Decide tutto il governo, anzi no. La doppia linea di Palazzo Chigi sui trasporti

Maria Carla Sicilia

Treni nazionali con distanziamento sociale, compagnie aeree sotto controllo ma nei confini regionali vale l'autonomia dei governatori. Il grande caos dell'Italia che viaggia 

Che i trasporti fossero uno dei settori più delicati da gestire nella convivenza con il virus è noto fin dall'inizio della crisi sanitaria. Oggi lo conferma il gioco di equilibrio tra governo, regioni e aziende del settore, che con fatica cercano di tenere il punto tra tutela della salute pubblica e le esigenze di non ingessare la mobilità. Ne esce fuori un quadro variegato: sui treni a lunga percorrenza si deve viaggiare con i posti alternati, sulle tratte regionali e il trasporto pubblico locale possono decidere le regioni, sugli aerei non c'è bisogno di distanziamento ma solo a determinate condizioni. Una situazione a tratti paradossale su cui c'è però una linea molto chiara da parte del comitato tecnico scientifico: serve mantenere una distanza di almeno un metro nei luoghi chiusi dove non è consentito un adeguato ricambio dell'aria. E quindi, fatta eccezione per gli aerei, la regola dovrebbe valere su treni e autobus, metropolitane e tram.

   

Eppure, dopo la videoconferenza di oggi tra i rappresentanti delle regioni e il ministro Francesco Boccia, restano valide le ordinanze regionali. Già da diverse settimane i governatori si muovono in ordine sparso, adottando provvedimenti che in deroga alle raccomandazioni nazionali permettono di viaggiare senza il rispetto del distanziamento. E questo non solo nelle regioni dove la curva dei contagi è sotto controllo, come in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria e Piemonte, ma anche in Lombardia, dove nella giornata di ieri sono stati registrati 138 nuovi casi di coronavirus. 

    

L'approccio conciliante del governo fa leva sull'aspettativa che possa funzionare un coordinamento regionale. Per oggi è infatti atteso un documento condiviso che armonizzi le regole, anche considerando che alcune aziende di trasporto pubblico locale si ritrovano ad attraversare confini di regioni con regole diverse e a bordo gli stessi passeggeri. Tuttavia le regioni che hanno deciso di allentare la stretta non hanno alcuna intenzione di fare un passo indietro volontariamente: se non c'è un intervento normativo nazionale che se ne prende la responsabilità tutto resta così com'è. E questo perché assessori e governatori si trovano a fare i conti con una domanda di trasporto in crescita e con le esigenze delle aziende locali, che nei bilanci provvisori portano i segni del lockdown e tentano ora di recuperare terreno. In molti casi, come ammette la Liguria, c'è anche la consapevolezza di non avere una flotta adeguata a reggere carichi pieni a metà. Per questo, su richiesta delle regioni, è stato convocato per il 10 agosto un incontro con i ministri Boccia, Paola De Micheli e Roberto Speranza, con lo scopo di trovare una soluzione condivisa, anche in vista di settembre, quando scuole e uffici riprenderanno le attività. 

   

Negli ultimi giorni la discussione ha coinvolto anche il trasporto aereo. Dopo un braccio di ferro con i governi, le compagnie hanno ottenuto di poter occupare tutti i posti a sedere a patto di rispettare determinate condizioni. La lettera inviata nei giorni scorsi da Enac a Ryanair, prima compagnia del paese per i voli internazionali, dimostra però che l'attenzione è ancora alta e c'è la volontà di non transigere verso comportamenti che possono portare a nuovi focolai. Un po' come è successo nel weekend, quando su input del ministro della Salute Roberto Speranza il governo ha chiesto a Trenitalia e Italo di ripristinare la distanza di un metro tra i passeggeri.

  

Così, da un lato il governo segue le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico e predica prudenza alle compagnie aeree e ai due operatori ferroviari. Dall'altro, quando interloquisce con i governatori sul trasporto pubblico locale preferisce una linea morbida e delega la scelta. L'approccio è quello di applicare due pesi e due misure, ma l'effetto è quello di creare squilibri tra le aziende del settore, alcune più penalizzate di altre (a seconda delle regioni, per esempio). Nodi che, soprattutto in vista di settembre, dovranno essere sciolti definitivamente. 

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