Pellegrinaggio al Nazareno

"Pericolo scampato", il giorno di Zingaretti

Il segretario del Pd parla di grande "soddisfazione", insiste sull'alleanza con il M5s ed evoca il precedente "scenario plumbeo"

Marianna Rizzini

Dario Franceschini, Roberto Gualtieri, Peppe Provenzano e Wlater Veltroni (che aveva dichiarato il "no" al referendum) arrivano nella sede del Pd mentre Zingaretti ringrazia le truppe per i risultati noti (sognando il 3 a 3)

Roma. “L'atmosfera si era fatta un po' plumbea, sulla base di previsioni che sapevo non essere vere, ma ora possiamo dirci molto molto soddisfatti”. Ed è nel lessico del quasi day after, nel pomeriggio in cui i risultati dello spoglio improvvisamente regalano al segretario del Pd Nicola Zingaretti la sensazione di non essere più colui che cammina sul bordo dell'abisso, che appaiono insieme il prima e il dopo: dalla grande paura al grande “allarme rientrato”, come lo chiamano alcuni, mentre altri addirittura si spingono a delineare la “grande vittoria” - il sogno del tre pari che, aggiungendosi alla vittoria del “sì”, tramuterebbe in miracolo quello che prima pareva un miraggio. E oltre al lessico c'è la faccia, quella che il segretario pd mette nella prima dichiarazione – faccia sollevata di chi vede la realtà andare oltre le aspettative dei suoi nemici, e anche di qualche amico. E con aria sollevata, dunque, il segretario insiste sul particolare che ai nemici interni ed esterni e anche a qualche amico critico non piacerà: l'insistenza sull'alleanza con il M5s, in vista di un “percorso di modernizzazione” e della “stagione di riforme”, evocata anche dalla Cinque stelle storica Paola Taverna. E quell'alleanza, dice il segretario – fosse stata “ovunque unita” – avrebbe determinato “vittoria in tutte le regioni”. E' il sassolino tolto che Zingaretti può togliersi oggi, a proiezioni ancora in corso, e ad esito regionale ancora non del tutto certo, ma con grandi speranze su Puglia e Toscana. E il tono di voce, seppure rinvigorito, è ancora quello di chi è passato per il varco con sopra scritto “pericolo mortale”. Che sia allarme scampato o grande vittoria, parla da solo, intanto, il pellegrinaggio immediato al Nazareno, dai ministri Roberto Gualtieri, Dario Franceschini e Beppe Provenzano all'ex premier, primo segretario pd e sindaco di Roma Walter Veltroni (l'uomo che, con Romano Prodi, aveva dichiarato il suo “no” al referendum). E la faccia che Zingaretti mette si fa ancora più rilassata, mentre la voce insiste sul grazie a chi “ha combattuto nei gazebo”. 

 

 

Di più su questi argomenti:
  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.