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Il cinepanettone alla mantovana e il sindaco Pd che non era Weinstein

I messaggini a sfondo sessuale del primo cittadino non esistono. La presunta vittima di Mattia Palazzi è adesso indagata per “false comunicazioni ai pm”

22 Dicembre 2017 alle 19:12

Il cinepanettone alla mantovana e il sindaco Pd che non era Weinstein

Il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi (foto LaPresse)

Roma. Non che se ne sentisse il bisogno, quest’anno c’è già il cinepanettone celebrativo nelle sale. Però il genere non passa mai di moda, così con tempismo perfetto è arrivato “Natale a Mantova”. Non è un film ma una sceneggiatura già pronta: dunque, il sindaco di Mantova, accusato di mandare messaggini sconci a una sedicente attivista culturale in cambio di prebende, è stato archiviato due giorni fa dalla Procura lombarda.

   

Il procuratore della Repubblica, Manuela Fasolato, ha emesso un comunicato che chiude ufficialmente l’indagine e archivia la posizione di Mattia Palazzi, Pd in purezza, molto amato dai concittadini e da Matteo Renzi. Il sindaco Palazzi era accusato d’aver mandato per un anno messaggi inurbani culminati in foto di lui ignudo ed espressioni da postribolo, in cambio di finanziamenti (mai arrivati) a tale Elisa Nizzoli, vicepresidente della associazione “Mantua me genuit”, per l’antico verso di Virgilio (Mantova mi generò, eccetera). La signora Nizzoli, quarantenne pure lei, scrittrice incidentale (“Addio, amore mio”, edizioni Sprint), è oriunda della Bassa mantovana.

  

Mantova la città dei fantasmi

Dietro al caso del sindaco della città lombarda, indagato per concussione a luci rosse, ci sono le streghe, la massoneria e il sesso. Pure il porno, come quello che si ritrova nel palazzo dei Gonzaga

 

La vicenda era apparsa subito strana, degna di un plot tipo “La moglie in vacanza l’amante in città”, immortale pellicola con Renzo Montagnani e Barbara Bouchet (ognuno ha lo star system che si merita). L’associazione “Mantua me genuit” organizza eventi tipo: una gita nel borgo di Castellaro Lagusello, o aperitivi su “Contemporary Art al femminile, a cura del noto Professor Gianfranco Ferlisi, presso la Galleria Falcinella Fine Art”. O un convegno sulle donne, “spina dorsale della società”, il colmo, il 16 novembre scorso.

     

La stranezza era soprattutto che la presunta molestanda in mezzo a questa febbrile attività non aveva mai sporto denuncia contro il sindaco. Anzi lo difendeva. Questo cinepanettone mantovano, dunque, era subito apparso goffo e instabile come una sbrisolona, torta tipica mantovana, per restare nella metafora pasticcera. Adesso, la sbrisolona s’è proprio sfaldata, e la molestanda è adesso indagata lei, per “false comunicazioni ai pm”.

    

L’accusa iniziale contro il sindaco era arrivata, ha scoperto il Foglio, da un altro bizzarro personaggio: Giuliano Longfils, settantenne capo della massoneria locale, consigliere comunale di Forza Italia, molto conosciuto in città. Raro caso di massone-moralizzatore (era già riuscito a far dimettere un altro sindaco negli anni Novanta). Il Longfils in allegato alla denuncia riportava vari screenshot di messaggini Whatsapp. Ma messaggini in cui il sindaco non era né mittente né ricevente.

          

Il faccino tondo di Palazzi non compare infatti mai in alto a sinistra, erano dunque screenshot di messaggi tra la Nizzoli e la Goldoni, cioè che la presunta molestanda aveva mandato alla sua socia nella cooperativa culturale, tale Cinzia Goldoni, cinquantenne, anche lei scrittrice, esperta in libri di streghe. Screenshot di screenshot tra le due animatrici culturali molto animate, e “messaggi che poi il sindaco quando interrogato non ha riconosciuto come suoi” come dice al Foglio il difensore del sindaco, avvocato Giacomo Lunghini. “Il tema è stato evidenziato dalla difesa davanti al Tribunale del riesame sostenendo l’insussistenza del ‘fumus’ del reato proprio per questo motivo”, dice l’avvocato, ma se non c’è il fumus non c’è neanche – scusate – l’arrosto.

   

I messaggini con frasi fantasiose e soprattutto le pudenda del Sindaco non esistono, non ve n’è traccia, forse vagheranno nell’etere di Whatsapp come gli affreschi licenziosi sulle teste dei visitatori a Palazzo Te. Il sindaco, già additato a Weinstein de ’noantri, si è detto soddisfatto, ha detto che “se vogliono mandarmi a casa devono vincere le elezioni, perché un sindaco onesto cade solo se perde le elezioni”. Potrà celebrare finalmente il suo “Natale a Mantova”.

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Commenti all'articolo

  • luciano_avogadri

    24 Dicembre 2017 - 09:09

    Nel frattempo il Sindaco dovrebbe ringraziare i PM per il rispetto che hanno avuto per la sua vita, e i grandi giornalisti d'inchiesta, per la serietà con la quale hanno valutato le fonti , la sobrietà con la quale hanno trattato l'argomento, e lo schermo che hanno doverosamente mantenuto a rispetto della sua privacy.

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