Note per il post voto

In questo smarrimento totale è necessario al più presto riscoprire il valore della parola “alleanza”

4 Marzo 2018 alle 06:03

Note per il post voto

Foto LaPresse

Al direttore - Sta per concludersi forse la più brutta campagna elettorale e la società italiana è in buona parte smarrita. Lo sono gli indecisi e quelli che non andranno a votare ma anche quelli che hanno già deciso di votare qualcuno. Uno smarrimento favorito da una legge elettorale che più stupida non poteva essere ma che trova il suo cuore tormentato nella scomparsa di qualunque identità culturale e politica e più ancora nel frastuono al limite della comicità di roboanti parole e di comportamenti da operetta. C’è chi si dichiara contro l’inciucio introducendo in via definitiva nella concezione del potere il disprezzo per tutto ciò che si chiama alleanza, termine fondamentale per ogni democrazia parlamentare. La parola inciucio è sinonimo di ignoranza politica e alimenta una guerra di tutti contro tutti e chi la nomina forse non può dire esattamente chi è e cosa vuole. A questi, la parola responsabilità appare come un sinonimo di mollezza e trovano difficoltà a dirsi antifascisti anche se a loro stesso giudizio quel termine sarebbe una parola senza senso al giorno d’oggi. E non si accorgono che quella parola sta a significare da sempre la lotta contro qualunque autoritarismo e la dimostrazione di ciò che diciamo sta nel fatto che la stessa difficoltà la si trova sul fronte opposto, quello del movimento pentastellato i cui maggiori leader sono figli di due persone per bene che però non esitano a definirsi fascisti mentre essi non sanno dirsi antifascisti. Noi siamo nati in una famiglia numerosa e plurale nella quale comunisti, democristiani e missini si scontravano senza mai odiarsi ma senza mai nascondere la propria identità.E invece oggi non sapendo dire quella parola, grazie al loro silenzio l’antifascismo riprende senso e attualità. Peraltro su quel versante colpisce la designazione alla guida del movimento di un capo politico e la presa d’atto di avere tra loro un santone depositario del bene e del male la cui volontà è legge per tutti. Oggi per il Movimento 5 stelle, domani forse per il paese.

 

E cosa mai sarebbe tutto questo? Ai tanti opinionisti più autorevoli di noi la risposta.

 

E cosa è la nuova liturgia di Matteo Salvini che sostituisce il rito pagano del giuramento alla foce del Po con un giuramento pubblico sul Vangelo che sembra un giuramento cattolico mentre altro non è che una banale captatio benevolentiae verso quel modo cattolico i cui leader politici mai avrebbero giurato sul Vangelo ma solo sulla Costituzione repubblicana. E in questa sarabanda di insulti, ammiccamenti, giuramenti e silenzi inquietanti ci sono molti che dicono “proviamo, mettiamoli alla prova” come se ci trovassimo alla Prova del cuoco e non invece nel momento in cui dobbiamo affidare a forze politiche il destino di un paese pieno di contraddizioni e ampiamente saccheggiato delle sue eccellenze produttive e finanziarie nel silenzio ignorante o complice di quasi tutti.

 

E che dire infine della ricerca spasmodica delle competenze professionali per metterle al governo del paese? Ma questa ricerca non è forse la riedizione stanca della famosa camera dei fasci e delle corporazioni che è storicamente l’antitesi del governo politico di un paese democratico? Non bastano i guasti e gli interessi impropri lasciati crescere e coltivati nei 25 anni di guida della nostra economia da parte di banchieri centrali o banchieri d’affari senza che nessuno più nelle camere sapesse discutere di economia o se qualcuno c’è stato si è preoccupato di non farlo sapere? E che dire del tentativo goliardico dell’andata al Quirinale per dire al capo dello stato possibili ministri di un governo inesistente senza che la grande informazione ampia bacchettata quella che non è una violazione della Costituzione ma solo un offesa alla politica tout court degradandola al ruolo di un cinepanettone?

 

E intanto la società italiana coltiva la guerra di tutti contro tutti imitando con la violenza fisica di alcune minoranze ciò che è avvenuto nelle due Camere negli ultimi anni, con una continua violenza verbale sconosciuta anche nelle occupazioni scolastiche studentesche dei primi anni Settanta. Ecco alcune ragioni dello smarrimento di cui parlavamo e che prende anche chi come noi è un addetto ai lavori, come si dice. Per quanto abbiamo vissuto nel lungo periodo del terrorismo e della crisi economica della fine degli anni Settanta, diciamo con chiarezza assoluta che se dalle urne uscirà una maggioranza già oggi visibile essa dovrà governare con forti iniezioni di saggezza e senza tecnici sapendo che è maggioranza in Parlamento ma minoranza nel paese. Se invece questa maggioranza non dovesse esserci l’intesa tra forze che hanno ancora un residuo di background culturale sarà necessaria e indispensabile e sarà un segno di grande responsabilità e di senso dello stato. L’alleanza si fa tra diversi come ci insegnarono in momenti drammatici Moro e Berlinguer e come testimoniano ancora oggi la Germania, la Spagna l’Olanda e anche il governo presidenziale di Macron, dove popolari e socialisti pur essendosele suonate di santa ragione hanno trovato la forza di allearsi in carenza di soluzioni diverse. E questa intesa dovrà nascere dalle forze politiche che testimonierebbero così una nuova vitalità senza dover attendere inerti il governo del presidente che comunque dovrebbero votare senza esserne stati facitori e protagonisti. E’questa la vera differenza tra la politica e l’antipolitica e non certo le banalità che sentiamo quasi ogni giorno dalla bocca di molti.

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