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Libertà e Giustizia va all'attacco di Scalfari (ma Zagrebelsky non ci sta)

Il plotone (d'esecuzione) del forcaiolismo chic si ribella al padre spirituale: preferiscono Luigi Di Maio

29 Novembre 2017 alle 06:00

Libertà e Giustizia va all'attacco di Barbapapà. (ma Zagrebelsky non ci sta)

Gustavo Zagrebelsky. Foto LaPresse/Marco Alpozzi

Roma. Silvio Berlusconi è riuscito a mandare in crisi una macchina da guerra perfetta: quella degli appelli di Libertà e Giustizia, sempre pronta quando c’è da denunciare svolte autoritarie o da difendere la Costituzione. Il metodo è preciso: si fa girare un appello via mail e si aspettano – per un giorno – le risposte. Di solito c’è compattezza, ma stavolta no. La lettera scritta a Eugenio Scalfari, colpevole di aver preferito Berlusconi a Luigi Di Maio, recava inizialmente la firma di Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario di LeG. Adesso però il suo nome è stato cancellato. Mistero? “L’appello è stato fatto girare mentre eravamo tutti fuori. Io a Roma, Zagrebelsky alla consegna del premio Sila. Se ha tolto il nome l’ha fatto per non dare un dispiacere a Scalfari, di cui è amico”, dice al Foglio Sandra Bonsanti, già presidente di LeG, oggi nel consiglio di presidenza. Chissà se Zagrebelsky condivide però il contenuto. Bonsanti dice di sì e spiega che la lettera serviva soprattutto per ricordare il lavoro di Giuseppe D’Avanzo. “Caro Eugenio”, laddove Eugenio è appunto Scalfari, carattere – in senso tipografico e psicologico – e nome ingombrante, ma come ti è saltato in mente di dichiarare che preferiresti Berlusconi, il puzzone!, a Di Maio, la brillante promessa! “Non riusciamo a comprendere – e tantomeno ad accettare – come una figura con la tua storia di giornalista e di intellettuale possa dimenticare cosa ha rappresentato Berlusconi per il nostro paese. Ci scuserai se vogliamo ricordarlo, anzitutto a noi stessi”, scrivono sbalorditi i membri del consiglio di presidenza di Libertà e Giustizia: Sandra Bonsanti, Tomaso Montanari, Nadia Urbinati, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Elisabetta Rubini, Valentina Pazé e Salvatore Settis, praticamente mezzo plotone intellettuale del gruppo L’Espresso (e con Zagrebelsky il plotone sarebbe arrivato all’esecuzione).

 


 

 La prima versione della lettera con la firma di Gustavo Zagrebelsky

   

La versione finale della lettera senza la firma di Gustavo Zagrebelsky 

   


 

Segue elenco della spesa, per ricordare a Scalfari da che parte stanno i giusti di questa Terra: il conflitto di interessi, i processi, la decadenza fisica e morale. Insomma, mentre Berlusconi lo conosciamo bene, Di Maio è “un’incognita”, e “non più di Renzi agli esordi”. E’ un fatto ormai palmare: una parte dell’establishment politico-culturale de sinistra spera in Di Maio. “La dichiarazione a favore di Berlusconi ha il sapore dell’arrocco di quelli che sono ‘dentro’ al sistema, a prescindere dalle posizioni e convinzioni politiche, rispetto a quelli che sono rimasti ‘fuori’ e che devono continuare a rimanerci. Quelli che votano Cinque stelle o che non votano proprio, quelli – tra cui gran parte dei giovani – che hanno perso ogni fiducia nella politica, proprio perché dominata da ‘cricche’ indifferenti ai valori. Noi di Libertà e Giustizia, che per tanti anni abbiamo condiviso con il Gruppo Espresso-Repubblica battaglie e convinzioni, in quella tua dichiarazione non ci riconosciamo proprio, né ci riesce di ridimensionare la nostra delusione”. La delusione insomma brucia, ma Giampaolo Pansa, una vita al gruppo L’Espresso fino all’addio nel 2008, uno che Scalfari lo conosce bene, consiglia loro di darsi una calmata. Li sfotte, loro che vogliono dare lezioni di politica e di morale e pure di vita all’Eugenio. “Ma cosa vogliono fare – dice Pansa al Foglio – domare Scalfari? E’ un signore del ’24, è un tipo bizzarro, è sempre stato così. Teorizzava il giornale libertino; il giornale che dice una cosa e si può smentire il giorno dopo. I giornali non sono la Bibbia, aggiungo, e contraddirsi sta nella natura umana. Ma a quale epoca sono rimasti? Scrivi questo: Barbapapà è sempre stato bizzarro, mi diceva che i giornali devono essere libertini (e libertino lo è lui per primo). Eugenio, che cosa intendi?, gli chiedevo io. E lui mi rispondeva: devono essere capaci di dire A e smentirsi il giorno dopo”. Per quelli di LeG, la smentita del giorno dopo è arrivata da uno scalfariano di ferro: Gustavo Zagrebelsky. 

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Novembre 2017 - 14:02

    Quando di dice che “il problema è culturale” si dovrebbe specificare: “il problema di fondo sono i moralisti culturali” Sono quattro gatti, su 49 e passa milioni di elettori e devono tutto il loro esistere e la loro visibilità a Berlusconi. Rappresentano solo la loro spocchia autoreferenziale commista alla frustrazione di non essere il riferimento universale del loro “come dovrebbe essere”. Un vaneggiamento morale di persone cui avrebbe fatto bene un paio d’anni di lavoro usurante. Distanti dalla realtà del quotidiano, estranei alla società reale, hanno creato la casta che sopravvive parlandosi addosso e beandosi nel ritenersi “meta, luce e guida” A proposito, Scalfari escluso, nella lista citata appaiono le punte di diamante degli antirenziani. Diamanti culturali? Ma fatemi in piacere! Chi in odio politico, arriva a definire Di Maio “un’incognita”, ha la stessa credibilità del non vedente dalla nascita che dicesse: “Mi sono innamorato a prima vista”

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  • aldo.vanini

    29 Novembre 2017 - 12:12

    Ancora più singolare, ma sostanzialmente da incoscienti avventuristi, definire Di Maio 'un'incognita'. Mi pare che, pur con molto meno intelligenza dell'enorme quantità raggruppata intorno alle loro firme, chi sia Di Maio, e non entro nel merito del giudizio, sia già chiaro e lampante, a meno di non voler sostenere che per capire se una fiamma bruci sia necessario metterci il dito dentro...

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  • guido.valota

    29 Novembre 2017 - 09:09

    L'appello di LeG poteva limitarsi ad alcune delle prime parole che contiene: 'non riusciamo a comprendere'.

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