Movimenti

Marco Bentivogli fa un primo passo per la discesa in politica

L'ex segretario dei metalmeccanici della Cisl mette insieme un gruppo di economisti, accademici, giuristi ed esperti di nuove tecnologia intorno a un'associazione che si chiama "Base"

Gianluca De Rosa

L'ex segretario dei metalmeccanici della Cisl mette insieme un gruppo di economisti, accademici, giuristi ed esperti di nuove tecnologia intorno a un'associazione che si chiama "Base". L’ambizione dell’associazione non potrebbe essere più politica di così. “L’Italia deve tornare a crescere". Con Bentivogli ci sono anche Luciano Floridi, Carlo Cottarelli, Sandro Trento e Mauro Magatti

L’intenzione è quella di creare un luogo di dialogo inclusivo e coinvolgente. Inevitabile però che qualcuno possa vederci dietro l’abbozzo di un movimento. Magari, un protopartito di “secchioni e competenti” per dare una scossa al Paese. D’altronde è per ripartire dalle basi che nasce Base, l’associazione che avrà come coordinatore Marco Bentivogli, l’ex segretario della Fim Cisl che da quando ha lasciato il sindacato in tanti si aspettando di vedere nell’agone politico. L’ambizione dell’associazione in fondo non potrebbe essere più politica di così. “L’Italia deve tornare a crescere”, si legge sul manifesto pubblicato sul sito. “La crisi che il nostro paese sta attraversando non è solo economica: è anche civile, sociale e morale. La stagnazione della produttività, che le statistiche ben documentano, va di pari passo con un declino più generale del paese, che vediamo nella demografia, nel capitale umano e sociale, nella qualità delle classi dirigenti”. Il comitato scientifico è eterogeneo per formazione e pensiero politico, ma accomunato da una visione del mondo ottimista verso il futuro e la tecnologia. Il presidente è Luciano Floridi, direttore del Digital ethics Lab dell’università di Oxford dove insegna Filosofia ed etica dell’informazione. Dentro ci sono economisti come Carlo Cottarelli, Leonardo Becchetti (Roma Tor Vergata), Sandro Trento e Stefano Zamagni (Pontificial academy of sociale sciences, il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, giuristi come Valetina Canalini (avvocato già consulente di Paolo Gentiloni), e Lucia Valente (La Sapienza), esperti di intelligenza artificiale e nuove tecnologie come la fondatrice della Popular artifical intelligence Emanuela Girardi e Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, ma anche  il sociologo dell’università Cattolica di Milano Mauro Magatti e uomini di chiesa come il gesuita Padre Francesco Occhetta.

Il dialogo, questa è l’idea, dovrà travalicare quanti più confini possibili. “Una parte del paese ha una paura crescente del futuro e dell’‘altro’ e, pertanto, reagisce chiedendo chiusura e protezione”, si legge sul manifesto. L’obiettivo dell’associazione dovrebbe essere proprio questo: cercare di scardinare le certezze dell’opinione pubblica dialogando a suon di argomentazioni allo stesso tempo serissime ed entusiasmanti. Coinvolgere non solo un mondo di professori, professionisti e intellettuali che già si batte le spalle convenendo sulla fiducia nel progresso, nella tecnologia e nel futuro, ma allargare questo discorso anche al di là della bolla, al di là di questo cerchio di ristretto ottimismo. Andando nelle aree interne, nelle periferie, nella provincia profonda del Paese dal Friuli alla Sicilia con la forza della convinzione che “l’opposto del populismo non è la negazione dei problemi, ma la loro soluzione”. Per ricordare anche ai più ingenui che “lo scontro tra società ed élite è un imbroglio, che nasconde uno scontro tra establishment nel quale chi rivendica di rappresentare la società è solo più efficace nel tesaurizzare paure, disagio, e rancore”.

Se Base è un tentativo di cura, l’origine della malattia è descritta senza ambiguità nel manifesto sul sito: “È almeno dagli anni Settanta che la classe dirigente italiana ha abdicato al suo ruolo di modernizzazione del paese. Di fronte ai grandi mutamenti imposti dalla globalizzazione e dal cambiamento tecnologico, anziché investire in formazione e innovazione il Paese ha cercato di resistere al cambiamento, finanziando a debito la sua crescita”.

Di più su questi argomenti: