nicola Porro, Massimo Giletti e pure (da ieri) Massimo Ferrero detto “er Viperetta”. Cinque anni fa il deserto, oggi il circo. “Vuoi vede’ che gliela famo di nuovo?”. Complotto!

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.