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Poveri noi. Questo reddito di cittadinanza è nato male, se è nato

Produzione di ricchezza e redistribuzione: la povertà si riduce con altri mezzi rispetto a quanto si va promettendo e facendo e disfacendo oggi

16 Dicembre 2018 alle 06:08

Poveri noi. Questo reddito di cittadinanza è nato male, se è nato

foto LaPresse

Non voglio dire che i poveri non esistono. Si vedono. Per i cristiani sono questione evangelica, dunque estremamente rilevante, direi decisiva. Per chi ragiona fuori della lezione e dall’incanto della fede e della sua narrazione nei secoli, che ha fissato nel povero l’icona vivente del Cristo, un soggetto e oggetto di attesa messianica, i poveri sono un problema sociale. Si è poveri perché nascita e ambiente non hanno fornito la possibilità di conquistare un reddito stabile e dignitoso. Perché si è fatto fronte agli imprevisti alle curve della vita senza fortuna, senza appoggi, senza il riequilibrio di un’assistenza ben diretta e programmata, la famiglia, la comunità, lo stato. Perché la mobilità sociale è bloccata da mille impacci, e da qualche privilegio o prepotenza che toglie senza dare. In molti casi la povertà è l’effetto di una decadenza, di un fallimento, di una mancanza di energia e di tenacia o della loro vanità. In qualche caso si è poveri per vocazione, nel senso che non si desidera la condizione di relativo conforto, in genere prodotta dal lavoro come fattore di spinta e inquadramento sociale, che normalizza, irregimenta, compatta socialmente e psicologicamente nei confini di una vita che può essere arida, senza avventure, desacralizzata dal benessere: marginalità e accattonaggio sono antiche come il mondo. Sono poveri gli stranieri, i senza patria, le vittime in fuga da catastrofi civili e naturali, i profughi.

 

Il reddito di cittadinanza nasce prima del vaffanculo di Grillo e della galoppata elettorale dei grillini. E’ un’invenzione delle élite, nasce in ambiente capitalistico e in una cultura socialdemocratica. Le nazioni del Nord europeo, generalmente bene amministrate, ordinate socialmente, prive di giganteschi squilibri e di morali private o familiste, ricche di un’etica del lavoro come chiamata, vocazione, Beruf, hanno trasformato con senno e con difficoltà la filantropia, un genere di carità privata americano non privo di bellezza e costruttività e non sprovvisto di un certo tasso di ipocrisia, in estensione generalizzata del dominio del welfare, il benessere relativo garantito dalle politiche pubbliche. In fondo il divario di produttività e di slancio economico tra Europa e paesi in tumultuosa crescita, temperato da primati antichi nella finanza e nelle tecnologie, ha tra le sue ragioni questa: la presa in carico della cittadinanza da parte dello stato sociale, fino alla estrema misura del sostegno diretto al reddito.

 

Ma in Italia, senza voler denigrare per principio, il reddito di cittadinanza è nato male. Se è nato, del che è lecito dubitare. E’ che qui le cose non si conoscono bene, e se si conoscano, si preferisce nasconderle sotto un velo d’ignoranza. Vi ricordate la tessera sociale di Tremonti? Fu un fallimento, o comunque un intervento marginale e infelice che nemmeno i destinatari apprezzarono e usarono come in teoria avrebbero potuto. Ci abbiamo messo una pietra sopra, non abbiamo studiato la parabola incresciosa di quel tipo di socialità di stato, non abbiamo imparato la lezione. Ora ci risiamo. I miliardi scendono da nove a sette, e vabbé, sennò meècati e norme europee ci fanno a pezzi. Ma poi la platea dei recipienti potenziali si riduce: se hai una macchina immatricolata di recente, nisba; se hai una casa in proprietà, due lire; se hai una seconda casa, nisba; se hai cinquemila euro in banca, nisba; se, se, se, e con una ulteriore graduazione dovuta al nucleo familiare e ad altre caratteristiche sociali della povertà in cui alla fine, coi tutori o navigatori o non so quali altre diavolerie, non ci si raccapezza più nessuno, e presto saremo molto vicini al sostegno all’inclusione, minimo, già varato dai precedenti governi. Né ha senso parlare della relazione tra sostegno al reddito e guida all’inserimento nel mercato del lavoro: sogni, arabeschi. Da noi il reddito di cittadinanza è già una lotteria, un gioco di simboli e numeri che inevitabilmente scatenerà insoddisfazione, invidia sociale, che oppone la bandiera della lotta al degrado del Sud alla bandiera della promozione dell’economia sviluppata del Nord e delle sue cosiddette classi laboriose. La fiscalità generale diventerà oggetto di un confronto divisivo che probabilmente manderà all’aria tutti i giochi predefiniti miranti a fare di una misura di lotta alla povertà, peraltro abolita con una dichiarazione di Mr Ping, uno strumento banale di consenso, la faccia in ombra di un plebiscito forsennato e demagogico, tragicomico.

