Così Borghi e Bagnai scommettono che neppure stavolta Salvini cambierà
Dalla “mela di Biancaneve” al complotto degli account fascisti fino al "deep state": le astuzie dei no euro leghisti per smontare le tesi di Giorgetti. Tutte le svolte moderate del Truce che non lo erano
di
10 OCT 20
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM

Dalla loro parte hanno la forza dei precedenti. La prima volta fu infatti all’indomani dell’adunata a Piazza del Popolo, in piena apoteosi gialloverde: era l’8 dicembre 2018, s’inaugurava la lunga campagna per le europee e siccome Matteo Salvini nel suo discorso citò De Gasperi, in tanti additarono una “svolta moderata”. E tutti già a chiederci: come la prenderanno Borghi e Bagnai? Loro fecero finta di niente, tirarono dritto sulla loro strada. E in effetti, quando quelle elezioni si conclusero, a essere scelto come capogruppo di Identità e democrazia, il rassemblement di ultradestra a cui la Lega aderì, fu Marco Zanni, ex grillino antieuro che dei due paladini del ritorno alla lira è il pupillo preferito.
Passò un mese, e Giancarlo Giorgetti screditò l’illusione dei minibot e del suo principale sostenitore: “Borghi? Ma c’è ancora chi gli dà retta?”. Il giorno dopo, fu Salvini in persona a ribadire che, a dar retta a Borghi, era tutto il partito: “I minibot? Sono uno strumento efficace”. Trascorse l’estate, corsero litri di mojito e quel che ne conseguì: e a settembre, apparentemente contrito, il Truce disse che l’euro era irreversibile. E mo’ Borghi e Bagnai? Imperterriti, loro proseguirono nel dire che si fidavano del loro capo. E a quelli che gli rimproveravano di non essere già usciti dall’euro, loro ribattevano dicendo che certe cose vanno fatte senza annunciarle, “ché non è che i greci nascosti nella pancia del cavallo di Troia annunciavano che stavano per uscire”, e insomma se la prendevano coi “tuttosubitisti”, che poi erano i loro stessi follower illusi per anni dai loro paladini sulla possibilità di uscire dall’euro così, tra un brindisi e l’altro la notte di capodanno. E anche quella volta B&B ci presero: perché, quando si trattò di nominare il nuovo responsabile economico del partito, al culmine dell’ennesima “svolta moderata” di Salvini, Borghi venne sì sostituito, ma rimpiazzato da Bagnai. Da un no euro a un no euro.
E insomma ci sta che anche oggi abbiano le loro ragioni da rivendicare, B&B, quando dicono ai loro seguaci su Twitter di non lasciarsi traviare dalle parole di Giorgetti. E anzi, semmai se la prendono, di nuovo, con i più esagitati esponenti della loro claque social che gli rimproverano di non essere abbastanza duri e puri nella guerra contro l’“establishemnt euroinomane”: “Gli account dei nostri oltranzisti sono tutti razzistoidi e un po’ fascisti. Sembra che vogliate screditarci a tutto tondo. Chi c’è dietro di voi?”, s’è lamentato Bagnai. Il quale comunque il 7 ottobre scorso ha incontrato Salvini e s’è sentito rassicurare, dice lui, su un suo coinvolgimento nella nuova segreteria politica della Lega. Che comunque preoccupa non solo i fan di B&B, ma anche altri esponenti della Lega che proprio nella luce riflessa del Capitano, nel loro appartenere alla cerchia ristretta dei fedelissimi, hanno tratto la loro legittimazione. Dai no euro Antonio Rinaldi e Francesca Donato, promossi europarlamentari insieme a quel Massimo Casananova proprietario del Papeete e dunque consigliere privilegiato del segretario, fino ai “fratelli milanesi” come il deputato Alessandro Morelli e gli altri amici della Bestia di Morisi: eccola, la truppa di quelli che s’oppongono alla ristrutturazione della Lega invocata da Giorgetti. Che poi, a vederla con gli occhi di Borghi, è tutta una macchinazione dei poteri occulti. Così l’ex presidente della commissione Bilancio, che ha ottenuto come surrogato di visibilità una rubrica su Radio Padania Libera, ha rassicurato i suoi ascoltatori: ché siccome “governare contro il deep state è impossibile, c’è bisogno di gente che sa fare le cose senza dirle prime”. Siamo sempre lì, dentro la pancia del cavallo di Troia. E allora eccolo che tuona contro i Pera e i Dini, i Riotta e i Mieli: tutti quelli che suggeriscono a Salvini di darsi una moderata, Borghi li fucila su Twitter. “Sono come la strega di Biancaneve che offre la mela avvelenata a Matteo: ma per fortuna il nostro leader resiste. Le sue idee sono sempre le stesse”. E non è detto che abbia torto.