4 dicembre 2011, Elsa Fornero scoppia in lacrime durante la conferenza stampa in cui viene illustrata la manovra economica (foto LaPresse)

Le nostre lacrime, la loro vigliaccheria

Maurizio Crippa

Elsa Fornero spiega l’odio per Bellanova: “E’ più facile che capire”

Milano. Buongiorno professoressa Fornero, alla fine si può dire che lei fu più insultata per quelle lacrime che nemmeno per la sua riforma. Se lo spiega? “Era più difficile da capire, la riforma. Mentre strumentalizzare le lacrime è più facile, non serve l’intelligenza, basta la cattiveria. E l’impostazione della politica populista è: prendi, mordi, fuggi. Quella cosa fu strumentalizzata perché è nella logica di chi preferisce non entrare nel merito. Poi c’è stato un evidente aspetto sessista. Hanno pianto Bersani, Berlusconi, Vendola”. In effetti hanno pianto anche Obama e persino quel duro di Putin. “Esatto, ma agli uomini di solito si associa un giudizio positivo, è la virilità incrinata per un attimo dai buoni sentimenti. Con le donne prevale il sessismo, la scorciatoia della vigliaccheria”. Ora è accaduta la stessa cosa al ministro Teresa Bellanova, che si è commossa presentando il risultato di un atto politico cui aveva molto lavorato. “Esattamente come me. Ma si è molto equivocato sul significato di quel momento di commozione. E’ stato uno ‘scherzo’ della memoria. A fare da detonatore sono state due cose: un grandissimo stress, perché comunque stavamo presentando un provvedimento che avrebbe chiesto sacrifici, e un’emozione improvvisa che in quell’istante ha incrociato il mio pensiero”. Elsa Fornero ricorda bene quell’istante di commozione che ha assurdamente generato odio: “E’ stato il pensiero dei miei genitori, che di sacrifici ne hanno fatti tanti. Per Teresa Bellanova non è difficile pensare sia stata la stessa reazione, e anche più personale. Conosciamo la sua storia di cui si deve essere fieri, è stata una bracciante. Ora è arrivata al grande risultato del suo lavoro, una legge che riguarda proprio i lavoratori irregolari. Credo che anche la sua memoria le abbia fatto lo stesso scherzo. E’ una cosa nobile”.

  

  

Poi c’è questo aspetto. Si sono prese le lacrime (in entrambi i casi non certo un pianto dirotto, poco più che un singhiozzo) per mostrificare la persona ma anche per attaccare un provvedimento politico, su cui ovviamente si può anche dissentire. “La reazione del populismo è sempre la reazione dell’ignoranza. Dobbiamo dirlo. E’ più semplice che entrare nel merito. Ci troviamo in una situazione, e non da ieri, in cui è stata svilita tutta la cultura, l’idea di conoscenza”.

 

“Del resto non si può non notare che la scuola, l’educazione sono state da troppo tempo abbandonate. Ma oggi si aggiunge un elemento diverso, che è la cattiveria. Penso anche al caso di Silvia Romano. Quel deputato che ha detto quella cosa in Parlamento ha unito l’ignoranza e un’aggiunta di cattiveria. Orrendo. Mi chiedo come un Dostoevskij avrebbe descritto un individuo così. La cattiveria ovviamente è sempre esistita, ma questi nuovi veicoli di comunicazione le hanno tolto ogni ritegno. E spesso l’anonimato dietro cui si celano certe aggressioni – che arrivano fino alle minacce, come è accaduto a me – completa l’opera. Quanto accaduto oggi a Teresa Bellanova non è casuale. E’ la somma di ignoranza più cattiveria più strumentalizzazione più vigliaccheria”. E alla somma aggiungiamo anche il sessismo. Eppure in società come le nostre, dove il privato e i sentimenti sono normalmente esibiti, anche da parte di politici e personaggi pubblici, il momento di commozione o di debolezza di un ministro dovrebbe essere accettato come qualcosa di normale, che può accadere a tutti. Perché invece può generare un’onda di odio? “Torno a sottolineare innanzitutto l’elemento del sessismo, purtroppo è un dato di fatto. Al campione sportivo, al politico uomo si concede: è come un momento di verità. Per le donne piangere è considerato elemento di debolezza. Viviamo in un’epoca in cui i sentimenti si esibiscono, anche in politica. Se sono sentimenti buoni, e non odio o cattiveria, può essere accettato. Ma non bisogna trascurare una parte di rischio – riflette l’ex ministro – Io sono cresciuta in un mondo in cui dominava la discrezione, non si metteva in piazza in nessun caso il privato e credo tuttora che la sfera pubblica e quella personale debbano essere separate. Il rischio è che, per questa commistione, capiti prima o poi di pagare un prezzo altissimo, quello che era innocuo diventa lo strumento di un attacco da parte di qualcuno. Dobbiamo imparare ad accettare la diversità di tutti. Piangere è una caratteristica umana”.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"