Anche il Pd si è accorto che Parisi alla guida dell'Anpal non è più sostenibile

Valerio Valentini

Andrea Orlando denuncia lo stallo surreale in cui versa l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, critica le ultime dichiarazioni del professore del Mississippi e l'efficacia del reddito di cittadinanza

Alla fine, coi suoi tempi, anche il Nazareno pare essersi deciso che no, la permanenza di Mimmo Parisi alla guida dell'Anpal non è più sostenibile. E così Andrea Orlando, ai microfoni di Radio 24, stamattina ha denunciato lo stallo surreale in cui versa l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, guidata dal professore del Mississippi chiamato nel 2018 da Luigi Di Maio a portare in Italia le mirabilia dei navigator. "Siamo rimasti a metà strada tra vecchio sistema pre Anpal e quello che dovrebbe funzionare dal combinato disposto tra Anpal e reddito di cittadinanza ma che non funziona assolutamente. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi - ha proseguito il vicesegretario del Pd - è sufficiente leggere l'intervista di ieri al presidente dell'Anpal, che è sconcertante". L'intervista in questione è quella concessa da Parisi a Repubblica, nella quale "il papà dei navigator" si vantava di avere ricevuto sostegno e solidarietà da parte di Matteo Salvini, ovvero del leader dell'opposizione, laddove l'Anpal è un'agenzia governativa.

   

Assurdo, evidentemente. Così come è assurda la paralisi dell'Anpal, il cui presidente si è visto bocciare dal suo stesso cda, e per tre volta di fila, il nuovo piano industriale: quello, peraltro, che dovrebbe attuare la fase due del reddito di cittadinanza, passando dal sussidio all'accompagnamento al lavoro. Segno, dunque, di un clima di diffidenza tra Parisi e il suo stesso ministro di riferimento, quella Nunzia Catalfo, grillina pure lei, voluta da Luigi Di Maio alla guida del dicastero del Lavoro.  "Il reddito di cittadinanza - ha detto oggi Andrea Orlando - è servito a evitare scontri sociali in questa pandemia ma non a rimettere nel mondo del lavoro persone che ne erano state espulse e penso che questo sia il punto di partenza della riflessione. Abbiamo un problema di formazione professionale e di politiche attive e passive del lavoro. Siamo chiamati a rivedere completamente l'allocazione della forza lavoro e delle competenze e questo sforzo non è sostenuto da strumenti adeguati". Insomma, che ci sia un problema lo riconosce ormai anche il numero due del Pd. Solo che a bloccare l'operatività dell'Anpal è proprio questo clima di reciproco sospetto, che ha portato a un'alleanza di fatto tra Pd e M5s: e non è un caso che, oltre a Parisi, nel cda inconcludente dell'Agenzia siedono anche un rappresentante del ministero del Lavoro a guida grillina e l'assessore al Lavoro della giunta laziale, Claudio Di Berardino, uomo di fiducia di Nicola Zingaretti. Ora, dopo mesi di stallo e di polemiche (che hanno riguardato anche le spese personali di Parisi e il suo doppio incarico di presidente di Anpal e dipendente della Mississippi State University), l'intervista con cui lo stesso Parsi rivendica con orgoglio la protezione di Salvini pare segnare, dentro il Pd, un punto di non ritorno. 

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