 

E’ appena ovvio. La povertà, se sia sradicabile del tutto è dubbio, sarà comunque fortemente ridotta dalla produzione di ricchezza, unico antidoto, e la redistribuzione per curare le inevitabili ineguaglianze dello sviluppo avviene anche con misure di sostegno diretto, ma sopra tutto con una buona scuola, un mercato del lavoro sensato, la diffusione di una cultura del territorio che crea appartenenza, comunità, compattezza sociale, libertà, spirito d’iniziativa e responsabilità. In poche parole, il contrario di quanto si va promettendo e facendo e disfacendo oggi. 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    17 Dicembre 2018 - 09:09

    Il problema del reddito di cittadinanza riguarda per modalità per ottenerlo e non mi pare che possa entrare in funzione senza gli inutili attuali Centri per l'impiego. Poi , in ogni caso, ammesso che verrà erogato, non è vita natural durante. Solo che nell'Italia attuale i giornali , soprattutto quelli di opposizione, si sono messi a fornire tabelle e dati invece di invitare le forze di opposizione a stilare programmi alternativi e nuove idee.

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  • eleonid

    17 Dicembre 2018 - 07:07

    La cosa ,mi si lasci passare il termine non riuscendo a inquadrare realisticamente il reddito di cittadinanza del M5s, suscita sicuramente consenso ma non si capisce chi dovrebbe pagarlo. Nella testa dei grillini, poi appoggiati dai leghisti per uno scambio di favori elettorali, dovrebbe essere l' Europa acquistando il nostro debito da restituire a babbo morto. Ma questa strada non sembra percorribile. Dicono che la politica è l'arte dell'impossibile , ma credo che questo valga in una società di cretini o meglio di ignoranti. Col nuovo governo è venuta alla moda l'analisi costi-benefici. Mi domando ma l'hanno fatta anche per il reddito di cittadinanza?

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  • carlo.trinchi

    16 Dicembre 2018 - 22:10

    Come l’hanno impostato i 5S il reddito di cittadinanza è demagogia, caos, bugia, felloneria. Il reddito di cittadinanza c’è, cera ed è il reddito d’inclusione come tutte le altre forme di sussidio a chi non ha lavoro. Basta, come giustamente si dice, aumentare un po quelle forme che già ci sono e la si facesse finita. Come pure la quota cento, e Giorgetti guardi anche in casa sua con la storia delle pensioni a quota cento perché Salvini ha preso una tranvata populista e basta. La vita si allunga e qui si manda in pensione prima? Matti, matti da legare. Bastava che la meta’ di quei miliardi fosse data alle imprese e vedrebbero la ripresa. Dire queste verità non è andare contro i poveri ma vedere le cose per quello che sono. Con questo reddito tutti staranno casa, ha ragione Pif, se non c’è lavoro altro che tre proposte ma poltrona a vita. Grillo buttala quella maschera e mettiti lo scafandro perché la maschera ti rende comico. Appunto.

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  • robycarletti

    robycarletti

    16 Dicembre 2018 - 21:09

    va a finire cge forza diu restringere le possiilita' di otrtenere il reddito di cittadinanza non lo potra' ottenere quasi nessuno quindi anche questa sara' una bella fake news messa dai grillini per farsi votare per poi partorire "il topolino "

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