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A Stumpo il Pd di Zingaretti non dispiace

Il deputato di Articolo 1 approva le candidature per le europee, in cui sono stati inclusi degli ex Mdp. Il problema è: quale sinistra?

13 Aprile 2019 alle 06:00

A Stumpo il Pd di Zingaretti non dispiace

Nicola Zingaretti accanto a Daniele Leodori e Massimiliano Smeriglio (Foto LaPresse)

Roma. Nico Stumpo, deputato di Articolo 1, ex Pd, è soddisfatto delle liste per le elezioni europee licenziate giovedì scorso dal suo vecchio partito, delle quali fanno parte anche Massimo Paolucci e Cecilia Guerra di Mdp. “E’ passata la proposta di Zingaretti delle liste aperte e partecipate, un allargamento che non è solo politico ma culturale. Certo, noi avremmo voluto un campo ancora più largo e profondo, con tutte le forze socialiste insieme per avere una capacità di critica maggiore”. Tuttavia le candidature di Guerra e Paolucci, oltre a quella di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa – che non è di Mdp ma è molto apprezzato da Stumpo e dal resto di Articolo 1 – assicurano il pieno sostegno della sinistra “a questo progetto. La loro presenza ci dà fiducia, ma è un punto di partenza. Sicuramente, la lista ha un richiamo al socialismo europeo e per questo parteciperemo convintamente al voto”.

 

Insomma, a Stumpo questo Pd non dispiace. “Il progetto di Zingaretti segna un cambio di passo rispetto alle politiche dell’ultima fase, chiuse in un cerchio stretto. Le differenze si sono ristrette ma non si sono colmate. Adesso può rappresentare un nuovo centrosinistra largo, che prima era stato sacrificato da altre logiche”. Certo, il Pd e il centrosinistra, spiega Stumpo, “hanno un problema di identità e di fisionomia. Mettere e togliere i trattini al centrosinistra, come è stato fatto nella scorsa stagione, non basta”.

 

Insomma c’è una stagione nuova davanti, che non può essere quella dell’“indistinto centrosinistra”. Senza identità, senza appartenenze. No, dice Stumpo, quella stagione – in tempo di populismi e sovranisti soverchianti – non è più replicabile. “L’indistinto centrosinistra non è pienamente attrattivo, lo dimostra il disastro delle ultime elezioni. Un disastro che vale per tutti, per il Pd ma anche per noi. Il fallimento non è stato solo di una parte e non può essere letto in maniera unilaterale. Adesso bisogna avere senso di umiltà e rispetto verso quell’elettorato di centro e di sinistra, offrendo proposte politiche degne di questo nome e un’alternativa credibile contro un governo formato dalla destra più becera dal Dopoguerra a oggi”.

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La questione, però, è: quale identità? “Può la sinistra rappresentare solo quelli che ce l’hanno fatta? L’errore del passato è stato leggere la società solo dal punto dei vista dei primi. Non mi riferisco solo agli ultimi mesi ma agli ultimi anni; il centrosinistra ha perso rappresentanza in interi strati sociali e fette di territorio. Sinistra e centrosinistra, se vogliono tornare a governare in futuro, non possono accontentarsi di capire se c’è il fallimento della destra per provare a sostituirla, ma devono ritrovare una propria identità. E qual è la funzione della sinistra se non quella di essere un riequilibratore sociale, che in passato ha consentito ai figli di operai di coltivare ambizioni diverse? Questa è la sinistra e questa è la discussione da fare; non soltanto un fatto organizzativo ma politico e culturale. Dobbiamo ritrovarci per non perderci definitivamente”. E in questo ritrovarsi c’è la possibilità che chi ha lasciato il Pd torni adesso che c’è Zingaretti? “Non si tratta di questo, ma di stare dentro un pensiero politico e ricostruire la sinistra. Non si tratta di iscriversi a un partito per autocollocazione”.

 

Alleati, avversari e nemici

 

Il problema della ricostruzione della sinistra, aggiunge Stumpo, non è neanche solo italiano. “E le prime risposte, come spesso accade, arrivano proprio dal mondo anglosassone, dal quale può partire la scintilla della ricostruzione della sinistra”. E gli avversari quali sono? “In primis la Lega, Matteo Salvini e la sua cultura populista, razzista e sovranista (ma sovranista in maniera patetica). È in momenti di difficoltà come questi che invece si diventa internazionalisti. I miei alleati invece sono tutte quelle persone che sono in difficoltà e provano a passare questa fase di crisi, pagandone le conseguenze più di altri. Non si può ricostruire il campo largo del centrosinistra se non tenendo fermi i principi di eguaglianza”.

 

Non ha nominato i Cinque stelle. È un caso? “No, non lo è. Ma non significa che non siano avversari. Il M5s è una forza alleata della destra ma che ha caratteristiche diverse dalla destra. Sono un blob e vengono fuori come tale in questa fase perché un pezzo di cittadini molto largo si è riconosciuto in posizioni qualunquiste, perché non hanno trovato risposte e rappresentanza in altre forze politiche, a partire dalla sinistra. Il centrosinistra deve, attraverso le proposte, provare a parlare ai bisogni dell’elettorato del M5s”. E non ho citato neanche Forza Italia, dice Stumpo, che “ha approvato insieme alla maggioranza le leggi peggiori, come quella sulla legittima difesa. Forza Italia non è più la destra liberale, come si diceva un tempo, ma vuole accreditarsi rispetto a Salvini. Se posso fare una semplificazione, i Cinque stelle valgono quanto Forza Italia nella possibilità di costruire alleanze dirette”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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