Giorgetti non molla il governo di unità nazionale (con buona pace di Salvini)

Valerio Valentini

L'ex sottosegretario leghista a Palazzo Chigi non segue il suo leader lungo la strada delle elezioni anticipate: “Serve un momento di tregua istituzionale”. E assicura: “L'Italia non uscirà dall'euro” 

Niente uscita dall'euro, e un governo di unità nazionale che gestisca la crisi economica del Covid-19 prima delle future elezioni. È questa, in sintesi, la strategia che Giancarlo Giorgetti propone, per la Lega e per l'Italia, in un colloquio riportato dal Wall Street Journal. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ritiratosi nella sua Cazzago nelle scorse settimane, in un isolamento politico prima ancora che sanitario, non ha evidentemente cambiato idea sul da farsi. E mentre Matteo Salvini continua a battere sul chiodo delle elezioni anticipate (“Dopo questo governo l'unica scelta è dare la parola agli italiani”, ha ribadito giorni fa), Giorgetti invoca, interpellato dal giornale finanziario americano, un governo di unità nazionale: “Un momento di tregua istituzionale – spiega – che veda impegnate le migliori risorse di questo paese, per poi tornare al voto” quando l'emergenza si farà meno acuta. 

 

Il Wsj analizza la situazione politica italiana affidandosi all'analisi del professor Daniele Albertazzi, docente di Scienze politiche a Birmingham che prevede un imminente calo della popolarità del premier Giuseppe Conte. “I partiti populisti avranno agio nello sfruttare ciò che si prospetta, in Italia e altrove. Nel giro di pochi mesi, Conte perderà terreno. Non riesco a vedere come l'Italia – prosegue Albertazzi – non possa finire con un governo di destra nel prossimo futuro”. 

 

E tuttavia, prosegue il Wsj, l'avvento di un governo a trazione leghista potrebbe essere guardato con sfiducia dalle diplomazie di mezzo mondo e dal mondo finanziario, specie in virtù dell'ambiguità del partito sui temi economici e dell'avversione all'euro nutrita da alcuni dei consiglieri economici di Salvini. Al che Giorgetti precisa che l'Italia resta ancorata all'euro, malgrado i difetti della moneta unica. “Per l'Italia – dice il deputato leghista – la possibilità di lasciare l'euro esiste in teoria, ma non esiste nella pratica. Il debito pubblico italiano è nelle mani di creditori che determinerebbero immediatamente il nostro default”. Chissà se basterà a convincere Borghi e Bagnai ad abbandonare il rimpianto per la benamata lira. E chissà se c'è ancora tempo e modo di ricondurre Salvini sulla strada della sedicente unità nazionale.