Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Mattarella spinge sul modello Portogallo

Claudio Cerasa

Mettere in sicurezza il paese mettendo maggioranza e opposizione di fronte alla sfida della salvaguardia del futuro. Ma come? Storia, segreti e ambizione del capo dello stato, che punta a replicare in Italia un patto costruito sul metodo portoghese

Lo ha ripetuto qualche giorno fa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, quando ha detto di essere intenzionato a convocare a Palazzo Chigi i leader di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Lo ha ripetuto qualche tempo fa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, quando ha detto di voler coinvolgere nella scrittura del decreto “Semplificazione” anche i partiti che non si trovano in maggioranza. Lo ha ripetuto ieri su questo giornale il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, quando ha detto di voler aprire una fase “concordia” anche con i partiti che si oppongono al governo, per dare la possibilità al paese di affrontare con più forza la crisi economica generata dalla pandemia (secondo il Fondo monetario internazionale, a fine 2020 il pil italiano crollerà del 12,8 per cento).

 

Tutto chiaro e tutto lineare. Ma resta un problema: che cosa vuol dire concretamente aprire un tavolo con le opposizioni? Per provare a rispondere in modo non astratto a questa domanda può essere utile rivelare una piccola storia, che forse tanto piccola non è, che riguarda un’amicizia speciale costruita negli ultimi anni dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con un altro capo di stato di un paese europeo. Il capo di stato in questione si chiama Marcelo Rebelo de Sousa. Dal 2016 è il presidente in carica della Repubblica portoghese e negli ultimi quattro anni de Sousa, proveniente dal mondo di centrodestra, è stato protagonista di un miracolo politico, che sta facendo scuola in Europa: rendere per l’appunto non astratta la prospettiva di un tavolo di confronto tra maggioranza e opposizione.

 

In Europa, come ci insegna la Germania, non è raro trovare insieme al governo partiti provenienti da tradizioni politiche diverse (Angela Merkel è supportata da un governo che va dalla Cdu, passa dalla Csu e arriva fino all’Spd). Ciò che risulta più raro invece è trovare esempi di governi capaci di creare un rapporto di collaborazione concreto con i partiti dell’opposizione. E in questo senso, l’esempio del Portogallo è anche agli occhi di Mattarella – che è così amico del presidente portoghese da aver scelto di assistere lo scorso novembre in prima persona al conferimento di un riconoscimento a Rebelo de Sousa dell’Università di Bologna – “un esempio importante” da mettere in luce per due ragioni diverse. La prima ragione ha a che fare con un episodio che si è materializzato nel 2015, prima delle penultime elezioni legislative, e con un altro episodio che si è invece materializzato pochi mesi fa durante la pandemia.

 

Nel 2015, quando il Portogallo aveva da poco scelto di fronteggiare la sua crisi economica prendendo in prestito denaro dal Fondo salva stati, le due principali forze politiche del paese sottoscrissero, prima delle elezioni, un programma comune di riforme strutturali che i partiti si sarebbero impegnati a portare avanti a prescindere da chi avrebbe vinto la tornata elettorale. Nei mesi della pandemia, invece, maggioranza e opposizione si sono ritrovate in una posizione simile a quella in cui si trovarono nel 2015 e nel bel mezzo della crisi sanitaria il presidente della Repubblica è riuscito nel miracolo di avvicinare in modo concreto i due principali – benché rivali – partiti del paese. Il regista della strategia è stato il premier socialista António Costa, ma buona parte delle misure più importanti è stata approvata con l’opposizione guidata dal leader del Psd, Rui Rio, autore lo scorso 21 aprile, in Parlamento, di un discorso che il presidente della Repubblica italiana sognerebbe probabilmente di ascoltare anche dai leader dell’opposizione del nostro paese. “La minaccia che dobbiamo combattere – ha detto Rui Rio – esige unità, solidarietà, senso di responsabilità. Per me, in questo momento, il governo non è l’espressione di un partito avversario, ma la guida dell’intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare. Non parliamo più di opposizione, ma di collaborazione. Signor primo ministro, conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna perché la sua fortuna è la nostra fortuna”.

 

La capacità di dimostrare agli elettori, agli investitori e agli osservatori che, al di là delle differenze di vedute sul futuro, la classe politica del paese è consapevole che su alcune sfide bisogna essere solidali ha permesso al Portogallo di affrontare bene la pandemia e di avere un’economia che prima dell’arrivo del virus faceva segnare numeri da record (i rendimenti sui titoli di stato decennali portoghesi sono più convenienti di quelli italiani). Sergio Mattarella non potrà mai ammetterlo esplicitamente ma il modello a cui il capo dello stato pensa quando ragiona sul modo in cui governo e opposizione potrebbero trovare un terreno di collaborazione per mettere l’Italia in sicurezza è un modello che più che a quello tedesco – grande coalizione – somiglia a quello portoghese. Ovverosia: un patto trasversale di pochi punti (Colao meravigliao!) per dimostrare a chi ci osserva che qualunque cosa succederà all’Italia le politiche irresponsabili resteranno una prerogativa della Pappalardo e Paragone associati. Che aspettiamo?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.